Banca mette sul lastrico grande azienda teatina, da tre anni indaga la Procura

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Un’altra finanziaria è al centro di un’indagine della procura, questa volta di Chieti, per presunta estorsione ed usura dopo la denuncia di una delle famiglie imprenditoriali più in vista di Chieti.

Dopo la Sima spa, spunta la vicenda, già nota in città, che vede coinvolta la famiglia di un imprenditore edile teatino e una finanziaria della stessa zona, ora diventata banca. Una delle poche finanziarie nel circondario, forse l’unica, ad aver compiuto il grande passo.

Da almeno dieci anni, in diverse occasioni, il noto imprenditore si era rivolto alla finanziaria chiedendo tanti piccoli prestiti, praticamente ad ogni stato di avanzamento lavori nei cantieri, fino a totalizzare un ammontare di quasi 1mln di euro.

Ma qualcosa non torna ad alcuni familiari della nota azienda teatina. Così la vicenda approda in procura grazie alla denuncia della figlia e del genero dell'imprenditore che descrivono i rapporti ultradecennali con la banca come «anomali ed eccessivamente onerosi».  

«La ditta è stata fatta fallire dalla banca», ha detto il legale della azienda, Daniele Cozza, a PrimaDaNoi.it (scegliendo di non fornire i nomi), «che poi si è rivalsa sui familiari ai quali aveva fatto firmare delle fidejussioni in bianco, così la somma da restituire di 100 mila euro è diventata 500 mila euro per esempio. Non solo- ha continuato- la banca ha distratto a suo favore i soldi che la famiglia, invece, rimetteva per ripianare il proprio debito».

E’ molto abbottonato il legale che però fa intendere l’esistenza di una storia complessa, interessante e scandagliata da tre anni dalla Procura di Chieti che a breve dovrebbe chiudere le indagini.

I BENI DELLA FAMIGLIA SALVATI DALL’ASTA

Nel frattempo, mentre la Procura svolge le indagini, con un decreto ingiuntivo, provvisoriamente esecutivo promosso dalla banca, gli immobili della famiglia verrebbero messi all'asta ma a quel punto la figlia dell'imprenditore si rivolge alla Prefettura per richiedere la sospensione (ex art. 20 della L 44/1999) e la concessione del fondo per le vittime di estorsione.

Questa normativa prevede la sospensione per 300 giorni di tutte le procedure esecutive a carico di chi sia vittime di usura e/o estorsione.

Alla richiesta viene dato il parere favorevole della Prefettura e del presidente del Tribunale di Chieti, e proprio in questi giorni è stata rinnovata la sospensione per la terza volta, bloccando in tal modo una esecuzione immobiliare per ulteriori 300 giorni.

Questo ulteriore rinnovo è un grande sollievo perché la famiglia della denunciante potrà usufruire di altro tempo, senza l'incubo di un'asta imminente, in attesa dell'esito dell'indagine penale e per svolgere le azioni risarcitorie del caso nei confronti del locale istituto di credito.

«In realtà questo ulteriore rinnovo rappresenta la fondatezza dei fatti denunciati da questa signora», scrive l’avvocato Cozza, «la quale ha trovato il coraggio di esporre all’attenzione dell’autorità giudiziaria tutta una serie di episodi estorsivi che hanno condotto gravi ripercussioni economiche alla sua azienda». Intanto l’avvocato della famiglia sta preparando una serie di azioni legali per recuperare i soldi dalla banca.

m.r. 02/03/11 11.05