Francavilla, dietro la sfiducia a Di Quinzio rispunta il maxi debito con la Banca Ifis

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Bloccare l’inchiesta interna sui prestiti della Banca Ifis, a costo di mandare a casa il sindaco di Francavilla Nicolino Di Quinzio.

Dietro la sfiducia che 12 eletti hanno sottoscritto con le motivazioni più diverse, ci potrebbe essere una regìa che ha usato le critiche sincere e motivate di alcuni consiglieri (dalle questioni edilizie a quelle del personale) per centrare un risultato finora impossibile?

E’ possibile che si sia impedito così l’approfondimento dell’operazione Ifis e “chi ha avuto ha avuto avuto e scordammoce ’o passato”?

 Come si ricorderà, la Banca Ifis ha erogato all’amministrazione di Roberto Angelucci circa 10 milioni di euro in cambio di garanzie aleatorie e cioè i tributi che il Comune avrebbe dovuto riscuotere negli anni. Dopo una serie di vicende, restano da restituire circa 5 milioni, che però l’ex sindaco Di Quinzio ha bloccato da circa un anno. Intanto, come effetto dell’indagine della Gdf, è arrivata anche la richiesta minacciosa della Corte dei Conti per un chiarimento su un possibile danno erariale di circa 4,5 milioni di cui sarebbero responsabili il vecchio sindaco Angelucci, parte della sua giunta ed alcuni funzionari comunali.

In Comune le voci girano e si parla di un ipotetico don Rodrigo che avrebbe sentenziato che questa inchiesta interna – come il matrimonio di Renzo e Lucia – “non s’ha da fare”. Infatti oltre al danno erariale, c’è sempre la possibilità di accertare anche una responsabilità contabile. A svelare forse le vere cause del “licenziamento” dell’amministrazione in carica è una notizia che filtra oggi dagli uffici del Comune ormai commissariato. Era stata già preparata una delibera di incarico per Andrea Ziruolo, professore di economia della d’Annunzio, e per due giovani avvocati dal nome importante: Tatozzi e Moscarini. A loro sarebbe toccato il compito di completare il quadro solo abbozzato da Antonio Infantino, l’ex direttore generale del Comune, che in una lunga relazione aveva già individuato molti lati nascosti di quella operazione. Una relazione in forma di esposto denuncia, che poi ha dato il via all’inchiesta del sostituto procuratore Giuseppe Falasca e che ha prodotto l’invito “a dedurre” da parte della Corte dei Conti nei confronti della vecchia Giunta Angelucci e di alcuni funzionari. In realtà non c’è solo l’esposto di Infantino, il direttore generale che è stato sottoposto ad un fuoco di fila di contestazioni, di minacce e di denunce forse motivate proprio dal fatto che su ordine del sindaco Di Quinzio stava mettendo il naso in quell’affare. Ce n’è anche un altro di esposto da parte della dottoressa Carla Monaco, il segretario comunale succeduto a Nando Cerasoli in carica sotto Angelucci. Mentre, al contrario di quello che si dice, non esiste agli atti nessuna denuncia di Nicolino Di Quinzio, pur avendo fatto il sindaco dimissionato quasi un voto religioso sul suo impegno a scoprire il marcio che a suo dire c’era nel Comune di Francavilla. Un progetto dapprima condiviso dalla maggioranza di centrosinistra che però si è sfaldata per alcuni distinguo prima dell’Idv e poi del Pd, aggravati dall’arrivo alla corte del sindaco di personaggi dell’opposizione che in passato erano stati coinvolti nella gestione Angelucci. Il che ha raffreddato gli animi di alcuni consiglieri di maggioranza, timorosi che l’appoggio al sindaco da parte di questi nuovi arrivati potesse avere un prezzo pesante sulle questioni urbanistiche che da sempre hanno deciso la sorte delle amministrazioni di Francavilla al mare. Una dimostrazione di questo piano che ha messo il silenziatore sulla Banca Ifis potrebbe essere che sulla stampa locale non si parla più dei motivi delle dimissioni, ma solo del toto-sindaco. Altro non c’è e forse non è un caso. Meglio attizzare le polemiche da ultras su questo o quel candidato, tra nomi più o meno inventati e false guerre interne, tra contatti nella maggioranza e nell’opposizione che a Francavilla sono parole vuote se si pensa alla trasversalità delle forze che appoggiavano o osteggiavano Nicolino Di Quinzio. Ad ulteriore conferma di questo tentativo di insabbiare il dibattito sulla vicenda Ifis che ha provocato un indebitamento pauroso del Comune, c’è anche un’altra conferma: l’avvocato Maurizio Ferlini, già contattato in passato da Di Quinzio, aveva accettato di riprendere la difesa del Comune nella causa contro l’Ifis. Insomma, detto da un’altra prospettiva, Di Quinzio se l’è proprio cercata….

Sebastiano Calella  27/01/2011 9.17