La Asl: «Chiudere la Casa di riposo di Chieti»

Alessandro Biancardi

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CHIETI. “I Cappuccini” debbono chiudere. Il manager Asl Francesco Zavattaro non usa il modo dialettale per indicare la Casa di riposo di Chieti, ma il messaggio che è arrivato al sindaco Umberto Di Primio è chiaro e forte.

I locali non sono a norma, le prescrizioni a suo tempo indicate non sono state rispettate né sono stati eseguiti i lavori necessari, gli anziani lì ricoverati non si trovano in condizioni accettabili, entro 15 giorni si chiude.

Questa la comunicazione riservata che è arrivata in Comune.

In realtà era una decisione annunciata, visto anche il botta e risposta di comunicati di questi giorni. Da una parte il sindacato autonomo che lamenta la “persecuzione” della Asl: «troppe ispezioni e troppo vicine, tutte sugli stessi argomenti, mentre non ci danno i soldi che aspettiamo».

Dall’altra la Asl: «non è vero abbiamo erogato i 2/3 di quello che dovevamo, ma la situazione non è cambiata. Non si può tollerare questo stato di cose».

E così si dovrebbe preparare il trasloco per gli oltre 150 anziani ospiti della struttura: una RA, residenza anziani, che per 2/3 è di disabili adulti, circa 100. Gli altri sono anziani e basta, di cui una decina provenienti da Villa Pini.

Ma se è facile dire traslochiamo, un pò più difficile è dire dove. Che questo problema prima o poi potesse scoppiare lo sapevano in molti, anche in Comune oltre che nella Casa di riposo.

E che la Asl abbia ragione è fuori di dubbio: la struttura, proprio per la sua storia, sembra inadatta per essere a norma secondo quanto oggi si richiede per le residenze anziani.

Ad esempio, mancano molti bagni e dove ci sono non esistono quelli per i non autosufficienti. Ci sono più di quattro letti per camera e non sempre lo spazio è adeguato.

Spesso mancano i campanelli sui letti, gli anziani sono “mescolati”, cioè i disabili convivono con quelli che disabili non sono. Addirittura alcune camere non avrebbero l’ingresso autonomo, ma ci si accede passando in mezzo ad altri letti di altre stanze.

Questo per l’aspetto logistico. L’ispezione Asl avrebbe trovato poi che non sempre il Pai, piano di assistenza individuale, è aggiornato e così anche sarebbero insufficienti o tardive le annotazioni sul diario clinico.

Insomma una commistione di aspetti sanzionabili che hanno fatto decidere la Asl per la chiusura della Casa di riposo. Toccherà ora al sindaco sbrogliare questa matassa complicata.

Perché sarà pur vero che la parte logistica risente della vecchiaia dell’edificio utilizzato come Casa di riposo, con grandi difficoltà per la messa a norma, ma è altrettanto vero che le altre disfunzioni potrebbero dipendere esclusivamente dalla mancanza di personale e quello in servizio fa quel che può.

Certo la Casa di riposo così com’è non può andare avanti. Ma sarà dura trovare una soluzione. E qualcuno già pensa di chiedere a Petruzzi la possibilità di ospitare questi 150 anziani nella nuova Villa Pini. Come dire: un viaggio di andata e ritorno.

Sebastiano Calella 10/02/11 9.42