Scontri di Lanciano, il difensore dell’arrestato:«nessun coinvolgimento del mio assistito»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Non soltanto Stefano Bova, il 33enne di San Vito arrestato per gli scontri di sabato a Lanciano non ha mai partecipato alla rissa, ma si è allontanato appena ha sentito lo scoppio della bomba carta.

A sostenerlo è l’avvocato Isidoro Malandra, legale del giovane di San Vito che ieri ha ottenuto la libertà del suo assistito, in attesa del processo che inizierà il 28 aprile. Bova ha dunque dato al suo avvocato una versione completamente diversa rispetto a quella ricostruita dalla Polizia di Lanciano. In primo luogo Bova ha sostenuto che non si trovava insieme a un gruppo di una quarantina di militanti di Rifondazione, ma stava tornando a casa e vicino a lui c’erano altri ragazzi provenienti da fuori regione che neanche conosceva.

«Il mio cliente – precisa l’avvocato – non è neanche iscritto a Rifondazione comunista, mentre fa parte del locale Centro sociale».

Secondo quanto raccontato dal 33enne, tra l’altro, sono stati gli esponenti di Forza Nuova a iniziare a lanciare oggetti; a quel punto lui si sarebbe allontanato e avrebbe sentito da lontano lo scoppio della bomba carta. «Anche se resta da verificare – precisa ancora l’avvocato – se si sia trattato di bomba carta o di un petardo».

Nell’udienza di convalida di ieri al giovane non è stata formalmente contestata la rissa (secondo l’avvocato Malandra il reato è stato ipotizzato successivamente con un supplemento dì indagine della polizia) ma ‘soltanto’ il lancio di oggetti e le lesioni. «La polizia – aggiunge il legale – ipotizza l’uso di un oggetto contundente per rompere il lunotto dell’auto degli attivisti di Forza Nuova ma al mio cliente non è stato trovato nulla». Quanto poi al lancio della bomba carta – o del petardo – resta tutta da verificare, secondo Malandra, la dinamica dei fatti, anche in considerazione del fatto che la polizia ha ipotizzato un concorso di colpe ma, oltre a Bova, non è stato identificato nessun’altro responsabile.

Nell’udienza di ieri il pubblico ministero aveva chiesto i domiciliari, ma il giudice Francesco Marino, pur convalidando l’arresto, ha rimesso in libertà il 33enne.

Il pm aveva chiesto anche il giudizio immediato mediante processo per direttissima ma l’avvocato Isidoro Malandra ha chiesto i termini a difesa per poter studiare le carte e difendere il suo assistito. Il giudice ha accolto la sua richiesta e fissato l’udienza il prossimo 28 aprile.

A Stefano Bova sono contestati i reati di porto di ordigno ed esplosione in concorso con ignoti, danneggiamento aggravato e lesioni in concorso con ignoti. Una delle persone rimaste ferite, un esponente di Forza Nuova di Montesilvano, si è costituito parte civile nel processo.

ddc  08/03/2011 11.10