Il Comune di Vasto vuole un porto turistico, Italia Nostra prepara la mobilitazione

Alessandro Biancardi

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VASTO. Ne arriva un altro. L’ennesimo porto turistico sulle coste abruzzesi che può vantare un elenco lunghissimo di opere simili (e molte proposte) . Molte delle quali vanno annoverate come pessime storie.

VASTO. Ne arriva un altro. L’ennesimo porto turistico sulle coste abruzzesi che può vantare un elenco lunghissimo di opere simili (e molte proposte) . Molte delle quali vanno annoverate come pessime storie.

Il Comune lancia l’idea di una nuova opera di cemento a mare in località Casarza e Trave di Vasto per costruire un nuovo approdo per diportisti. Una iniziativa imprenditoriale ed un servizio agli amanti del mare. C’è da notare però che i dati relativi ai porti in Abruzzo sono di gran lunga superiori alla media nazionale (cioè ci sono molti porti in relazione ai chilometri e alla popolazione). Ne parlammo in una nostra vecchia inchiesta del 2006.

Che problema c’è? La risposta errata è “nessuno”. Infatti sebbene le diverse relazioni tecniche di quasi tutti i progetti approvati ed alcuni realizzati avallano la costruzione degli approdi spesso non si tiene conto di elementi fondamentali. L’elenco qui è davvero lungo: a Pescara non si è tenuto conto del nuovo molo costruito nel 2005 né della diga foranea che ha strozzato la foce del fiume con la conseguenza di insabbiare il porto canale ed il porto turistico. A Francavilla non si è tenuto conto che si stava costruendo in un’area Sin (sito di interesse nazionale) così come l’eventuale inquinamento. Il risultato è una incompiuta a rischio demolizione (ma sempre rigorosamente a carico delle casse pubbliche). E poi ci sono i problemi legati alla gestione, al numero di imbarcazioni spesso esiguo che realmente sfruttano l’opera pubblica…

Altro problema sottovalutato è la diretta conseguenza dell’opera a mare sulle coste adiacenti. In altre parole l’erosione e comunque il cambio della linea della costa. Problemi spesso non dichiarati che portano all’altro grande esborso di denari pubblici per le opere di rinascimento che non servono a nulla.

Così fioccano le proposte di nuovi approdi in diverse amministrazioni comunali che evidentemente notano un interesse pubblico: se ne parla in questi giorni (senza carte) a Montesilvano ma anche a Vasto dove addirittura Italia Nostra minaccia la sollevazione popolare per diversi aspetti.

«E' l'ennesima grave inaudita aggressione al territorio vastese», dice la sezione locale di Italia Nostra, «un'aggressione che dev'essere contrastata con forza dalle forze politiche, ambientaliste e da tutta la società civile che ambisce a tutelare e difendere le ricchezze della costa vastese, e non a svenderle ai profitti di pochi. Tutti gli strumenti a disposizione devono essere utilizzati per fermare questo nuovo scempio».

Così Italia Nostra sosterrà le associazioni, i movimenti e i comitati ambientalisti che si impegneranno nella difesa di un'area bellissima, dal grande pregio ambientale.

«Chiediamo che anche l'Amministrazione Comunale di Vasto si opponga fortemente al progetto», si augura Itali Nostra, «e finalmente porti a realizzazione la costituzione della Riserva Naturale di Casarza, che proprio i luoghi interessati dal nuovo progetto andrebbe a comprendere e tutelare, e che da troppi anni attende. Vasto, esattamente come gran parte della costa teatina, è fortemente compromessa dall'erosione. Innumerevoli studi hanno dimostrato quanto la costruzione di porti, che modificano la circolazione delle correnti sottocosta, acceleri notevolmente i fenomeni erosivi».

Secondo il sodalizio la città soffrirebbe «l'imponente cementificazione che, in poco più di un decennio, ha stravolto il tessuto cittadino»; inoltre Vasto potrebbe essere –sempre secondo l’associazione- tra i luoghi più importanti del futuro Parco della Costa Teatina.

Come andrà a finire. Anche su questo tema un ruolo importante e forse decisivo sarà giocato dall’informazione che ruoterà intorno al progetto e alla trasparenza dell’intera operazione.

03/01/2011 13.10