Francavilla, canoni enfiteutici non riscossi: danno erariale da 1,2mln

Alessandro Biancardi

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Francavilla, canoni enfiteutici non riscossi: danno erariale da 1,2mln
FRANCAVILLA. Un danno erariale di circa 1milione e 200mila euro per le casse del Comune di Francavilla al mare.

Lo ha accertato un’indagine del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Chieti, comandata dal colonnello Gabriele Miseri, che ha rimesso un’ampia informativa al pm Giuseppe Falasca. I responsabili del buco (quasi due miliardi e mezzo delle vecchie lire) sono quegli amministratori comunali, in particolare gli assessori, che hanno fatto prescrivere o non hanno riscosso i canoni enfiteutici.

Si tratta di quegli affitti che gravano su alcuni terreni comunali, poi diventati di proprietà di singoli cittadini. In pratica però questo canone si deve pagare sia che si tratti di terreni nudi o edificabili oppure edificati: in questo caso pagano anche le costruzioni realizzate su quei terreni.

 A Francavilla questo non è avvenuto per tutti.

Adesso spetta al pm formalizzare i provvedimenti da adottare, ma al di là di ogni altra decisione è obbligata la strada della Corte dei Conti che chiederà agli ex assessori di pagare di tasca loro per le “condotte abusive” che hanno prodotto il danno. L’inchiesta è una delle tante attivate dall’amministrazione Di Quinzio, attraverso una segnalazione dell’allora direttore generale Antonio Infantino, entrambi preoccupati del deficit pauroso lasciato dalla Giunta Angelucci nelle casse del Comune. Le indagini della GdF di Chieti del colonnello Paolo D’Amata, molto attiva contro gli sprechi della Pubblica amministrazione, avrebbero trovato traccia di comportamenti amministrativi che allungavano la riscossione del tributo fino a farlo cadere in prescrizione. Di qui il danno erariale. La vicenda è molto complessa e si intreccia con un’altra storia: l’amministrazione Angelucci aveva affidato ad una società esterna il censimento e la riscossione di questi canoni, riconoscendo un aggio del 10% sul riscosso, allora stimato in circa 2 milioni di euro.

All’improvviso però, una delibera della stessa Giunta abbassò notevolmente il valore di questi canoni, il che provocò le proteste di questa società incaricata che vedeva assottigliarsi notevolmente il guadagno. Alla protesta seguì anche un ricorso al Tar Pescara per far annullare questa delibera che abbassava il valore dei canoni, in controtendenza anche con i criteri definiti dalla Regione. Il tutto con una gestione “paternalistica” della riscossione da parte dell’amministrazione Angelucci, perché erano impegnati e retribuiti in questa attività di censimento e di riscossione anche personaggi legati da parentela all’amministrazione comunale. Ora con la Corte dei conti che bussa a denari (e a Francavilla non è la prima volta, visti i 4 milioni e mezzo richiesti per il prestito della Banca Ifis), si comincia a capire il perché dello stato di sofferenza delle casse comunali.

Sebastiano Calella  01/03/2011 8.44