L’incredibile storia di una emergenza: Cerratina riaperta dopo l'ordinanza di Chiodi

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. E’ finita alle 16.51 la paradossale emergenza rifiuti dovuta ad un «errore burocratico» che di fatto ha sancito la chiusura della discarica di Cerratina di Lanciano.

LANCIANO. E’ finita alle 16.51 la paradossale emergenza rifiuti dovuta ad un «errore burocratico» che di fatto ha sancito la chiusura della discarica di Cerratina di Lanciano.

Il presidente Chiodi ha firmato e reso esecutiva una ordinanza che concede anche per il 2011 la possibilità di operare all’impianto mobile di pretrattamento rifiuti di Cerratina.

Conseguenza inevitabile del ritardo, però, è stato l’accumulo di spazzatura ed immondizia in quei comuni -specie quelli più grandi- che hanno risentito anche del periodo di festa (nel quale si produce maggiore immondizia). I camion pieni di rifiuti tra il 2 ed il 3 gennaio si sono trovati le porte chiuse dell’impianto “mobile” gestito dalla Ecologica Sangro.

Non potendo scaricare sono rimasti pieni ed impossibilitati a proseguire il lavoro. Una situazione incresciosa che è ancora tutta da chiarire, anche perchè sono cominciati i rimpalli di responsabilità. Impossibile però non pensare ad una superficialità che sfiora il dilettantismo manifestando tutto il rischio a cui si sottopone la popolazione per certe “sviste”.

Detto questo l’emergenza di ieri non ha nulla a che vedere con quella generale dovuta alla prossima chiusura di altre discariche regionali (6) perché arrivate a saturazione, mentre altre non sono ancora pronte. Tutto ciò accade mentre la raccolta differenziata rimane ferma a percentuali minime. Se da dieci anni a questa parte si fossero attuate vere politiche per lanciare la differenziata sull’intero territorio non si sarebbe arrivati alla saturazione delle discariche e non sarebbe stato necessario aprirne di nuove. Con tutta probabilità le tasse a carico dei cittadini sarebbero state di gran lunga inferiori.

 LE RESPONSABILITA’ DEL CONSORZIO

 Un punto è certo e non messo in discussione: al consorzio comprensoriale di smaltimento dei rifiuti di Lanciano toccava chiedere la proroga per il 2011 per l’attivazione dell’impianto mobile di Cerratina. Meno certo è il momento in cui tale richiesta è stata avanzata alla Regione. Ieri un infuriato sindaco di Lanciano, Filippo Paolini, che ha lanciato l’allarme, aveva parlato di un ritardo del Consorzio nel richiedere la proroga.

Secondo il presidente del Consorzio, però, tale richiesta sarebbe stata fatta il 25 novembre 2011. Secondo invece la Ecologica Sangro sarebbe arrivata in Regione e dunque protocollata il 29 novembre «fuori tempo massimo», cioè in ritardo rispetto ai termini di legge. Secondo Alessandro di Francesco, presidente di Ecologica Sangro spa le responsabilità sarebbero soltanto del Consorzio e dei suoi ritardi.

In realtà se il ritardo c'è stato sarebbe dovuto ad una situazione incerta della normativa.

«Anche nel 2009 la richiesta è stata infatti inoltrata nel mese di novembre», ha spiegato Gianpanfilo Tartaglia, presidente del Consorzio, «e l’autorizzazione regionale con la proroga della campagna di attività è intervenuta a distanza di 8 mesi, proprio quando, a quadro normativo invariato, era già intervenuta la decisione della Corte Costituzionale che aveva cassato l’art. 46 della Legge Regionale della Regione Umbria».

Da oggi dunque di fatto l’emergenza dovrebbe cessare e tutto dovrebbe tornare alla normale… emergenza.

IL GIALLO DEL CIVETA

Come in tutte le storie non particolarmente chiare c’è anche un piccolo giallo che riguarda la posizione del consorzio Civeta di Vasto al quale il consorzio di Lanciano (in emergenza) aveva chiesto di poter conferire i rifiuti perché più vicino rispetto alla discarica della Marsica poi effettivamente utilizzata. Incidendo sul costo dello smaltimento dei rifiuti anche la distanza della discarica, il diniego del consorzio Civeta ha una certa importanza.

E qui il giallo: secondo Tartaglia (Consorzio Lanciano) il Civeta si sarebbe detto indisponibile a ricevere i rifiuti di Lanciano.

Lo smentisce invece il sindaco di Cupello, Angelo Pollutri(Pd), che parla in nome del Civeta: «era questo l’unico atteggiamento istituzionale corretto», ha detto Pollutri. Non si capisce allora perché il consorzio neghi e perché di fatto i rifiuti siano finiti nella Marsica.

Dietro però c’è una certa tensione dovuta ad una analoga situazione verificatasi tra il dicembre 2008 a marzo 2010. In quegli anni il Civeta in emergenza e senza possibilità di smaltire i rifiuti in zona si rivolse al consorzio di Lanciano dove conferì per oltre un anno, con conseguente lievitazione dei costi della relativa tassa.

Al Civeta però –secondo quanto riferisce il sindaco di Cupello- fu negata una ordinanza del presidente della Regione analoga a quella emessa in via d’urgenza ieri per salvare il consorzio di Lanciano. In pratica sostiene Pollutri, in conseguenza della mancata ordinanza di Chiodi, il Civeta ha maturato un debito nei confronti del consorzio di Lanciano di oltre 6 milioni che è stato pagato dai cittadini tutti. La cosa si poteva però benissimo evitare, secondo il primo cittadino, se Chiodi avesse utilizzato lo stesso metro di ieri: apertura immediata dell’impianto vastese.

«Tale atteggiamento costituisce una beffa per gli amministratori e gli amministrati del territorio vastese», dice Pollutri, «non abbasseremo la guardia e metteremo in campo azioni eclatanti», promettono i sindaci del vastese.

Si vedrà. Quello che emerge in maniera palese sono gli scontri che la politica alimenta e gli interessi spesso oscuri sottesi. E’ possibile che quello che asserisce il sindaco del Pd, Pollutri, possa essere vero? E’ possibile che davvero Chiodi si sia comportato in maniera differente perché il consorzio è sotto l’influenza del centrodestra mentre i consorzio Civeta è “occupato” dal centrosinistra? Risposte che dovrebbero essere assicurate in una democrazia mentre a causa di questi giochi la Tarsu aumenta.

L’IMPIANTO “MOBILE”

Il decreto legislativo numero 36 del 2003 prevede che i rifiuti prima di essere conferiti in discarica devono essere trattati. Nel 2005 il Consorzio di Lanciano ed il gestore (Ecologica Sangro spa) hanno concordato che nelle more della progettazione della realizzazione di un impianto definitivo di trattamento meccanico biologico dei rifiuti si potesse avviare la realizzazione di un impianto provvisorio definito appunto “mobile” per adeguarsi alla normativa.

Nel 2007 impianto mobile è entrato in funzione provvisoriamente nell'attesa di realizzare l'impianto definitivo. Ogni impianto mobile (e dunque teoricamente de localizzabile) ha bisogno del rinnovo delle singole campagne di attività con cadenza annuale. Tale richiesta di rinnovo deve essere fatta dal titolare dell'impianto cioè il consorzio e non dal gestore.

Nella risposta al Consorzio della Regione Abruzzo datata 30 dicembre 2010 si evidenzia il ritardo nella richiesta da parte del Consorzio di Lanciano che dunque avrebbe presentato tardivamente la propria richiesta.

Il gestore dell'impianto mobile, la Ecologica, non avendo il permesso di operare e rischiando di incorrere in sanzioni penali dal 1 gennaio 2011 ha dovuto chiudere i battenti dell’impianto senza dunque averne colpa.

Arrivata via fax alle 16.51 l'ordinanza del presidente Chiodi la stessa società ha immediatamente riaperto l'impianto mobile calcolando che nell'arco delle prime due ore di smaltimento sono stati conferiti oltre 150 tonnellate di rifiuti pari ad un intero giorno lavorativo.

Per consentire lo smaltimento dei rifiuti accumulati è stato previsto anche che le squadre di operatori lavorassero fino alle ore 3 del 5 gennaio ininterrottamente.

Altra certezza di questa brutta storia è sicuramente l'aggravio dei costi sebbene limitato ai primi quattro giorni dell'anno con il quale il consorzio di Lanciano dovrà fare i conti e non si esclude che ancora una volta si possa ricorrere all'aumento della tariffa pagata dai cittadini.

05/01/2011 8.22