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Flashbank, dalle stelle alle stalle in meno di 4 anni

Alessandro Biancardi

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CARICHIETI

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CHIETI. Nel 2007 la grande svolta: Carichieti alla conquista di Milano con un nuovo marchio 'Flashbank' che non ha nulla di abruzzese.

CHIETI. Nel 2007 la grande svolta: Carichieti alla conquista di Milano con un nuovo marchio 'Flashbank' che non ha nulla di abruzzese.

Nome anglosassone, come gli studi del direttore generale, Francesco Di Tizio, con una laurea alla Bocconi ma un master al Massachusetts Institute of Technology e una tesi con il relatore Franco Modigliani, scomparso nel 2003 e vincitore del Premio Nobel per l'economia nel 1985.

Quello stesso nome (Flashbank), però, segnerà anche il destino dell'istituto di credito: sparito in poco tempo, con il rischio di trascinarsi dietro anche il super direttore generale in sella da 14 anni. Una notorietà recente per la banca, dovuta al fatto di trovarsi dentro le carte di una mega inchiesta della procura di Milano sulle infiltrazioni al nord Italia della ‘ndrangheta anche se non risulta che nessuno di Flashbank sia indagato.

Martedì scorso doveva essere per la partecipata della Carichieti il ''giorno della verità'', così lo hanno definito i dipendenti curiosi e ansiosi di conoscere le nuove decisioni del Cda dell'istituto di credito in merito alla banca con sede a Milano e filiali a Bologna, Potenza, Roma e un back office a Chieti.

Il consiglio però non avrebbe deciso niente, avrebbe rimandato la scelta. Difficile avere notizie, le bocche sono più cucite che mai e si attende.

Quella che però si respira in queste ore è una certa insofferenza dell''inquilino' dell'ottavo piano degli uffici di via Colonnetta 24: il direttore generale Di Tizio avrebbe confidato a persone a lui vicine di essere «stanco» e di voler cambiare aria tanto che martedì sera più di qualcuno si aspettava le sue dimissioni.

Forse, però, la sua decisione non arriverà e attende che qualcuno decida per lui, sussurrano i maligni, perchè in quel caso ci potrebbe essere buona uscita milionaria che potrebbe aggirarsi intorno ai 5 milioni di euro. Bisogna solo aspettare per capire quale sarà la data della svolta e della resa di Flashbank che sembra ormai cosa certa.

Infatti, si sta già lavorando al dopo. E' stata stilata la nuova pianta organica, sono stati decisi i trasferimenti e gli spostamenti così come è stato stabilito che la succursale di Potenza sarà inglobata nell'Area Roma a seguito della fusione per incorporazione della controllata e che l'Area Milano sarà operativa solo a seguito della fusione.

Eppure Di Tizio ci credeva assai in quella nuova avventura, partita in sordina, quando

Carichieti, quasi dieci anni fa, decise di investire i soldi dei risparmiatori teatini acquistando la proprietà della Safibo di Bologna (nel 2002 una parte e nel 2004 il 100%).

All'epoca la società era una finanziaria a rischio con mediatori presenti a Milano, Potenza, Palermo, Roma. Venne successivamente presidiata la direzione di Bologna con l'uomo di fiducia di Di Tizio, Tiziano Galbiati.

Nel 2007 si cambiò ancora musica. La finanziaria venne trasformata in banca sotto il nome di Flashbank. E i progetti erano tanti. Nessun rumore, nessuna pubblicità a Chieti, però, dove l'operazione passò quasi inosservata. Gli stessi dipendenti raccontano di aver saputo della nuova nata solo a cose fatte. Intanto Flashbank al Nord investiva e ci teneva a 'marcare' il territorio 'straniero': la banca decise di tuffarsi in una nuova avventura, quella della sponsorizzazione niente meno che dell'Inter di Moratti, non la prima squadra ma la Primavera.

Lì finì una cifra consistente di soldi dai risparmiatori abruzzesi e della provincia teatina in particolare. Si puntava in alto.

A Milano venne posta anche la nuova direzione generale, mentre a Bologna rimase un ufficio che curava soltanto le cessioni del quinto dello stipendio. A Potenza c'erano dei mediatori della ex Safibo e anche lì si aprì una filiale. Nei progetti c'era anche l'apertura di un ufficio a Palermo, poi slittata perchè non si concretizzò mai l'accordo con i mediatori.

A Milano vennero inviati sia Galbiati come direttore commerciale ed anche Walter Di Rita, il responsabile dell'area crediti, già dipendente Carichieti.

Oggi è proprio Di Rita che compare nell'ordinanza della procura di Milano (non risulta indagato) come referente della Flashbank per il gruppo Perego, la società in odore di 'Ndrangheta che voleva scalare la Cosbau che si occupa di costruzioni, e anche di «edifici prefabbricati destinati alle famiglie terremotate del recente sisma in Abruzzo» che sarebbe riuscita ad aggiudicarsi un appalto da 21 milioni di euro.

E la scoperta di quella inchiesta è stata una doccia fredda per Chieti. Intanto Di Rita se da un lato potrà recriminare di non essere stato nominato dirigente e rimasto funzionario, dall'altro lato potrà difendersi sostenendo che le delibere che riguardano finanziamenti milionari vengono deliberate dal Comitato Esecutivo o dal Consiglio di Amministrazione.

Così come da Chieti non si poteva non sapere delle 'forzature' per alcune operazioni a favore di clienti sovraesposti a cui si continuava a dare 'fiducia' con rischi di perdite altissime.

Una stessa anomalia riscontrata anche in Carichieti dove posizioni 'incagliate' (in pratica lo stadio immediatamente precedente a quello della sofferenza vera e propria) avrebbero fatto registrare rapporti di sportello normalissimi e in continuo movimento. Insomma fidi e mutui venivano erogati ma le rate non pagate.

LA STAGIONE DELLA MERKER

In attesa che il Cda decida sul futuro della Flashbank alcuni dipendenti hanno la sensazione che stia per chiudersi un ciclo. Un ciclo importante, che ha reso la banca solida, importante in tutta la città, spesso vista, a torto o a ragione, legata a doppio filo con i 'poteri forti' ma che dal canto suo potrà vantare di non essere mai stata scalfita da una indagine o da uno scossone giudiziario.

E la stagione di Tizio in casa Carichieti sarà sicuramente ricordata anche per la vicenda Merker nella quale la Cassa di risparmio era la capofila di una cordata di banche che finanziarono il colosso di Tocco da Casauria.

Il sistema bancario italiano, però, in quella occasione subì la perdita di oltre 130 milioni di euro per il finanziamento in pool erogato all'azienda, andata in default a distanza di pochi mesi dall’erogazione dei soldi, ancor prima che iniziasse l'attività produttiva per la quale era stata costituita.

Una operazione coordinata e seguita in prima persona da Di Tizio che quando crede fortemente in una cosa si spende senza delegare.

All'epoca dei fatti il super direttore sedeva anche nel CdA della Merker con l’allora amministratore delegato Gianfranco Ramoser, a quei tempi sotto le lenti della magistratura, non solo italiana, ma anche tedesca. Eppure questo non mise in allarme nessuna banca.

La perdita per la sola Carichieti, all’epoca dei fatti, si è attestata sui 25 milioni di euro, un importo rilevante per una piccola banca di provincia.

Carichieti se la cavò con una semplice multa ed un richiamo alla riorganizzazione interna, riuscendo a dimostrare che le potenziali perdite sui crediti Merker erano state controbilanciate dall'istituzione di adeguati fondi su rischi nel passivo del bilancio stesso.

Ma oggi più di qualche dipendente ha la sensazione che si stia continuando, anche in prima persona, a pagare per quelle perdite in quanto il Vap, che è un'indennità aggiuntiva che viene inserita nel premio di rendimento annuale, più o meno costante negli anni se non in aumento progressivo, è stato nel 2010 pesantemente ridotto e ci si sarebbe trovati in busta paga di maggio scorso una diminuzione tra i 300 ed i 600 euro a seconda del grado rivestito. Possibile?

Nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria, invece, le banche sono diventate vittime a causa della loro superficialità e Ramoser a novembre scorso ha chiesto il patteggiamento.

Dopo quel periodo si ricorda ancora il via vai continuo degli ispettori di Bankitalia per alcuni mesi (era il 2009): in tutto quel lasso di tempo l'attività della banca venne completamente paralizzata, venne chiesto alle filiali di non inviare in direzione alcuna pratica di fido e di limitare solo all'essenziale la corrispondenza verso la direzione.

Anche dopo quella bufera Di Tizio restò al suo posto.

Non era ancora «stanco» come oggi. Aveva ancora voglia di combattere.

Alessandra Lotti 27/01/2011 8.03

 

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