Chiesto ticket ad anziani malati in casa di riposo. La protesta dei familiari

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Le risposte dalla Asl non arrivano, le fatture sì: ai familiari viene richiesta la “compartecipazione” alla spesa per la degenza nelle Case di riposo, una retta di 32,80 euro al giorno, quasi quanto una mezza pensione a Rimini.

E così un malato psichiatrico con sindrome bipolare, in più malato di reni, tanto da essere costretto alla dialisi tre volte a settimana, dovrebbe pagare questa retta. Si tratta dell’ennesima segnalazione del parente di un ricoverato in una Casa di riposto, una vicenda simile a tante altre storie di altri istituti per anziani della provincia. Una situazione scaturita da provvedimenti regionali che impongono di richiedere il ticket.

Giusto un anno fa, un comitato di familiari dei pazienti ricoverati all’ex Convitto Paolucci (Gruppo Angelini) chiuso dopo l’intervento della Commissione senatoriale, scrisse una lettera al manager Asl di Chieti per sollevare dubbi e chiedere risposte, che però non sono arrivate.

Questi parenti erano d’accordo sulla necessità del rispetto della legalità nell’assistenza, ringraziavano il personale del Paolucci che aveva lavorato in condizioni molto difficili e dicevano: «prima ci avete detto che spostavate i nostri parenti malati in modo provvisorio, poi li avete riclassificati secondo patologie più leggere ed ora ci chiedete i soldi per la retta, una spesa insostenibile per le nostre famiglie. Fateci sapere che succede».

 Con molta preveggenza questi familiari (il Comitato dei familiari è meno numeroso, perché sono morti una ventina di ex ricoverati) avevano individuato il meccanismo infernale che sta provocando disagi incalcolabili a molte famiglie: quasi mille euro al mese di retta sono una cifra che pensionati o redditi fissi non si possono permettere. Ma questo avviene silenziosamente: l’ansia da risparmio nella sanità da parte dell’Ufficio del Commissario sembra non guardare in faccia nessuno e taglia l’assistenza ai più deboli.

Però non bisogna parlare di “taglio” o di “ticket”, si devono usare parole più morbide: «rimodulazione dell’assistenza», «riclassificazione dei malati», «compartecipazione alla spesa» da parte delle famiglie o dei Comuni (se le famiglie non ci sono), «nuovo tipo di assistenza». Forse a parole suona meglio, ma è sempre un dramma nel dramma. Intnto la Asl non risponde ed i politici preferiscono affiggere manifesti pubblicitari.

s.c.  07/03/2011 9.38