Sevel Atessa, «i delegati Fiom devono restare fuori»

Alessandro Biancardi

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ATESSA. Anche dopo lo stop della Fiat i due delegati Fiom di Melfi hanno annunciato che incontreranno i dipendenti della Sevel e parleranno con loro.

Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte sono stati chiari: oggi pomeriggio torneranno davanti allo stabilimento di Atessa per parlare con i colleghi abruzzesi. Un nuovo tentativo, dopo quello fallito di ieri. Si fermeranno «davanti ai cancelli», hanno annunciato, anche se si spera che alla fine riusciranno ad entrare «perché così dovrebbe essere».

Ma dalla Sevel è già arrivata la conferma che i due dovranno restare fuori.

«Questa é la dimostrazione», ha subito replicato Maurizio Landini, capo Fiom, «del tentativo di Fiat di non volere rispettare leggi e contratti: le leggi le fa Marchionne».

Altra speranza per i delegati di Melfi, lo hanno ribadito anche questa mattina, è che l'azienda «non continui ad avere atteggiamenti negativi» nei loro confronti. «Non c'é rivalsa - ha sottolineato Barozzino - noi vogliamo il nostro posto di lavoro. Chiediamo, siccome la legge è uguale per tutti, che qualcuno ci dica perché non viene rispettata la sentenza emessa da un giudice della repubblica italiana. Quindi aspettiamo ancora con forza questa nostra richiesta».

«Io credo - ha aggiunto Lamorte - sia arrivato il momento in cui in Italia le questioni del lavoro ritornino al centro del dibattito politico. Stiamo veramente aspettando - ha sottolineato - che la politica si svegli e torni a parlare del lavoro».

«La nostra dignità non la barattiamo con niente», hanno insistito i due. Lamorte si e' augurato che «le questioni del lavoro tornino al centro del dibattito politico. Stiamo aspettando che la politica si svegli e torni a parlare di lavoro».

I due lavoratori sono stati invitati a partecipare all'assemblea dei lavoratori, che prosegue nei turni del pomeriggio e notte, che dopo reiterate richieste sarà retribuita. In azienda non è stato fatto entrare neppure Vincenzo Russo, segretario nazionale della Failms- Cisal, e subito il sindacato ha annunciato ricorso alla magistratura per condotta antisindacale. La Sevel ha permesso l'ingresso solo ad suo operaio, Claudio Trivellone, che ha avuto un caso analogo a quelli di Melfi ed è stato lasciato a casa, retribuito, nonostante il ricorso vinto in tribunale.

Nei prossimi mesi la Fiom coinvolgerà i lavoratori per presentare una piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale. Contro le aziende che non rispetteranno quel contratto «non escludiamo il ricorso alla magistratura perché è un atto contro la legge del nostro Paese e contro lo statuto dei diritti dei lavoratori».

Di sicuro la Fiom-Cgil ha proclamato 9 ore di sciopero alla Sevel, sabato 11 settembre, contro la decisione aziendale di ricorrere a 4 sabati lavorativi. Il tema è stato anche discusso durante la prima assemblea del mattino. «Certe questioni vanno affrontate e discusse - ha precisato Landini - Ci troviamo di fronte alla disdetta del contratto nazionale 2008, di fronte ai recenti 1.500 lavoratori con contratto a termine licenziati da Sevel, e al premio di risultato non pagato lo scorso luglio, mentre i dividendi sono stati regolarmente dati ai dirigenti. Non si lavora il sabato se non si affrontano prima questi temi; la conseguenza è stata l'apertura della vertenza».

09/09/2010 15.17

GLI OPERAI RESTANO FUORI 

La Sevel ha rispettato la sua posizione e nell'assemblea pomeridiana di due ore dei lavoratori, alle ore 15, non ha permesso l'ingresso agli operai di Melfi Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte. A seguito di questa reiterata decisione aziendale, confermata in mattinata ai vertici nazionali della Fiom, lo stesso sindacato ha preannunciato un'ora di sciopero per le ore 17. «A questo punto - dice Marco Di Rocco, segretario provinciale di Chieti della Fiom - siamo stati costretti a valutare sia azioni sindacali che legali. E' incredibile che su 15 richieste di ingresso di dirigenti sindacali in Sevel per l'assemblea solo i due delegati di Melfi sono dovuti rimanere fuori».

09/09/10 17.41