Inquinamento a Sant’Amato, la verità nell’esposto di 7 mesi fa. Chi ha taciuto e perchè?

Alessandro Biancardi

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Inquinamento a Sant’Amato, la verità nell’esposto di 7 mesi fa. Chi ha taciuto e perchè?
IL CASO. LANCIANO.  Acqua inquinata a Sant’Amato, c’è chi sapeva da tempo ma ha taciuto. E così si è arrivati alla chiusura dei pozzi senza che i residenti fossero consapevoli di cosa accadeva nella loro contrada.

Per fare luce sulle eventuali responsabilità e omissioni è stato presentato un esposto a firma dell’avvocato Paolo Di Ienno. Un esposto datato luglio 2008 al quale però non è stata data risposta fino a qualche giorno fa, quando il sindaco Filippo Paolini ha emesso un’ordinanza che vieta l’uso dell’acqua proveniente da tre pozzi di abitazioni private.

Intanto sulla questione si sollevano critiche e polemiche, mentre i fatti di Sant’Amato arrivano in Procura.

 

«L’acqua contenuta nei pozzi era stata contaminata da batteri»


Che a Sant’Amato l’acqua di certi pozzi avesse qualcosa che non andava era chiaro da tempo. Almeno era chiaro ad alcuni residenti che diversi mesi fa hanno deciso di effettuare privatamente dei prelievi da analizzare. I risultati sono apparsi subito chiari: l’acqua contenuta nei pozzi era stata contaminata da batteri, con tutta probabilità provenienti dalle acque reflue e dagli scarichi fognari.

D’altra parte la situazione della rete fognaria di Sant’Amato – come anche di altre contrade cittadine – è nota a molti: in alcune case manca completamente l’allaccio alla rete comunale, tanto che i residenti hanno dovuto provvedere autonomamente allo scarico delle acque reflue a cielo aperto o in terreni trasformati in fosse ‘artigianali’. E sarebbero proprio questi pozzi – dove i privati hanno riversato gli scarichi domestici - ad inquinare le falde acquifere.

I residenti hanno ripetuto nel tempo le analisi dei campioni prelevati sempre con lo stesso risultato: l’acqua è inquinata. Anzi, ogni volta, le tracce inquinanti erano maggiori – o comunque non accennavano a diminuire - tanto che i residenti si sono rivolti a un avvocato. Due di loro, in particolare, hanno contattato l’avvocato Paolo Di Ienno del foro di Lanciano e hanno deciso di denunciare la situazione.

  

Luglio 2010 parte un esposto-denuncia indirizzato al Comune


Siamo a luglio 2010 quando il legale protocolla una denuncia-esposto che viene inviata tramite raccomandata al Comune di Lanciano (settore delle Politiche ambientali), al sindaco Filippo Paolini, alla Asl e all’Arta.

Nell’esposto l’avvocato sottolinea di aver ricevuto segnalazioni in merito all’inquinamento dell’acqua e chiede l’accertamento delle eventuali responsabilità.

Il dubbio, infatti, è che l’inquinamento non riguardi soltanto i due o tre pozzi su cui i privati hanno effettuato le analisi, ma coinvolga invece parte del sistema di approvvigionamento della contrada di Sant’Amato, almeno per la parte sprovvista di allaccio alla rete comunale.

Il rischio, ovviamente, è altissimo. Gli effetti dell’inquinamento non hanno ripercussioni soltanto sui residenti di Sant’Amato – circa 300 cittadini - ma su tutto il territorio di Lanciano e in generale dell’area frentana, perché da Sant’Amato provengono gran parte dei prodotti agricoli che vengono consumati nella zona, oltre al bestiame usato per gli allevamenti.

Alla luce della pericolosità della situazione, dunque, nell’esposto l’avvocato Di Ienno aveva sottolineato l’urgenza degli interventi e richiesto una risposta immediata. Ma sono passati mesi e nulla si è mosso.

 

 

 

La Asl richiede ai residenti soldi per gli accertamenti sanitari


In realtà una (timida) risposta è arrivata, ma ha il sapore della beffa. Il 4 agosto 2010, cioè due mesi dopo la presentazione dell’esposto, l’avvocato Di Ienno ha ricevuto il bollettino per il pagamento dell’intervento da parte della Asl. Praticamente l’Azienda sanitaria chiedeva all’avvocato – e allegava l’apposito bollettino postale – il pagamento delle analisi che dovevano essere effettuate per certificare se l’acqua dei pozzi di Sant’Amato era realmente inquinata.

Non soltanto i residenti della contrada avevano già effettuato – e pagato di tasca propria – le analisi, ma ora devono anche ‘finanziare’ gli accertamenti sanitari che seguivano all’esposto-denuncia.

«Mi ha lasciato interdetto – è l’amaro commento dell’avvocato Paolo Di Ienno – che la Asl ha inviato il bollettino per effettuare le analisi che dovrebbero essere a tutela della salute pubblica di tutti i cittadini, di Sant’Amato e in generale di tutta l’area frentana. Spiace inoltre constatare – aggiunge il legale – che dall’esposto di luglio soltanto adesso, a mesi di distanza, abbiamo avuto una risposta con l’ordinanza del sindaco, anche se io, come legale di parte, non ho ricevuto ancora nulla».

Il 1 febbraio scorso il sindaco Filippo Paolini ha dunque emesso l’ordinanza di divieto di uso dell’acqua dei pozzi privati pertinenti alle abitazioni nei civici 101, 104 e 114. Nell’ordinanza il sindaco specifica che si tratta appunto di pozzi privati e che, a seguito di controlli da parte dei geologi e delle analisi delle acque sotterranee, è emersa la presenza di batteri coliformi ed enterococchi intestinali.

Per questo il primo cittadino ha vietato «l’uso dell’acqua a scopi umani, zootecnici ed irrigui fino all’avvenuto riscontro di conformità dei parametri di potabilità chimici e batteriologici».

 

Il 1 febbraio il sindaco Paolini ha emesso l’ordinanza di divieto di uso dell’acqua


Riscontro che dovrebbe arrivare da ulteriori e più approfondite analisi  da parte della Asl Lanciano-Vasto-Chieti, destinataria dell’esposto.

Nell’ordinanza Paolini specifica inoltre che i controlli sono stati effettuati, a seguito dell’esposto dell’avvocato Di Ienno, ad opera del settore Tutela ambientale del Comune di Lanciano che ha incaricato un geologo per individuare l’area interessata dal possibile inquinamento.

Ora che l’inquinamento dei pozzi di Sant’Amato è venuto a galla scoppia la polemica su chi sapeva e ha taciuto.

La Lista Civica Progetto Lanciano, per esempio, stigmatizza il  balletto di responsabilità in merito alla vicenda dell’inquinamento dei pozzi in contrada Sant’Amato e chiede perché il Comune si è deciso a prendere provvedimenti a distanza di ben sette mesi dalla presentazione dell’esposto.

 «Per quale motivo – si chiede ancora il candidato sindaco della lista Pino Valente - l’Ato non ha messo in cima alla lista degli interventi da attuare l’allaccio alla rete fognaria di tutto il territorio cittadino?
E’ normale che nel 2011 vi siano ancora abitazioni sprovviste del collegamento sia alla rete fognaria che alla rete metanifera cittadina?».

Il problema, secondo Valente, è a monte e riguarda proprio il mancato completamento della rete fognaria che ha di fatto legittimato alcuni residenti a costruirsi dei pozzi ‘artigianali’ con le ripercussioni sull’inquinamento che sono venute a galla ora.

 

 La polemica: chi sapeva ha taciuto?


«La verità che sta purtroppo emergendo – aggiunge Valente - è che ancora una volta in questo comprensorio è mancata una classe politica attenta agli interessi dei cittadini che non ha pianificato lo sviluppo del territorio. Uno dei primi interventi che dovrà svolgere la prossima amministrazione sarà quello di pretendere dall’Ato il completamento della rete fognaria cittadina – conclude Valente - e la realizzazione del un nuovo depuratore di cui si parla da decenni e che non è mai stato realizzato».

Un primo passo per risolvere l’emergenza inquinamento a Sant’Amato è stato dunque fatto. Ma la vicenda è tutt’altro che chiusa.

Sarà la Procura della Repubblica di Lanciano – che con tutta probabilità procederà d’ufficio - ad accertare responsabilità e colpe su una situazione che rischia di avere risvolti penali, oltre agli accertamenti amministrativi sul risarcimento danni dei residenti.

Una vicenda di certo lunga e complicata ma sulla quale ora sono stati accesi i riflettori che manterranno alta l’attenzione di istituzioni e cittadini.

 Daniela Di Cecco  08/02/2011 15.54