Guardia di Finanza scopre giro di falsi fallimenti, denunciati 5 imprenditori a Vasto

Alessandro Biancardi

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VASTO. Le indagini sono partite circa un anno fa dopo una segnalazione del tribunale fallimentare alla Procura della Repubblica. Da quel momento è partito il lavoro degli uomini della Finanza di Vasto, diretti dal capitano Luigi Mennitti.

VASTO. Le indagini sono partite circa un anno fa dopo una segnalazione del tribunale fallimentare alla Procura della Repubblica. Da quel momento è partito il lavoro degli uomini della Finanza di Vasto, diretti dal capitano Luigi Mennitti.

Un lavoro certosino e impegnativo per ricostruire vita e morte di alcune società della città, di cui però gli investigatori preferiscono non fare i nomi.

L'attenzione degli inquirenti si è focalizzata quindi su 5 aziende fallite che operavano nel vastese, e sono state denunciate complessivamente 8 amministratori.

Il reato di cui devono rispondere è quello di bancarotta fraudolenta. I militari hanno infatti accertato la distrazione dall’attivo dell’azienda e, quindi, il fallimento in danno dei creditori, di 3,8 milioni di euro.

Il passivo delle aziende fallite complessivamente accertato dai vari curatori fallimentari, nominati dal Giudice delegato supera i 5,5 milioni di euro.

I responsabil, denunciati all’Autorità Giudiziaria, in caso di condanna incorreranno nella pena prevista per tale reato: la reclusione da tre a dieci anni e l’inabilitazione decennale all’esercizio di un’impresa commerciale nonché all’esercizio di uffici direttivi presso qualsiasi impresa.

L'indagine che ha riguardato queste cinque aziende, tutte distinte tra di loro e senza alcun collegamento, è terminata ma il capitano Mennitti conferma a PrimaDaNoi.it che i suoi uomini stanno lavorando ad altrettanti casi per i quali l'attività d'indagine è ancora in corso.

«Troppo spesso il ricorso al fallimento costituisce un comodo rifugio giuridico a cui spregiudicati imprenditori ripiegano per evitare di assolvere i loro obblighi verso i creditori», spiega Mennitti.

«Si tratta di una parte del mondo imprenditoriale che scredita l’intera categoria e che pone in essere una serie di atti illeciti fraudolenti negli anni immediatamente antecedenti (uno o due) alla dichiarazione di fallimento».

In quel lasso temporale gli imprenditori fraudolenti svuotano le loro aziende delle merci, dei beni strumentali e delle altre risorse finanziarie.

In alcuni casi, aprono nuove aziende alle quali trasferire il know-how, i beni strumentali ed alcuni dipendenti (specie quelli strategici) per poter proseguire con altra denominazione ed autonomia patrimoniale (formalmente non aggredibile dai creditori dell’azienda insolvente).

Le merci ed, a volte, i beni strumentali vengono poi immessi nel circuito del commercio illegale (sottratto agli obblighi di fatturazione ed all’imposizione), a prezzi sicuramente concorrenziali in quanto notevolmente al di sotto di quelli di mercato, distorcendo le regole della concorrenza e ponendo in difficoltà oltre che i loro fornitori/creditori, anche le altre aziende che operano nel medesimo settore merceologico.

 19/02/2011 9.41