Sima. Altra denuncia per usura contro la finanziaria lancianese

Alessandro Biancardi

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CHIETI. La Sima viene chiamata in causa in un'altra denuncia di una imprenditrice nel settore tessile della provincia teatina costretta a chiudere i battenti.

La Sima è una finanziaria lancianese, ora in liquidazione, operante da anni sul territorio abruzzese e poi cancellata (per ora, pende un ricorso) dall’albo ministeriale delle finanziarie dopo un’ispezione di Bankitalia che ha accertato tassi di interesse maggiori della soglia stabilita per legge, nonché irregolarità macroscopiche e controlli nulli. Fino al 2004 la banca di Lanciano e Sulmona era azionista di maggioranza con il 60% delle quote, mentre ora possiede solo una piccola percentuale come anche la banca Serfina ed altri piccoli azionisti.

Nelle varie denunce che coinvolgono la Sima ci sono molti elementi di analogia come la modalità di restituzione del prestiti attraverso assegni postdatati, la velocità nelle istruzioni di una pratica per l’accesso al credito (talvolta erogati seduta stante o in un solo giorno) e l’intermediazione di un broker esterno alla società (che spesso prendeva una propria percentuale direttamente dal cliente). In questa storia, però c’è una novità che riguarda il comportamento del broker (non dipendente della Sima) solito chiedere una “tassa” per la rapidità nell’istruire la pratica nella finanziaria Sima.

La malcapitata è una imprenditrice che nel 2009 ha denunciato tutto ai Carabinieri di Pescara che svolgono le indagini da mesi. Tramite l’intermediario in questione, la signora voleva accedere ad un mutuo ipotecario presso una banca, poi ottenuto. «Un mutuo del tutto regolare», secondo il legale della donna Daniele Cozza. Ma per accedere a tale mutuo, il broker avrebbe chiesto una percentuale del 3% sull’intero importo. La donna, gravata dai troppi debiti, non aveva denaro contante da versare al broker.

L'uomo, al fine di incassare immediatamente il proprio compenso, porta l'imprenditrice presso gli uffici della Sima Spa a Lanciano invitandola a prendere un prestito. Erano le tre di venerdì pomeriggio ma il prestito le venne subito accordato e consegnato in quel momento, riferisce il difensore.

«Si tratta di una anomala procedura di finanziamento», continua Cozza, «laddove senza firmare alcun contratto si otteneva denaro contante previa consegna di assegno a garanzia, con scadenza a soli quattro mesi, comprensivo di interessi più che onerosi». La somma ottenuta era superiore all’importo che la signora avrebbe dovuto corrispondere al broker come “parcella” per l’ottenimento del primo mutuo.

Naturalmente l’imprenditrice, come negli altri casi denunciati, avrebbe ottenuto la somma richiesta previa emissione di assegni postdatati a garanzia, che comprendessero anche questi ulteriori oneri in favore della finanziaria, il tutto da restituire in quattro mesi.

«Con la generale crisi economica», ha spiegato il legale a PrimaDaNoi.it, «si è vista costretta sempre più a ricorrere al credito presso istituti di credito locali, con applicazione di tassi di interesse vertiginosi che l’hanno costretta a chiudere i battenti».

Ad oggi, in attesa della chiusura delle indagini preliminari, l’imprenditrice si è rivolta alla Sos Utenti, associazione di consumatori che si occupa principalmente di tutela in ambito di rapporti bancari anomali, e con l’ausilio dell’avvocato Cozza del Foro di Chieti sta preparando tutte le azioni del caso per la restituzione di tutti gli indebiti ed il risarcimento del danno patito.

m.r. 05/03/2011 9.17