Asl Chieti: il deficit diminuisce, ma il futuro dell’assistenza è incerto

Alessandro Biancardi

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 Asl Chieti: il deficit diminuisce, ma il futuro dell’assistenza è incerto
ABRUZZO. Il debito della Asl di Chieti è diminuito, ma forse arrivano nuovi tagli. Lo dice il bilancio presentato nei giorni scorsi.

C’è una riduzione di circa 14 milioni di euro nel deficit nel 2010 (mancano 32 milioni invece di 46) e c’è una previsione che in tre anni porterà la spesa sanitaria ospedaliera a ridursi fino al 44% (partendo dal 57% di oggi). Infatti salirà contemporaneamente la percentuale dell’assistenza distrettuale (dal 40 al 51%) e quella in ambiente di vita e di lavoro (dal 2,9 al 5%).

E nel triennio in totale è prevista una diminuzione della spesa pari a circa 34 milioni di euro. Sembrano queste le novità più importanti dei due bilanci (previsionale 2010 e pluriennale 2010-2012) presentati al Comitato ristretto dei sindaci della Asl di Chieti. Sono tutte cifre e indicazioni da interpretare, sia nella parte del bilancio di previsione (?) 2010 giunto ad inizio 2011 (c’è stata qualche difficoltà ad approntare un bilancio unico per le due Asl unificate), sia nel documento della programmazione triennale. Con qualche dubbio che sorge spontaneo: la riduzione della spesa ospedaliera di circa 32 milioni (dal 57 al 44%) significa che chiuderanno altri ospedali? O salteranno altri posti letto? E dove? Nel pubblico o nel privato? E solo a Chieti e sui privati, se la Asl Lanciano-Vasto aveva già ottenuto a partire dal 2009 l'equilibrio di Bilancio? 

 

Bilancio presentato ai sindaci senza un confronto vero e proprio


Tutte domande che almeno in parte potevano essere poste durante l’incontro con i sindaci, ma la Asl ha rinviato il chiarimento mandando in avanscoperta al confronto solo il direttore sanitario.

Infatti questo incontro istituzionale è passato stranamente sotto silenzio, anche se è dalla lettura di questi due documenti che si può intuire dove va la Asl della provincia di Chieti ed in che stato di salute si trova, con tanto di cifre certificate soprattutto per i debiti che appesantiscono questi bilanci. Debiti che per la prima volta (dopo i “si dice” e le polemiche politiche sui “buchi” della sanità) finalmente vengono specificati tecnicamente nella relazione che accompagna il Bilancio: sono tutti debiti che provengono dalle sciagurate operazioni di cartolarizzazione, quelle che erano state presentate come la soluzione definitiva dell’indebitamento e che invece si sono rivelate la palla al piede della sanità a cui hanno sottratto risorse reali e spese di interessi. Eppure questo appuntamento è stato in tono minore, quasi per scelta da parte del manager, che non era presente perché impegnato in Regione. Così come era assente anche il direttore amministrativo Giancarlo Barrella che venerdì scorso era impegnato a Lanciano con il nuovo vescovo. A ricevere i quattro sindaci del Comitato (Luciano La Penna, Vasto, presidente, Sergio De Luca, Casoli, Fausto Stante, Fossacesia, Antonio Colonna, Carpineto Sinello) c’era dunque solo Amedeo Budassi, direttore sanitario della Asl, che ha illustrato sinteticamente il Bilancio, sottolineando i punti positivi come i risparmi.

 

Senza risposte le perplessità sul destino dei piccoli ospedali


«La prima cosa che abbiamo eccepito – spiega Sergio De Luca, sindaco di Casoli – è che il risparmio ci sarà pure, ma è arrivato sacrificando i servizi, le prestazioni e gli interventi. Senza dire, e questa è stata l’eccezione sollevata dal sindaco di Vasto, che non sono noti ancora i dati della mobilità passiva».

 Insomma una riunione dall’importanza dimezzata, perché manca ancora il Piano industriale, di cui è stata consegnata a novembre solo una bozza che non ha fatto progressi: infatti dall’Ufficio del commissario alla sanità è giunto l’ordine di aspettare perché le linee guida per l’Atto aziendale non sono ancora pronte ed in pratica l’autonomia dei manager è bloccata. Ed allora i sindaci non hanno potuto fare altro che approfittare dell’occasione per chiedere, ad esempio, quando finalmente funzioneranno i Cup e quale sarà il destino dei piccoli ospedali.

«Ho segnalato che non è accettabile che i 20 posti letto di lungodegenza da attivare a Lanciano e i 20 di Riabilitazione ad Atessa (provvisoriamente a Lanciano) promessi ad agosto, non sono ancora disponibili – spiega De Luca – E intanto si rimandano a casa i pazienti interessati a tali ricoveri, mentre a Casoli ci sono i reparti ristrutturati adeguati e con letti nuovi di zecca disponibili all'uso, ma vuoti. Al contrario questi spazi non ci sono né a Lanciano né ad Atessa».

 Non poteva mancare la richiesta di chiarimento, in attesa della definitiva pronuncia del Consiglio di Stato e del Tar, sul funzionamento di quello che resterà se gli ospedali saranno chiusi.

«Nei Pta, i punti territoriali di assistenza previsti in sostituzione degli ospedali, saranno comunque mantenuti i Ppi, i punti di primo intervento? – ha chiesto De Luca - Non mi piace la frase “che saranno monitorati per qualità e quantità delle attività erogate”. Questo significa che chiusi gli ospedali, saranno chiusi anche i Ppi perché non potranno avere un’attività importante come numeri e come prestazioni. Cioè resteremo senza assistenza sanitaria?».

 A quanto pare il direttore Budassi non ha potuto che confermare che le verifiche si faranno ed avranno un peso nella decisione di far restare o meno aperti i Ppi, se la loro attività sarà scarsa.

 

A rischio l’assistenza sanitaria se diminuiscono le rimesse dello Stato

 


Dunque, un pò perché il direttore sanitario non era la controparte giusta, un pò perché forse il Comitato ristretto dei sindaci non è ritenuto molto importante, l’incontro si è risolto con un nulla di fatto. Come spesso capita al Comitato, la cui composizione, come noto, è ridotta e dovrebbe essere portata a 5, con l’ingresso del sindaco di Chieti che attualmente è presidente dell’assemblea dei sindaci perché guida il comune più popoloso della Asl. Ma due riunioni per arrivare a questa elezione, a dicembre e il 19 gennaio scorso, sono andate deserte perché non si è raggiunto il numero legale di 35 sindaci.

«In realtà ci siamo riuniti pochissime volte e solo per le poche decisioni che ci hanno voluto sottoporre - conclude De Luca - infatti sarebbe stato auspicabile che il piano di riordino, le delibere conseguenti, etc. ci fossero state sottoposte. Ma con il pretesto che sono stati provvedimenti commissariali, non hanno rispettato l'obbligo di informativa nei riguardi del Comitato Ristretto, che è l’organo rappresentativo dell'assemblea e istituzionale».

 Restano però i bilanci, difficili da interpretare con una lettura sommaria. Ma resta soprattutto il dubbio che il tutto sia una costruzione di carta e di buone intenzioni, basata però su fondamenta instabili come il possibile aumento dei fondi per l’assistenza di provenienza statale, che sembra improbabile in questi tempi di vacche magre. Se questo non avverrà – si tratta pur sempre di una previsione – che fine farà l’assistenza sanitaria in provincia di Chieti?

Ad “isorisorse”, per usare un termine caro al precedente manager Maresca, se la spesa farmaceutica cresce e sfora il tetto, se la mobilità passiva aumenta, se la popolazione invecchia facendo crescere la domanda di assistenza sanitaria, chi saranno i prossimi sacrificati?

 Sebastiano Calella  16/02/2011 9.51