Sevel, dopo la rottura con i vertici aziendali anche i sindacati si spaccano

Alessandro Biancardi

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   Sevel, dopo la rottura con i vertici aziendali anche i sindacati si spaccano
ATESSA. Ancora uno stop allo sviluppo della Sevel. Dopo la rottura con i vertici aziendali, infatti, si registra anche una spaccatura tra i sindacati, che complica ulteriormente le trattative per il rilancio aziendale dello stabilimento Fiat di Atessa.

L’accordo per l’assunzione di trecento lavoratori a termine sembrava cosa fatta, ma poi all’ultimo momento tutto è saltato

I sindacati avevano tuttavia lasciato uno spiraglio che poteva portare a un’intesa, ma negli ultimi giorni le trattative si sono ulteriormente congelate.

Lunedì scorso, in particolare, gli iscritti alla Fiom Cgil della Sevel si sono riuniti insieme alle strutture provinciali, regionali e nazionali e hanno valutato negativamente il comportamento della direzione aziendale, con particolare riferimento al fatto di aver cercato e sottoscritto un verbale d’intesa sulla gestione del fabbisogno produttivo per l’anno 2011 con la sola Fismic (che in Sevel ha 3 Rsu su 45).

Risultato: la Fiom Cgil nella giornata di oggi presenterà la richiesta d’assemblea alla direzione aziendale.

L’assemblea si dovrebbe svolgere venerdì 18 febbraio e servirà ad avviare un confronto con i lavoratori che, insieme alle Rsu, dovranno assumere decisioni in merito alle ultime prese di posizione della Fiat.

Un’assemblea, però, alla quale con ogni probabilità parteciperà solo la Rsu Fiom, visto che gli altri sindacati hanno ‘declinato’ l’invito.

Infatti, la protesta della Fiom Cgil ha avuto negli ultimi giorni un’accelerazione anche a causa della rottura con gli altri sindacati che, ad eccezione della Fismic, non avevano firmato l’intesa con la Sevel per il piano produttivo 2011 e sembravano disponibili a una ‘collaborazione’ per salvaguardare i diritti dei lavoratori.

Nella giornata di ieri, però, tramite comunicati sindacali la Fim e la Uilm hanno chiarito alla Fiom di non essere disponibili ad una riunione della Rsu Sevel per analizzare i fatti accaduti durante l’incontro sindacale della scorsa settimana e programmare un assemblea retribuita per informare i lavoratori su quanto accaduto.

«Questo atteggiamento – sottolinea in una nota la Fiom Cgil - non è giustificabile, soprattutto a seguito delle dichiarazioni dell’Ad Marchionne durante l’audizione alla Camera dei Deputati».

Marchionne avrebbe infatti affermato con estrema chiarezza che in Sevel è stata raggiunta un’intesa sindacale con la firma di una sola sigla sindacale.

«Questo fatto – prosegue la segreteria provinciale del sindacato - noi lo riteniamo di estrema gravità, siamo convinti che le altre sigle sindacali, non firmatarie di quell’intesa devono far sentire la loro voce; devono dire a Sevel che non può esserci un’intesa siglata da 3 rsu su 45; devono insieme alla Fiom convocare l’assemblea dei lavoratori per mettere in campo una serie di iniziative tese a far cancellare quell’intesa e scriverne un'altra per gestire la salita produttiva 2011 pulita dalle vergogne di Pomigliano e Mirafiori».

Accordo che, però, per il momento non è stato raggiunto: «Se tutto questo, Fim, Uilm e Ugl non lo faranno – conclude secca la nota della Fiom - vuol dire che, di fatto, sono d’accordo con la Fiat, con Sevel e con Marchionne».

LE POSIZIONI DI UILM E FIM: C’ERA GIA’ UN ACCORDO SUI SABATI STRAORDINARI

Non si sono fatte attendere le dichiarazioni degli altri sindacati in merito a quanto sta avvenendo nella Sevel di Atessa.

In particolare la Uilm e la Fim chiariscono la loro posizione in merito al mancato accordo sul rilancio occupazionale di trecento lavoratori. Accordo saltato a causa di una clausola, imposta dall’azienda, che impediva l’organizzazione degli scioperi nei sabati straordinari (sette giornate per turno tra marzo e maggio), pena pesanti sanzioni che potevano arrivare al licenziamento.

«Marchionne - sostiene Nicola Manzi, segretario provinciale di Chieti della Uilm-Uil - è ingrato quando accusa i sindacati della Sevel di non aver firmato l'accordo sui sabati straordinari. Per 30 anni - aggiunge Manzi - i sindacati hanno accompagnato la crescita dell'azienda e in merito ai 7 sabati straordinari non c'era nulla da firmare, in quanto già previsti dal contrato nazionale, e, in ogni caso, apprezzati dai lavoratori, in quanto significava un segnale di ripresa. Sulla Sevel – conclude il sindacalista - è ora di spazzare via le polemiche e di pensare ai lavoratori e al futuro. Anzi, Marchionne porti in Sevel ulteriori investimenti».

La pensa in modo simile anche la Fim: «La Fim-Cisl non ha firmato la proposta della Sevel sui 7 sabati lavorativi – precisa Domenico Bologna, segretario provinciale di Chieti - perché essi sono già frutto di un accordo unitario firmato anni fa e pertanto non poteva essere richiesta nessuna clausola di salvaguardia posteriormente alla firma dell'accordo in vigore».

Bologna spiega, al proposito, anche perché non ha accettato il confronto con la Fiom: «Per questo motivo non abbiamo firmato – sottolinea - e per lo stesso motivo decliniamo l'invito della Fiom a fare una riunione di Rsu e un'assemblea dei lavoratori per parlare di un accordo ormai consolidato. Crediamo – aggiunge il segretario della Fim - che nelle prossime settimane, anche con l'apporto delle segreterie nazionali, dovremo portare al tavolo la Sevel per far una nuova trattativa che porti a rivedere i salari e anche i livelli occupazionali, cercando di recuperare l'intera generazione rimasta fuori, oltre mille precari, dopo la crisi. Il fatto che in Sevel si torni a parlare dopo due anni di riassunzioni è sicuramente un segnale in controtendenza rispetto al resto d'Italia e del territorio dove la disoccupazione è in aumento e dove la media è nettamente superiore a quella nazionale. Pertanto questo riequilibrio tra trasferisti e nuove assunzioni, pur essendo insufficienti per dare una risposta ai tanti ex lavoratori della Sevel – conclude Bologna - è un primo passo che va giudicato positivamente».

16/02/11 9.49