Psichiatria Guardiagrele, il primario:«la vogliono chiudere ma non si sa dove mettere i malati»

Alessandro Biancardi

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Psichiatria Guardiagrele, il primario:«la vogliono chiudere ma non si sa dove mettere i malati»
GUARDIAGRELE. «Sì, il Piano taglia ospedali è perfetto: ma il malato psichiatrico dove lo metto?».

La domanda che ieri ha posto il primario di Psichiatria dell’ospedale di Guardiagrele è rimasta senza risposta. Filippo M. Ferro è persona mite, di quelle che non partono all’attacco solo per presenzialismo. Ma ieri ha deciso rendere note le sue riflessioni e la sua amarezza per il destino già segnato del suo reparto. Qualcuno – cioè il Piano dell’ufficio del commissario - ha deciso di chiudere questa Psichiatria, dove vengono ricoverati i malati di mente in scompenso acuto o quelli in trattamento sanitario obbligatorio, e di trasferirlo a Chieti. Ma dove?

«Non si sa – spiega il professor Ferro – non esiste una piantina di un nuovo, eventuale reparto dentro il Ss. Annunziata – non c’è stata una riunione preparatoria. E’ arrivata la comunicazione e basta, poi hanno tolto la navetta che collega Guardiagrele a Chieti, sono stati tagliati alcuni servizi ed altri reparti e la Psichiatria è rimasta lì, isolata, senza l’appoggio dei medici di altre discipline. Eppure ci sono malati in terapia intensiva. Così è solo un reparto a rischio».

 E spunta a sorpresa una lettera scritta dal primario a metà dicembre e indirizzata «a tutti - dice il professore – dal manager a Chiodi» e controfirmata anche dal sindaco di Guardiagrele.

Nel testo il professor Ferro esprimeva tutte le sue preoccupazioni dopo il provvedimento del manager che disponeva lo stop ai ricoveri a partire dal 15 dicembre scorso, mentre la Psichiatria sarebbe rimasta lì in attesa di sistemare alcuni locali a Chieti. In questa lettera era chiarito «che non era possibile garantire e tutelare la salute dei pazienti psichiatrici in mancanza dei reparti e degli altri servizi chiusi: trattandosi di un reparto per acuti, si sarebbe trovato, di fatto, inserito in una scatola vuota e sarebbero mancati i più elementari presidi di sicurezza, dalla diagnostica alla consulenza internistica garantita dai medici della medicina/geriatria».

 La nota della Direzione Generale, infatti, non solo prevedeva la sospensione dei ricoveri, ma aggiungeva che il laboratorio analisi avrebbe funzionato solo 6 ore/giorno, la radiologia per 12 ore/giorno e disponeva la cessazione del servizio navetta per le urgenze.

«Non mi ha risposto nessuno», commenta amareggiato Ferro. «Eppure il nostro reparto, che ha 15 posti letto, ha lavorato intensamente ed è stato sempre all’altezza delle richieste della Asl e della Regione, ricoverando anche pazienti di altre regioni, da Roma in particolare, perché è uno dei pochi reparti pubblici di psichiatria – continua il primario – senza dire che anche per l’emergenza Villa Pini, siamo stati in grado di ricoverare i pazienti trasferiti da lì. E questa è un’altra stranezza: noi ne abbiamo riabilitati almeno un terzo di questi malati e siamo pronti a dimetterli. Ma non sanno dove andare. Era stata promessa l’attivazione di alcune case famiglia, ma non se ne vede l’ombra».

 Così gli ex Villa Pini restano ancora ricoverati a Guardiagrele, a tariffa ospedaliera intera, mentre si fanno discorsi di risparmio. Ma c’è una cosa che turba ancora di più il primario: con la chiusura del reparto si perderebbe lo straordinario rapporto che dal 1997 - data di apertura della Psichiatria - c’è sempre stato con la comunità guardiese, che ha sempre accolto questi malati con grande affetto e collaborazione, e con il personale “eccezionale”: «Ricordo che durante il trasferimento dal vecchio ospedale, le suppellettili furono trasportate dai cittadini e dal personale. Nei giorni di Villa Pini l’improvviso afflusso di malati mandò in crisi la lavanderia: ebbene un cittadino acquistò di tasca sua e regalò al reparto una lavatrice. Sono tutte cose che hanno motivato a fondo l’équipe che lavora in questo reparto. So che questo non importa nulla: le ragioni economiche sono superiori a quelle del cuore. Peccato che questo cuore funzionava e funziona bene…»

 Ma non si era parlato di una ristrutturazione del reparto?

«Sì, era in programma e c’è un progetto, ma non posso iniziarlo con il trasferimento in vista – conclude il professor Ferro – faccio un esempio: il reparto, per ovvii motivi, ha la porta chiusa. Ma i Vigili del Fuoco e le norme di sicurezza impongono che resti aperta. Si poterebbe risolvere con un impianto di video sorveglianza, che però non si fa. E noi restiamo lì, chiusi».

 E dimenticati. Il professor Ferro non lo dice: ma è forte la tentazione di chiudere lui il reparto ridotto in queste condizioni. Però non può: è un servizio pubblico e non si può “interrompere”.

Sebastiano Calella 05/02/2011 9.22