Vendevano case che dovevano essere demolite, a giudizio due imprenditori

Alessandro Biancardi

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VASTO. Avevano venduto tre ville a un prezzo complessivo di oltre un milione e mezzo di euro ma si erano ‘dimenticati’ di dire ai compratori che quegli immobili non avevano alcun valore commerciale perché dovevano essere demoliti.

Una dimenticanza costata cara a due imprenditori, che ora dovranno comparire davanti al tribunale di Vasto per rispondere delle accuse di concorso in truffa e, in un caso, anche di falso. A finire nei guai sono stati Giovanni Bolognese, 65 anni, residente a Vasto e Francesco Penzi, 69 anni, residente a Maddaloni (Caserta).

I due erano diventati soci, alcuni anni fa, in una ditta di costruzioni chiamata Magnolia. Tra le diverse strutture realizzate, anche un bel complesso in via Santa Lucia, dove avevano costruito quattro villette circondate dal verde.

E’ stato facile, per loro, vendere almeno tre di queste strutture, per un valore totale di oltre 1.500.000 euro. Ma all’atto di vendita i due imprenditori hanno omesso di dire che quel complesso era colpito da un ordine di demolizione emesso dal Tribunale di Vasto per alcuni abusi edilizi, ed erano quindi privi di valore commerciale.

Ma non é tutto, perché al momento di firmare un atto di compravendita, in particolare, Bolognese e Penzi avrebbero attestato falsamente al notaio che il manufatto non era oggetto di provvedimenti sanzionatori. Da qui nasce l'accusa di concorso in falso che va ad aggiungersi a quella di truffa ai danni dei compratori delle villette. Bolognese e Penzi compariranno il 13 luglio prossimo davanti al giudice del Tribunale di Vasto Laura D'Arcangelo, per rispondere alle accuse mosse a loro carico. La procura di Vasto ha emesso per gli imputati il decreto di citazione diretta a giudizio.

I compratori raggirati si sono costituiti parte civile attraverso gli avvocati Angela Pennetta, Luigi Moretta e Alessandra Alimonti. Bolognese, ex amministratore comunale di Vasto, ha rivestito temporaneamente anche la carica di sindaco alla fine degli anni '90 quando il primo cittadino dell'epoca, Giuseppe Tagliente, lasciò in anticipo il mandato per candidarsi al Consiglio regionale.

 

10/03/2011 9.59