Guardiagrele, sull’ospedale il centrodestra contro Chiodi

Alessandro Biancardi

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 *LANCIANO. CITTADINI ‘TASSATI’ E MALATI MA PRIVATI DI SERVIZI SANITARI*PD: «CLINICHE PRIVATE SENZA ACCREDITAMENTI, SI RISCHIA LA PARALISI»

GUARDIAGRELE. Per Sandro Salvi, sindaco di Guardiagrele, è soddisfacente la sentenza del Tar che ha concesso la sospensiva dopo il ricorso del Comune contro la chiusura del locale ospedale.

 Questo risultato positivo fa piazza pulita delle critiche dell’opposizione di centrosinistra che accusava l’amministrazione di centrodestra di non battersi contro il Piano operativo che ha tagliato l’ospedale.

«Critiche vacue e prive di fondamento» le ha definite Salvi, eletto proprio nel centrodestra dopo una campagna elettorale contro la chiusura di cui veniva incolpata la sinistra.

«Noi ci siamo sempre battuti contro il Piano operativo e ci siamo mossi per assicurare l’assistenza sanitaria ai cittadini di Guardiagrele e non solo – spiega Salvi - il nostro ricorso si fonda su motivazioni squisitamente giuridiche e su osservazioni di natura sanitaria e medica, che alla luce di questa ordinanza si sono rilevate esatte, analitiche, tecnicamente ineccepibili. Da una parte abbiamo contestato la nomina di Chiodi a commissario, dall’altra abbiamo spiegato che i passaggi attuativi del Piano taglia ospedali non offrono garanzie per la sanità sul territorio».

 In pratica il centrodestra locale contro quello regionale, «un primo passo lungo il percorso che questa Amministrazione ha intrapreso nel confrontarsi con la Regione e con la Asl, con una strategia scelta con chiarezza e senza reticenze fin dall’inizio: confronto chiaro, aperto, rispettando le esigenze e gli obiettivi di rientro per il sistema, ma anche proponendo un modello sanitario innovativo capace di migliorare notevolmente questo Piano Operativo».

 Non è dello stesso avviso, cioè non esprime un giudizio positivo sull’ordinanza del Tar, Paolo Damiano, segretario della Destra di Guardiagrele.

«A leggere la motivazione del Tar, sembra di capire che la nuova sospensiva sia stata data più per organizzare il Ppi, il punto di primo intervento, che per “riattivare” e far funzionare a dovere con tutti gli annessi e connessi il Pronto Soccorso e l’Ospedale – sostiene Damiano – Bisognerebbe avere la sicurezza che riaprono i reparti per acuti, altrimenti non serve».

L’impressione è che il Ppi serve solo per scaricare responsabilità medico-legali e non per dare una vera assistenza di emergenza.

«Noi ringraziamo il Gruppo di minoranza “Guardiagrele il Bene in Comune” per avere, per primo e in solitaria, voluto iniziare e condurre la battaglia giudiziaria per cercare di salvare l’Ospedale e la vittoria della maggioranza è una vittoria di Pirro: l’unico suo merito da (non) vantare è quello di un SS. Immacolata che resterà nella memoria dei guardiesi solo come un ospedale che non c’è più».

 15/01/2011 9.41

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LANCIANO. CITTADINI ‘TASSATI’ E MALATI MA PRIVATI DI SERVIZI SANITARI

LANCIANO. «Le tasse le paghiamo come tutti. Le malattie, sfortunatamente, ci colpiscono come colpiscono tutti gli altri. Che colpa abbiamo, dunque, per essere puniti con tale severità e privati delle strutture sanitarie necessarie a salvaguardare la nostra salute?».

Sulla riduzione dei servizi sanitari nell’area frentana interviene l’associazione “Futuro Frentano” che, attraverso il coordinatore Giuseppe D’Autilio e il responsabile Sanità Fausto Bossi tornano sulla questione alla luce della denuncia di qualche giorno fa dei sindaci del comprensorio del Sangro-Aventino.

A seguito della (quasi) chiusura dell’ospedale di Casoli e del ridimensionamento di quelli di Atessa e Guardiagrele, infatti, l’ormai ex Asl di Lanciano-Vasto ha subito pesanti conseguenze con la riduzione di servizi e strutture sanitarie mentre i cittadini si sono ‘riversati’ sull’ospedale di Lanciano che non riesce, ovviamente, a soddisfare pienamente l’alto numero di richieste. A questo si aggiunge, sottolineano i due esponenti dell’associazione, il fatto che nel comprensorio frentano, sangro-aventino e vastese non esistono strutture ospedaliere private convenzionate con il Ssn, a differenza di quanto accade altrove.

Una situazione, secondo la denuncia dell’associazione “Fare Futuro”, che ha visto il territorio frentano pesantemente penalizzato, per esempio, rispetto a quello teatino. Dati alla mano, infatti, emerge che considerando i posti letto anche delle cliniche private convenzionate, la distribuzione dei posti-letto nella ex Asl Lanciano-Vasto risulta essere 1,98 per 1.000 abitanti, contro gli oltre 3 per 1.000 abitanti della ex Asl Chieti-Ortona.

«Per quale oscuro motivo – denunciano dall’associazione Fare Futuro - noi 210.000 e rotti Abruzzesi Citeriori (aumentati in maniera esponenziale durante il periodo estivo, grazie al turismo che ancora ci gratifica!) dobbiamo affidarci a 422 posti-letto, posto che 180.000 inamovibili chietini possono disporre di 533 posti-letto pubblici?».

Da parte di D’Autilio e Bossi un pesantissimo attacco all’indirizzo dei politici locali, assestato con toni che definire forti è un eufemismo: «A questo punto, sarebbe lecito urlare ai nostri politici colonialisti un netto “Perché?”, ossequiosamente sottovoce però, per non risvegliare i loro parchi appetiti appena sopiti dai bagordi natalizi… In attesa del ruttino (ci si passi l’estro poetico!) – aggiungono - di buona digestione, ne approfittiamo per ricordare a tutti (dormienti e sofferenti, nessuno escluso) che il patto nazionale per la salute prevedrebbe 3 posti letto ogni 1.000 abitanti: al fatidico risveglio, sarebbe apprezzato se qualcuno ci spiegasse dove sono finiti i 222 posti-letto desaparecidos, mancanti all’appello dei “Citeriori”. Certo è che se Biancaneve attende il Principe Azzurro – concludono ironici i due esponenti - per ridestarsi, andiamo bene».

Futuro Frentano chiede dunque con forza alla politica regionale e locale di impegnarsi concretamente per la conclusione positiva della vicenda sanità.

«È finito il tempo delle chimere e dei miraggi (ospedali nuovi hanno capito tutti che non se ne faranno). Sosteniamo con forza la revisione degli assetti ospedalieri locali – concludono Bossi e D’Autilio - con la ridistribuzione equa e congrua dei posti-letto disponibili in base alle necessità pressanti del territorio e dei cittadini, eliminando ogni ulteriore forma di valutazione basata sugli ormai squallidi e stucchevoli clientelismi di maniera».

 15/01/2011 9.44

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PD: «CLINICHE PRIVATE SENZA ACCREDITAMENTI, SI RISCHIA LA PARALISI»

 L'AQUILA. A rischio interruzione delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie erogate dai privati, senza proroga degli accreditamenti istituzionali.

 I consiglieri regionali del Partito Democratico Claudio Ruffini, Giovanni D’Amico e Marinella Sclocco hanno presentato un’interpellanza al presidente della Regione e Commissario alla Sanità, Gianni Chiodi.

Nell’interpellanza i consiglieri hanno chiesto di sapere se sono stati presi provvedimenti per prorogare gli accreditamenti alle strutture sanitarie e socio-sanitarie sulla base dell’azione 4 dell’Intervento 10 del Programma operativo 2010 che prevedeva il rilascio degli accreditamenti definitivi da parte della Regione Abruzzo entro la data del 31 dicembre del 2010

«Siamo preoccupati per il mondo delle prestazioni sanitarie e socio-sanitarie» dicono gli esponenti del Pd, «senza accreditamento definitivo le strutture private si ritroverebbero nell’impossibilità di erogare le prestazioni. Temiano che in qualsiasi momento possano essere interrotti i servizi socio-sanitari da parte dei privati in Abruzzo».

Finora era lo Stato a prorogare gli accreditamenti, infatti l’art. 1, comma 796, lettera t), della legge 27 dicembre 2006, n. 296, prevedeva l’obbligo per le “regioni ad adottare provvedimenti finalizzati a garantire che dal 1º gennaio 2010 cessino gli accreditamenti provvisori delle strutture private”.

Ma il termine del 1° gennaio 2010 era stato prorogato al 1º gennaio 2011 dalla legge 191/2009, il problema è che da questa data né la finanziaria nazionale, né il decreto mille-proroghe, né la Regione Abruzzo hanno adottato un nuovo provvedimento di proroga.

«Quindi ad oggi», denunciano preoccupati i consiglieri, «le strutture private della Regione Abruzzo sono senza accreditamento».

«C’è il rischio concreto che i cittadini abruzzesi vengano privati delle prestazioni erogate da circa 200 strutture accreditate fino ad oggi provvisoriamente. Anziani, disabili, minori, centri di riabilitazione, poliambulatori privati, centri di analisi privati e di fisioterapia, cliniche, case di cura,etc.. senza accreditamento e senza la garanzia del rimborso economico potrebbero non garantire più i servizi finora erogati».

Per queste ragioni il Pd ha lanciato l’allarme interpellando Chiodi sulla volontà di esaminare immediatamente questa situazione e decidere nel merito.

«Vogliamo che Chiodi ci dica, nel caso di mancata adozione degli atti di accreditamento definitivo, cosa intendano fare la Regione e l’Ufficio del Commissario per evitare la cessazione dei servizi all’utenza» aggiungono i consiglieri del Pd.

Gli esponenti del Partito Democratico si sono rivolti anche al senatore Giovanni Legnini affinchè nella conversione in legge del Decreto mille-proroghe, venga presentato un apposito emendamento «al fine di posticipare il termine del 01 gennaio 2011, tenendo così in vita le prestazioni finora erogate dai privati».

15/01/2011 10.59