Sima, parabola discendente di una finanziaria: «tassi da usura e irregolarità macroscopiche»

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Irregolarità contabili macroscopiche, controlli praticamente nulli, operazioni sospette, tassi usurari.

LANCIANO. Irregolarità contabili macroscopiche, controlli praticamente nulli, operazioni sospette, tassi usurari.

È la storia finita male di una finanziaria di Lanciano, la Sima spa,  legata alla Banca popolare di Lanciano e Sulmona e alla Banca Serfina.

I guai sono arrivati tutti insieme con una ispezione della Banca d'Italia durata due mesi, da aprile a giugno del 2009, alla quale ha fatto seguito un decreto di cancellazione dall’albo delle finanziarie del Ministero dell'Economia e delle Finanze.

 In poche parole la società che si occupava anche della cessione del quinto dello stipendio e di finanziare imprenditori a tassi molto elevati è sparita il 9 aprile 2010.

Come capita spesso, il silenzio e la discrezione ha avvolto la vita e la morte di questa società nata nel 1992 e obbligata a chiudere. E' stata messa in liquidazione lasciando a piedi i dipendenti ed alcuni creditori che da allora non sono riusciti più rintracciare i vecchi proprietari.

E’ una storia per certi versi tutta da chiarire e che si sta scrivendo in alcune procure e palazzi giudiziari: quello che è certo sono le pagine scritte dagli ispettori della Banca d'Italia e del Ministero che fanno intuire una realtà tutt'altro che tranquilla.

Dalla sede centrale a corso Trento e Trieste a Lanciano, la Sima è riuscita ad avere un portafoglio di clienti molto vasto in molte zone della regione, alcuni dei quali però non hanno gradito il trattamento riservato loro. Qualche imprenditore pare abbia avuto non pochi problemi per restituire il finanziamento concesso visti i tassi molto elevati e certe pratiche giudicate non corrette.

La finanziaria risulta iscritta nel registro delle imprese di Chieti il 3 dicembre del 2005 e pare non rispettasse la normativa antiriciclaggio sia per le operazioni effettuate direttamente, sia per quelle poste in essere per mezzo della rete di vendita, spesso non venivano effettuate nemmeno le prescritte registrazioni nell'archivio unico informatico delle operazioni di bonifico.

«In particolare dai riscontri effettuati in sede ispettiva», si legge nella relazione della Banca d’Italia, «con riferimento al periodo 1 gennaio 2008 - 30 aprile 2009 non sono risultati registrati nell'archivio informatico 96 rapporti continuativi e 97 movimenti per complessivi € 3.365.000 relativi ai finanziamenti diretti a persone fisiche. Non sono stati registrati poi 39 rapporti e 84 operazioni per un valore di 4 milioni e mezzo concernenti impieghi verso attività produttive. Inoltre mancano all'appello anche 17 rapporti e 36 operazioni riferibili a sconti commerciali con un valore di quasi 2mln di euro. Non sono risultati registrati nemmeno bonifici in entrata (105 per un  valore di 9 milioni di euro) relativi ad operazioni di cessione del quinto».

Omissioni macroscopiche difficilmente spiegabili con semplici sviste.

«Dall'esame di 142 prestiti diretti a persone fisiche e ad aziende erogate tra il 2008 e l'aprile 2009», si legge nel rapporto, «è emersa l'applicazione di tassi di interesse superiori alla soglia di usura in 92 casi».

La relazione finale degli ispettori della Banca d’Italia elenca le contestazioni alla finanziaria e critica anche il ruolo del collegio sindacale che «non ha effettuato controlli sull'osservanza della normativa in materia di usura e di antiriciclaggio, nè ha provveduto a verificare la regolare amministrazione dell'azienda»

La particolarità della finanziaria era quella di richiedere a garanzia dei prestiti erogati assegni bancari postdatati; ne sono stati trovati un bel numero per un valore di circa 2 milioni di euro che non venivano contabilizzati in nessun modo.

Altra stranezza rilevata dalla Banca d'Italia è che, nonostante dalla fine delle 2004 la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona avesse ceduto la quota di maggioranza della Sima «lo statuto sociale indica ancora la società come appartenenti al gruppo bancario Banca Popolare dell'Emilia-Romagna».

IL MINISTERO PROCEDE ALLA CANCELLAZIONE DELL'ALBO

Poiché per svolgere attività di concessione di finanziamenti bisogna sottostare alle leggi del testo unico bancario, il Ministero ravvisate le gravi anomalie ha deciso di procedere alla cancellazione dall'albo delle finanziarie della società con sede a Lanciano per mancanza di requisiti minimi.

I vertici della Sima hanno provato in qualche modo a difendersi ma le loro argomentazioni sono risultate molto deboli e non hanno convinto il Ministero. Nel decreto che ne stabilisce la cancellazione dall'albo, infatti, si evince come la Sima non abbia mai nemmeno provato a smentire l'esistenza delle irregolarità contestate ma abbia evidenziato come le violazioni rilevate assumevano in realtà natura esclusivamente formale e non sostanziale, oltre che essere prive del carattere di gravità. La Sima aveva poi fatto notare come si fosse già attivata per rimuovere le anomalie riscontrate, peccato che tutto era avvenuto solo dopo i controlli.

Con la cancellazione dall'albo la finanziaria è stata messa in liquidazione e gli uffici di Corso Trento e Trieste sono rimasti sbarrati. I dipendenti sono stati licenziati e chi ha deciso di fare causa pare abbia riscontrato seri problemi nell'individuare un indirizzo utile per le notifiche.

La vicenda è solo all'inizio poiché la chiusura è diventata operativa verso la fine dello scorso anno. Intanto pendono due ricorsi al Tar del Lazio, uno della Sima spa in liquidazione e l'altro di alcuni soci.

Al momento dello scioglimento la Sima aveva un capitale sociale dichiarato  di 780mila euro. Tra i proprietari in possesso di azioni vi sono la Banca popolare di Lanciano e Sulmona e la Serfina Banca spa  che hanno una quota minoritaria.

a.b.  18/02/2011 9.14