Carichieti, i sindacati: «nuova direzione, vecchi metodi»

Alessandro Biancardi

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ROBERTO SBROLLI

ROBERTO SBROLLI

CHIETI. I sindacati avevano chiesto venti giorni fa un incontro con la Fondazione Carichieti per fare il punto della situazione dopo le dimissioni di Francesco Di Tizio, direttore generale, e l'inizio della nuova era targata Roberto Sbrolli.

Ma a quell'invito, dicono adesso Francesco Trivelli (Fisac/Cgil Abruzzo), Ruggero Aducchio (Fabi), Claudio Bellini (Fiba/Cisl), Paolo Benini (Ugl.credito), Cesare De Sanctis (Uil.ca), non è mai arrivata alcuna risposta. Le sigle sindacali che firmano il documento si dicono preoccupate perché alle intenzioni dichiarate di cambiamento radicale con i metodi del passato non corrisponono azioni chiare che siano coerenti con gli annunci.

«Questa inopportuna scelta», dicono compatte le organizzazioni sindacali, «evidenzia la mancanza di volontà da parte della proprietà dell'Istituto di voler aprire un confronto trasparente con le parti sociali. Tale modalità rientra a pieno titolo nelle corrette relazioni industriali e, ancor di più, in presenza di eventi che hanno portato alle dimissioni del Direttore Generale, Di Tizio e alla conseguente situazione venutasi a creare all’interno del Gruppo Carichieti».

Durante l'incontro riservato a tutti i Capi Servizio ed ai Dirigenti dell'azienda, il presidente del  Consiglio di Amministrazione della Carichieti spa, in presenza del presidente della Fondazione Carichieti, ha assicurato che «l’uscita del direttore generale avrebbe coinciso con una nuova gestione caratterizzata da trasparenza e coinvolgimento del personale, unita alla piena disponibilità dei vertici della Carichieti a dare ascolto a tutti».

Una posizione confermata nove giorni fa anche dal nuovo dg, nel corso della sua prima uscita pubblica. In quel caso Sbrolli ha assicurato: «Vogliamo essere trasparenti in tutto», «vogliamo dialogare con i giornalisti e mostrare i documenti», «vogliamo comunicare all’esterno tutto quello che facciamo con un responsabile della comunicazione».

E adesso i sindacati si domandano perchè loro non abbiano ricevuto ancora risposta o avuto possibilità di un incontro diretto e chiarificatore anche a seguito di «certe notizie stampa» che avrebbero creato preoccupazione.

E il riferimento è probabilmente ai guai della Flashbank e la fusione con la Carichieti stessa.
«Le lavoratrici ed i lavoratori della banca», scrivono le organizzazioni sindacali, «i loro rappresentanti, come la stessa clientela, hanno la necessità ed il diritto di conoscere e riscontrare i segni tangibili del cambiamento gestionale unitamente ad un adeguato piano industriale che permetta di assicurare alla banca il mantenimento dell'auspicata autonomia. A tutt'oggi non risultano evidenti segnali di cambiamento rispetto alla passata gestione».
I rappresentanti dei sindacati parlano di «ingerenze esterne» nella gestione della banca e sul personale, «nei confronti del quale, si prefigurano comportamenti lesivi sul piano giuridico e costituzionale».
«E’ evidente che, in mancanza di un confronto costruttivo con le organizzazioni sindacali scriventi, per affrontare i temi relativi alla controllata Flash bank, alla tenuta occupazionale, alle prospettive future del Gruppo Carichieti, alla gestione del personale e alle libertà sindacali e costituzionali, le stesse attueranno tutte le iniziative possibili, a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori, della clientela e dell'azienda stessa».

23/02/2011 14.03