Conceria Sagifur Rapino, l'ex sindaco: «torna il rischio per il nostro paese»

Alessandro Biancardi

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RAPINO. Torna ad aleggiare sugli abitanti di Rapino lo spettro della Sagifur, la conceria di pelli, attività insalubre di prima classe, non autorizzata dalla Regione.IL SINDACO: «ABBIAMO SANATO GRAVI IRREGOLARITA'» 

La vicenda la ricorda Rocco Micucci, sindaco del Comune per 10 anni e oggi all'opposizione. Secondo l'ex primo cittadino, che durante la sua amministrazione ha sempre tenuta a freno l'operatività della conceria, adesso ci sarebbe un nuovo allarme a seguito della variante al Piano Regolatore eseguita dall’attuale Amministrazione Cocciaglia.

Con la delibera numero 30 del 23.11.2009 è stata revocata una precedente delibera del 2006 con cui si assegnava la destinazione B4 (residenziale-artigianale)  all’area sulla quale sorgono i capannoni della ditta, attribuendo ad essa una nuova destinazione urbanistica D2 per poterla così trasformare in zona industriale. 
Contro tale decisione si sono schierati i Consiglieri Comunali della Bilancia, perchè sui capannoni della ditta Sagifur esiste addirittura un’ordinanza di demolizione e quindi non sarebbe giusto, secondo loro, «oltre che per nulla rispettoso delle leggi», dare un premio a chi ha violato le regole. Inoltre i Consiglieri di minoranza ricordano che il Tar si era già espresso a favore della destinazione urbanistica B4 della zona in questione, respingendo il ricorso della stessa ditta che chiedeva la destinazione D2.
Non ascoltati in Consiglio Comunale, gli esponenti della minoranza lo scorso 25 giugno hanno depositato  un esposto presso la Procura della Repubblica di Chieti, «affinché  voglia accertare la sussistenza di eventuali comportamenti penalmente rilevanti al fine di chiederne la relativa punizione».
Dopo aver  avviato un procedimento penale, il magistrato della Procura ha ordinato il sequestro di tutti gli atti originali relativi alla variante, requisizione avvenuta ad opera della Digos nel luglio 2010, ricorda oggi Micucci.

All'epoca la notizia è venuta fuori soltanto durante l’infuocato Consiglio Comunale del 23 Dicembre scorso, convocato per respingere le osservazioni dei cittadini residenti contrarie alla trasformazione in zona industriale.

In quella sede proprio il capogruppo di minoranza ha reso nota tale notizia, esponendo nuovamente lo stato di fatto e le perplessità relative al comportamento e alle operazioni dell’Amministrazione Cocciaglia su questa variante.

«Sconvolgenti le risposte del sindaco», commenta Micucci, «che, sempre durante l’ultimo consiglio comunale del 23 dicembre scorso, ha sostenuto che non tiene conto dei pareri ostativi espressi sia dalla Provincia di Chieti che dall’Arta perché “il potere è esercitato dal popolo attraverso i suoi rappresentanti, per cui non può un ufficio qualunque della Provincia impedire le decisioni del Consiglio Comunale». 

E in relazione al sequestro dei documenti originali, il sindaco Cocciaglia ritiene di essere nella piena legalità poiché possiede le “copie conformi” di quei documenti.

«È come se la polizia sequestrasse il libretto di circolazione di un’auto ed il proprietario continuasse a viaggiare con quell’auto perché si era fatto una fotocopia del libretto», ironizza il capogruppo di minoranza. 
Di questo sequestro della Procura, avvenuto nel mese di luglio, non sono stati allertati neanche gli Enti che ad Ottobre hanno partecipato alla Conferenza dei Servizi e che hanno l’obbligo di rilasciare i propri pareri in merito.

In quella sede la Provincia di Chieti Settore Urbanistica aveva fatto richiesta al Comune di una serie di documenti e chiarimenti, a cui si sono associate anche Arta e Asl, senza il soddisfacimento dei quali non era possibile andare avanti.

Inoltre, prima del consiglio comunale, la Provincia di Chieti ha invitato il Comune a «riflettere su un iter procedimentale sicuramente singolare nel suo percorso» e non aderente al quadro normativo di riferimento, mentre l’Arta ha chiesto al Comune di iscrivere detto sito nell’anagrafe dei siti contaminati della Regione Abruzzo.

«Nessuna determinazione in merito può essere intrapresa senza un piano di caratterizzazione, cioè senza indagini che determinino il livello di contaminazione per l’attività precedentemente svolta e le eventuali procedure di bonifica da adottare» dichiara il capogruppo della minoranza Micucci. 
A tal riguardo l’Arta, venuta a conoscenza del consiglio del 23 dicembre, avrebbe inviato, secondo l'ex primo cittadino, la propria nota direttamente alla Procura della Repubblica.

19/01/2011 10.00

«ABBIAMO SANATO GRAVI IRREGOLARITA'» 

«La Variante specifica è da intendersi come “conclusione” dell'iter di approvazione del Piano Regolatore vigente, in quanto il Tar ha annullato la destinazione d'uso sull'area in oggetto, imponendo al Comune di Rapino, la ridefinizione urbanistica non potendo rimanere "zona bianca"», spiega il primo cittadino Rocco Cocciaglia.

«La zona in oggetto non è mai stata classificata come B4 poiché l’iter di approvazione non è mai stato concluso dall’amministrazione Micucci. L’intervento della mia amministrazione non solo ha sanato una grave irregolarità procedimentale-amministrativa commessa dall’ex sindaco ma, attribuendo la destinazione D2 ha dato una classificazione più restrittiva in quanto per essa la norma consente insediamenti produttivi di modeste dimensioni compatibili con la vicinanza di Zone residenziali e di contro esclude insediamenti di attività che producono rumori molesti, esalazioni nocive e immissioni inquinanti negli scarichi ovvero attività che contengono nel loro ciclo produttivo “lavorazioni insalubri” di I e II classe a garanzia della esigenza di tutela ambientale.

Non esiste nessun insediamento di una conceria!»

«Gli atti», prosegue il primo cittadino, «sono stati acquisiti, e non “sequestrati” e sono state rilasciate dall'Autorità indagante copie conformi a tutti gli effetti di legge. Altro che fotocopie.

La denuncia alla Procura della Repubblica fatta dagli stessi Consiglieri di minoranza è stata basata su congetture e teoremi prive di ogni riferimento documentale e ben lontani dai principi di onestà, correttezza e trasparenza su cui si basa questa Amministrazione. La Delibera di Consiglio Comunale di adozione della Variante (n. 16 del 24.6.2010), non è stata mai impugnata di fronte al Tar, autorità competente in materia amministrativa, e quindi essa esplica tutti gli effetti di legge».

21/01/11 8.10