Villa Pini. Le sculture non ci sono più: è davvero finita l’era di Angelini

Alessandro Biancardi

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VILLA PINI BUSTI

VILLA PINI BUSTI

CHIETI. Sembra più grande, ma soprattutto molto diverso, il salone d’ingresso di Villa Pini.

Da ieri pomeriggio non ci sono più i busti in bronzo di Guido Angelini e di sua moglie, i fondatori della clinica. Piove.

Da quando è ripresa l’attività non si trova più posto davanti all’ingresso di Villa Pini. Anche se è pomeriggio, le auto nel viale sono aumentate, devi parcheggiare un pò più in là e arrivi bagnato alle porte automatiche della clinica. Il corridoio d’accesso è deserto, così come l’ampio salone della reception. Il bar però è aperto: l’immagine è familiare, ma c’è qualcosa che nell’insieme non torna. Ti prende un leggero senso di spaesamento, avverti che manca qualcosa e quasi non ti orienti: hai sbagliato indirizzo? Poi realizzi in un attimo: non sei più a Villa Pini di Enzo Angelini, anche se questo si sapeva già da metà febbraio e poi dall’asta del 24 agosto e per il prossimo futuro forse dal primo ottobre, quando dovrebbe scattare l’affitto a Nicola Petruzzi. Ma è dalle prime ore di ieri pomeriggio che fisicamente, o meglio visivamente, la clinica ha voltato pagina: sono scomparsi i due busti in bronzo di Guido Angelini e della moglie, Maria Domenica Di Battista. Le sculture in bronzo dei genitori di Enzo Angelini, dono dei dipendenti della clinica, non osservano più quello che succede (ed è successo) nella struttura che hanno creato e fatto crescere.

VILLA PINI INGRESSO CON I BUSTI VILLA PINI INGRESSO SENZA BUSTI

 

GUIDO ANGELINI: L’EMINENZA DI CHIETI IN UN MAGAZZINO

Ora si trovano accantonati in una specie di magazzino, faccia al muro e quasi in castigo, in attesa di una diversa collocazione e forse della vendita all’asta, visto che nessuno le ha reclamate. Qualche mano pietosa ha ricoperto con un lenzuolo bianco le due sculture, come si fa per le vittime di un incidente. A dire il vero, sembra che il curatore abbia fatto chiedere ad Enzo Angelini se era interessato a riprendersi queste due sculture. Ma ha ricevuto un no, forse motivato dal fatto che a lui queste opere – pur di uno scultore importante - non sono mai piaciute. Molti ricordano infatti che soprattutto la madre rimase coperta per anni, prima di essere esposta al pubblico. Un no comunque strano e segno dello stress di Enzo Angelini, di cui si ricorda la venerazione per il padre Guido spiegata da alcuni aneddoti illuminanti. Come quando, durante una campagna elettorale regionale, Enzo si dava da fare con gli addetti alle affissioni dei manifesti della Dc, di cui il padre era candidato ed esponente non secondario. Quando si doveva attaccare un manifesto nuovo sopra quello vecchio di Guido Angelini,con tanto di passaggio di colla attinta da un secchio, Enzo diceva: “scusa papà”.

IL DESTINO DEI POTENTI, AMATI SOLO QUANDO HANNO SUCCESSO

Ora lo sguardo severo della madre ed il baffo accattivante del padre guardano il muro, chissà perché sistemati così, come una presenza ingombrante. Eppure anche loro sono vittime di questa storia in un destino comune a molti potenti. Osannati e pieni di amici interessati o di “clienti” nel momento del potere, dimenticati e messi da parte dopo la morte o quando cambia il vento. Per fortuna che c’è lo stadio di Chieti a ricordare il presidentissimo Guido Angelini che per oltre 15 anni (fino al 1977) guidò la squadra di calcio neroverde in campionati memorabili, quasi a sfiorare la serie B. I tifosi più vecchi spiegano a quelli più giovani le campagne acquisti di giocatori importanti all’Hotel Gallia di Milano: allora la stretta di mano di “don Guido” valeva più di un bonifico bancario. Altri tempi. Ma stesso destino ingrato anche subito dopo la morte di questo GUIDO ANGELINIpersonaggio, avvenuta nei primi anni ‘80.

Folla ai funerali, pochi amici – una decina - alla messa della “riuscita” nella Chiesa della SS. Trinità. Ed ora il silenzio e l’oblio di un magazzino. Unica traccia della loro presenza, ma anch’essa destinata a scomparire in pochi giorni dopo alcuni lavaggi del pavimento, i segni delle due semicolonne che reggevano le sculture.

L’utente in fila per pagare il ticket o prenotare una visita medica, calpesterà distratto questa storia “anche se senza la sua fede incrollabile, senza la sua immane fatica questa struttura non sarebbe esistita”, si legge sotto il busto di Maria Domenica Di Battista. E “homo sum humani nihil a me alienum puto” dice invece Guido Angelini, con una citazione latina famosa: “sono un uomo e nulla che riguardi gli uomini mi è estraneo”. Il che è quasi un presentimento: le disgrazie di Villa Pini sono forse iniziate quando si è perso di vista questo “consiglio” antico.

Sebastiano Calella  11/09/2010 10.07

DE GREGORIO (UGL):«DON GUIDO ONESTO E GIOVIALE, UOMO D’ALTRI TEMPI»

Il segretario della Ugl di Chieti, Leonardo De Gregorio, sembra non essere d’accordo con chi vede la rimozione dei busti come la «fine di un impero» e come conferma del fatto che «chi perde ha sempre torto»

«Vorrei ricordare la correttezza, la giovialità e l'onestà di un certo Guido Angelini, detto Don Guido», Spiega il segretario Ugl, «il quale seppur preso da altri impegni che non erano quelli di conduzione della Casa di Cura dove primeggiava una donna solida e caparbia, ma sempre sul posto di lavoro, mi riferisco alla sua consorte, non disdegnava qualche suo intervento sulla politica aziendale. Correva l'anno 1970 e l'allora sindacato CISNAL, oggi UGL, a ridosso delle feste pasquali, dopo aver costituito una Rappresentanza Sindacale Aziendale, apriva un contenzioso con l'Amministrazione della Casa di Cura Villa Pini per regolarizzare i turni di lavoro, gli orari e le ferie del personale. Si era all'inizio di una forte protesta che doveva culminare con uno sciopero proprio il giorno di Pasqua. La sede sindacale della CISNAL in quegli anni era ubicata in Via Arcivescovado di Chieti», ricorda De Gregorio, «ed una mattina, all'insaputa di tutti, si presentava presso i nostri uffici  Don Guido il quale, con il solito soprabito sulle spalle, così amava indossarlo, rivolgendosi all'allora Segretario della CISNAL Don Alfonso, così lo chiamò, si sedette e subito entrò in argomento per ascoltare i dettagli della vertenza aperta. Sono bastati pochi minuti per raggiungere l'intesa e per ascoltare le richieste venute dai lavoratori, o meglio, dai suoi collaboratori perchè così desiderava chiamare il personale della sua Clinica. Altri tempi, altri personaggi che si rispettavano seppur su fronti contrapposti ma attenti a rispondere ed esaudire i desideri di lavoratori che hanno contribuito a far crescere una Casa di Cura che, purtroppo, in questo ultimo periodo, è stata all'attenzione per problematiche certamente poco dignitose».

 

11/09/2010 19.00