Sciopero generale a Lanciano, lavoratori in corteo

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. “Scarpe rotte, la pioggia, eppur dobbiamo andare...”. Uno slogan che rende bene l’idea quello gridato questa mattina nel corso della manifestazione regionale che si è svolta a Lanciano in occasione dello sciopero dei metalmeccanici organizzato dalla Fiom Cgil.

 

Sono più di cinquemila, secondo gli organizzatori – molti meno secondo altre fonti – i lavoratori, le donne, gli studenti, gli amministratori politici, i sindacati, ma anche i cittadini comuni che si sono ritrovati in piazzale Cuonzo a Lanciano e hanno poi sfilato per le vie cittadine, fino al sit in conclusivo in piazza Plebiscito.

La pioggia caduta abbondante per tutta la mattinata ha un po’ rovinato la manifestazione, forse ha fatto desistere qualcuno a partecipare. Anche la delegazione della Sevel Nord, l’azienda ‘gemella’ alla Sevel di Atessa, che doveva essere presente a Lanciano, è rimasta bloccata dal maltempo.

Ma sono stati molti altri gli interventi registrati nel corso della mattinata, a cominciare da quello del segretario provinciale Fiom Cgil, Marco Di Rocco.

«Dalla manifestazione di oggi – ha gridato alla platea sparsa tra piazza Plebiscito, i portici della Cattedrale e quelli di corso Trento e Trieste – si solleva la nostra voce contro le scelte fatte da Marchionne, che dopo Pomigliano e Mirafiori potrebbero avere pesanti ripercussioni anche in Abruzzo, in particolare per la Sevel di Val Di Sangro».

La manifestazione è infatti stata organizzata proprio per protestare contro il cosiddetto Piano Marchionne. Una manifestazione pensata per i lavoratori del settore metalmeccanico, in particolare per quelli della Sevel, ma che ha poi abbracciato molti altri ambiti e settori e coinvolto tutta la società civile.

Hanno infatti manifestato lavoratori e lavoratrici di tutte le aziende dell’area frentana; studenti e professori delle scuole cittadine ma anche rappresentanti universitari; rappresentanti sindacali di quasi tutte le aziende del comprensorio; esponenti di associazioni e comitati locali; sindaci di molti Comuni della zona, rappresentanti della Provincia e della Regione.

Altissima l’adesione secondo i dati forniti da Davide Labbrozzi, della Fiom Cgil: 75% di adesione per la Sevel (sono circa il 55% secondo l’azienda), 85% per Honeywell, 50% per Honda, 70% per la Denso di San Salvo, addirittura 95% per la Isringhausen, azienda dell’indotto Sevel), 60% per Magneti Marelli.

«Abbiamo manifestato con grande convinzione – commenta Labbrozzi – e la partecipazione di così tanta gente alla nostra manifestazione dimostra quanto è giusta la nostra battaglia”.

Tra le tante testimonianze raccontate nel corso della manifestazione – hanno preso la parola rappresentanti sindacali, lavoratori e studenti, oltre ai vertici della Fiom Cgil – ha particolarmente colpito i presenti quella di un giovane senegalese impiegato in un’azienda della Val di Sangro licenziato per assenza ingiustificata, perché si era recato nel suo paese di origine per sposarsi secondo il rito della sua religione. Insieme alla Fiom, tuttavia, ha intentato causa all’azienda, vincendola, ed è stato reintegrato al suo posto di lavoro.

E poi tante altre testimonianze di lavoratori che hanno puntato i riflettori sulla frequente mancanza di rispetto dei loro diritti: «Noi stiamo dalla vostra parte – è stata la rassicurazione della Fiom Cgil – e ci batteremo perché nessuno, Marchionne in testa, vi privi del vostro sacrosanto diritto a lavorare e salvaguardare il vostro futuro professionale e quello delle vostre famiglie».

E alla fine, accompagnati dalle note di “Bella Ciao”, i manifestanti hanno improvvisato anche qualche salto e ballo. La danza della pioggia, d’altra parte, l’avevano già fatta.

 Daniela Di Cecco  28/01/2011 13.51

CISL:«LO SCIOPERO DELLA FIOM UN FLOP»

 «Sullo sciopero alla Sevel», ha detto Domenico Bologna, segretario Fim Cisl Chieti, «hanno partecipato solo il 20% dei lavoratori, alla Honda meno del 5% e alla Hydra Alluminio meno dell’1%. Erano presenti alla manifestazione meno di mille persone, soprattutto rappresentanti politici, studenti e centri sociali, mentre sono stati pochi i  lavoratori che hanno aderito allo sciopero della FIOM. Spero che la FIOM ripensi alla sua politica sindacale e che unitariamente, insieme a noi e alla UIL, lavori per rilanciare lo sviluppo della nostra Regione e per fare accordi per la crescita dei salari e dell’occupazione».

«Lo sciopero Fiom, un flop. Alle manifestazioni tanta politica, pochi operai, niente sindacato, dichiara – Giusseppe Farina, Segretario generale nazionale della FIM CISL. La giornata di oggi conferma che il sindacato metalmeccanico può fare a meno di un'organizzazione che proclama scioperi inutili, intimidisce e insulta nelle piazze e davanti alle fabbriche chi non la pensa come loro, fa solo politica e non riesce a far scioperare nemmeno i propri iscritti - continua Farina-, in merito allo sciopero nazionale di oggi indetto dai metalmeccanici della Cgil. Non vogliamo dare i numeri come fa la Fiom (perché quelli veri la Fiom li conosce bene e sui quali dovrebbe riflettere) ma solo dare due dati:
- negli Stabilimenti della Fiat Auto ha scioperato poco più del 10% dei lavoratori.
- nel primo rinnovo delle Rsu in Fiat dopo gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, la Fim stravince le elezioni alla Fiat di Avellino. D'altronde quando un'organizzazione sindacale passa più tempo ad incontrare i leader di tutto l'antagonismo sociale e politico più che i partners e le controparti naturali con i quali si fa sindacato, fa più assemblee nelle scuole e nei centri sociali piuttosto che frequentare i tavoli di trattative e occuparsi dei lavoratori e delle aziende metalmeccaniche, è evidente che ha smesso di fare sindacato e insegue invece disegni politici che nulla hanno a che fare con i lavoratori e con il sindacato metalmeccanico, ma sono magari utili per cercare protagonismi e avventure in politica».

«Il fallimento dello sciopero - conclude Farina - conferma che i lavoratori metalmeccanici sono più saggi della Fiom e chiedono invece serietà al sindacato e risposte concrete per il loro lavoro e per i loro salari».

29/01/2011 9.30