«Case popolari, il bluff di Febbo»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. «La Regione Abruzzo non spende un euro per la riqualificazione del patrimonio residenziale pubblico ed anzi rende ancora più lunghi i tempi per l’utilizzazione dei proventi della vendita di alloggi Ater».

Lo sostiene Isidoro Malandra, ex presidente dell’Ater di Lanciano e rappresentante dell’associazione “OltreAbruzzi”, che contesta le dichiarazioni, al proposito, dell’assessore regionale Mauro Febbo

A sostegno delle sue dichiarazioni, Malandra illustra la normativa relativa alla vendita degli alloggi di edilizia residenziale, che in Abruzzo è disciplinata dall’articolo 4 della Legge regionale 76/10, che non fa altro che ribadire quanto previsto dalla legge nazionale, la 560/93. Questa stabilisce che i proventi delle alienazioni restano nella disponibilità degli enti proprietari e quindi delle Ater, le quali pagano le tasse allo Stato e alla Regione proprio in quanto proprietarie.

La Regione ha l’esclusivo compito di stabilire, anno per anno e su proposta delle Ater, la quota dei proventi che le stesse aziende territoriali dovranno obbligatoriamente destinare a reinvestimenti in edifici ed aree edificabili, riqualificazione ed incremento del patrimonio nonché ad opere di urbanizzazione socialmente rilevanti. Questa quota non può superare l’80% dei proventi poiché il 20% deve necessariamente essere destinato al ripiano dei deficit finanziari delle Ater.

Malandra aggiunge anche che la Direzione regionale competente aveva a suo tempo introdotto una prassi burocratica ed illegittima secondo la quale le Ater, che avrebbero dovuto godere di ampia autonomia, dovevano essere previamente autorizzate a spendere fondi di loro proprietà e per ottenere le autorizzazioni passavano mesi e mesi.  

«Nel 2009 – racconta l’ex presidente Ater - la Regione Abruzzo mette in atto un artificio di dubbia legittimità, spinta, sembra, dalla necessità di sottrarre ai creditori delle Ater più indebitate i fondi derivanti dalle vendite degli alloggi pubblici».

All’interno del Piano Casa viene introdotta una “norma di interpretazione autentica” del citato articolo 4 della L.R. 76/01 secondo cui tale articolo “deve interpretarsi nel senso che i proventi delle vendite degli alloggi… appartengono alla Regione” e i detti proventi, rimessi a disposizione delle Ater, diventano “erogazione di un finanziamento regionale per la riqualificazione del patrimonio abitativo pubblico”.

«Con questo escamotage – denuncia Isidoro Malandra - la Regione diviene proprietaria di fondi ricavati dalla vendita di beni non suoi! C’è però un’ulteriore beffa costituita dal fatto che, se prima le Ater dovevano attendere mesi per utilizzare propri fondi ma era sufficiente un nulla osta di natura amministrativa, ora la riassegnazione dei fondi deve essere approvata prima dalla Giunta regionale e poi dal Consiglio. In compenso le Ater, grazie ai commissariamenti infiniti – conclude Malandra - sono condannate all’ordinaria amministrazione e dunque all’immobilità. Altro che investimenti e qualità degli alloggi».

12/03/2011 15.47