Sinistra Ecologica: «scongiurare la chiusura del centro Procter&Gamble»

Alessandro Biancardi

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SAMBUCETO. Il 18 gennaio scorso la direzione generale della Procter&Gamble ha comunicato ai 130 lavoratori la chiusura del Centro di Ricerca a partire da giugno 2012.

Tanti gli appelli lanciati nelle ultime ore dai sindacati e dai lavoratori ma anche dal presidente della Regione, Gianni Chiodi, e dal presidente della Provincia Enrico Di Giuseppantonio (ai quali si è aggiunta l'interpellanza in Consiglio regionale di Saia e Acerbo) affinchè si faccia pressione sulla multinazionale e si chieda un ripensamento.

Nel caso in cui ci fosse realmente questa delocalizzazione (destinazioni previste America, Asia e Europa) l’area metropolitana Chieti-Pescara verrebbe a perdere l’unico punto di ricerca esistente qualificato a livello mondiale.

Alla fine degli anni Sessanta la Fater, del gruppo Angelini, iniziò la produzione dei pannolini. Dalla Fater poi nasceva, nella metà degli anni Settanta, la Fameccanica a cui si aggiungeva, ad inizio anni Ottanta, la Faricerca (San Giovanni Teatino), che lavorava sul design e su nuovi materiali per articoli igienici vari, supportando in questo modo l'azienda di produzione Fater.

Faricerca sviluppava nuovi prodotti, la Fater li produceva e la Fameccanica costruiva o modificava le macchine di produzione per soddisfare rapidamente le esigenze di nuovi design di prodotto ed anche per migliorare la produttività attraverso macchine sempre più moderne ed efficienti. Questo trinomio permise al gruppo di monopolizzare il mercato italiano con vari marchi, tra cui Lines pannolini per bambino e Lines assorbenti per donna.

La Faricerca per un periodo è stata coinvolta dalla joint-venture Angelini e Procter e in un secondo tempo è stata assorbita totalmente dalla Procter & Gamble.

La Procter &Gamble ha sviluppato collaborazione con centri di ricerca e le Università a livello nazionale ed europeo, stipulando accordi con il CNR e promuovendo progetti finanziati anche dall’Unione Europea.

Giuseppe Visco, coordinatore cittadino Sinistra Ecologia e Libertà di Chieti e Daniele Licheri, coordinatore di Pescar ritengono che questo centro di eccellenza della ricerca debba restare nell’area metropolitana: «la sua chiusura verrebbe a creare al territorio (indotto produttivo e servizi di circa 500 persone) un danno pesantissimo in questo momento di così grave crisi economica ed occupazionale. In Abruzzo già la provincia dell'Aquila è fortemente in ginocchio per il terremoto del 6 Aprile 2009; non si capisce come Procter & Gamble, che è ritenuta essere una azienda molto attenta alle problematiche sociali (vedi iniziative sulla sostenibilità sociale, portata avanti con gruppi di lavoro chiamati Live Learn and Thrive) non abbia in questo frangente considerato questo importante aspetto tenendo momentaneamente il sito di Pescara fuori dallo studio di riorganizzazione.

Diversi tecnici e manager sono ex ricercatori del centro di ricerche di Roma che chiuse nel 2001. Essi si troverebbero, nuovamente e paradossalmente, nella medesima drammatica condizione già vissuta 9 anni fa. E tutti i ricercatori del sito pescarese non possono accettare l’idea che per essere cittadini lavoratori del 21° secolo si debba vivere come nomadi nel deserto della globalizzazione».

Sel chiede agli enti locali e soprattutto alla Regione di far sentire la propria voce.

«Ci uniamo al sindacato e ai lavoratori», dicono Visco e Licheri, «in questa lotta per fermare la corsa delle multinazionali e i metodi “marchionneschi” che cominciano a dilagare nella nostra Italia».

25/01/11 11.59