Il geologo Crescenti:«Estrarre gas a Bomba? Si può fare senza pericolo»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp PdN 328 3290550

Letture:

3502

BOMBA. «Ma quale Vajont … E’ la solita tecnica di evocare tragedie per mettere in cattiva luce un’operazione che può o non può essere condivisa, ma solo su basi scientifiche e non emotive».

Uberto Crescenti, già presidente per 6 anni della Società italiana di Geologia, interviene nel dibattito tra i favorevoli ed i contrari all’estrazione del gas in Val di Sangro, alla vigilia del convegno che ci sarà sull’argomento nei prossimi giorni.

«Il gas a Bomba», ha detto, «si può estrarre e non succederà nulla. Questo dice la geologia, il resto lo decidono la politica e l’opinione pubblica, ma non può essere spacciato per discorso scientifico»

«Altri studiosi lanciano allarmi sull’argomento e le loro opinioni si possono anche accettare – continua il professor Crescenti, che è stato anche rettore della d’Annunzio – ma sono solo opinioni, non basate su dati scientifici. E’ come se io, geologo, intervenissi su problemi di matematica: direi cose inesatte. Lo stesso vale per chi parla del Vajont a Bomba. Lì non può avvenire perché il fenomeno della subsidenza avviene solo nelle zone in cui gas o petrolio sono presenti in depositi sciolti, cioè nelle sabbie. Lì a Bomba sono contenuti nei calcari della Majella, quindi niente subsidenza».

 Ma il problema non è solo quello delle frane o del dissesto del territorio. C’è il timore che un impianto estrattivo possa danneggiare il turismo.

«A Porto Sant’Elpidio, nelle Marche, da 40 anni c’è un impianto della Elf in mare che estrae petrolio – spiega Crescenti – a terra non c’è stata nessuna crisi turistica. Io affronterei il problema da un altro punto di vista: produzione sì, ma a patto di rispettare l’ambiente. Servono cioè garanzie, non la chiusura ad ogni iniziativa, a prescindere».

 E per il gas?

«A Cellino Attanasio, siamo qui vicino, si estrae gas da 50 anni. Che danni ci sono stati? Si tratta di confrontarsi scientificamente, dati alla mano, e poi lasciare alla politica la responsabilità di decidere».

Ma altri esperti sollecitano la Regione a dire no: «Io direi al presidente Chiodi di diffidare da chi si auto qualifica esperto in geologia, ma non lo è – conclude Crescenti – su questo argomento l’approccio scientifico è solo geologico. Gli altri possono parlare lo stesso, ci mancherebbe, ma a livello emotivo, ideologico o solo per essere presenti. La scienza però è un’altra cosa».

Sebastiano Calella 15/02/2011 9.55

I DUBBI DI CAPORALE E STOPPA 

«Quando ho parlato di effetto Vajont non è stato per ideologismo, non si tratta di essere pro o contro, ci sono dati e fatti che confermano la pericolosità del progetto», replica Walter Caporale, Capogruppo regionale dei Verdi: «l’Eni già a partire dagli anni ’60 concluse che trivellare il lago non sarebbe stato saggio a causa di possibili rischi di cedimenti della diga, con conseguenze devastanti per le popolazioni locali, nonché per problemi legati alla subsidenza (fenomeno di abbassamento del suolo) congiunti alle caratteristiche geologiche non idonee».

Per Francesco Stoppa, geologo e professore ordinario del Dipartimento di Scienze della Terra dell'Università D'Annunzio c'è il «dovere etico di mitigare i rischi»

«Per legge sono classificate pericolose sia gli impianti idroelettrici che gli impianti di estrazione del gas», continua Stoppa. «L’estrazione di gas comporta subsidenza, incidenti, inquinamento e perturbazione del sistema geologico profondo. A questo quadro di pericolosità si deve sommare il rischio dovuto alla sismicità dell’area. L’imperativo etico dei docenti e dei ricercatori è quello di lavorare per la qualità della vita e di mitigare i rischi applicando la norma di prudenza: non si devono sommare più pericoli. Questa norma non può essere trascurata per posizioni di tipo ideologico o legati ad interessi».

15/02/11 16.38