L’associazione Porta Nuova boccia il Piano di recupero del centro storico di Vasto.

Alessandro Biancardi

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VASTO. Un piano fantasma, che rischia di arrivare all’approvazione definitiva senza essere stato concertato e con evidenti problemi di metodo, ma anche di merito.

Così la pensa l’associazione civica Porta Nuova che boccia il Piano particolareggiato di Recupero del centro storico di Vasto, che dovrebbe essere adottato domani, martedì 22 marzo, dal Consiglio comunale.    Secondo l’associazione il piano rischia di passare nel silenzio e nell’indifferenza generale, nonostante la relazione di presentazione dichiari nel modo più enfatico “indispensabile quanto irrinunciabile” la partecipazione diretta dei cittadini.

«Il Piano – denuncia invece Porta Nuova - non è stato neppure pubblicato sul sito del Comune: per procurarselo occorreva essere amici, o amici degli amici, di qualcuno; non è stato discusso se non fugacemente in qualche rara adunanza cittadina; e ancor meno è stato discusso con i diretti interessati, gli abitanti del centro storico».

Ma non finiscono qui le critiche che l’associazione muove al Piano. Intanto ci sono problemi relativi al metodo utilizzato, che secondo l’associazione Porta Nuova non si può chiamare scientifico, in quanto nel Piano mancano: le fonti (indicate talora solo sommariamente); la bibliografia; le analisi autoptiche e/o di laboratorio delle murature e degli intonaci; i rilievi planivolumetrici delle singole unità abitative; la planimetria delle infrastrutture a rete; la carta archeologica.

 Ci sarebbero poi anche problemi di rispetto normativo, perché non sarebbe rispettato, se non in minima parte, quanto richiesto dal bando del 18.09.2007, il quale a sua volta fa riferimento alla legge regionale 18/1983.

 L’associazione Porta Nuova pone poi una critica nel merito: «Si riprende, per la zona di piazzale Histonium, ma senza citarlo, il Piano di Recupero di iniziativa privata a firma degli architetti Lorenzo Busico, Denis Pratesi e del geometra Vincenzo Silvestri per conto della ditta Immobiliare di San Salvo, depositato agli atti del Comune; quest’ultimo però teneva conto anche delle preesistenze archeologiche nell’intera area. Un’attenta lettura del suddetto piano di iniziativa privata avrebbe consentito altresì di cogliere un altro aspetto non secondario: gli edifici di Piazzale Histonium oggetto dell’intervento sono sottoposti a vincolo indiretto ai sensi del Dlgs 42/2004, e non possono essere modificati né nella forma né nel volume. Ciò che invece è previsto nel Piano comunale».

 Infine, l’associazione evidenzia problemi relativi alla proposta di trasformare il mercato coperto di Santa Chiara in un’area residenziale che sarebbe in contrasto con la stessa analisi socio-urbanistica presente nel Piano: nel centro storico non c’è bisogno di altre unità abitative, poiché quelle esistenti sono per lo più vuote o stanno per essere abbandonate. Il mercato coperto deve continuare ad esistere e a svolgere così la sua sperimentata funzione di interscambio tra il centro storico, l’entroterra e la campagna; una funzione centrale in ogni città storica. Anzi, va riqualificato e potenziato.

Non solo critiche ma anche una proposta da parte dei responsabili dell’associazione vastese: piuttosto che farlo crescere in altezza, vanno recuperati gli enormi ambienti delle cisterne romane che si trovano nel suo sottosuolo e che, a causa dell’assestamento della terra che le riempie, provocano sovente cedimenti nel manto stradale. Si renderebbe così, probabilmente, un grande servizio alla città.

 21/03/2011 14.01