I consiglieri di minoranza vicini ai lavoratori delle cave di Rapino

Alessandro Biancardi

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RAPINO. In questi giorni si è tornati a discutere delle cave di Rapino: da un lato c’è l’amministrazione comunale che ha richiesto l’immediata chiusura dell’attività, dall’altro l’imprenditore della Sad Emidio Alimonti.

E poi ci sono i lavoratori che il 23 dicembre, durante un consiglio comunale, hanno duramente protestato contro l’amministrazione per aver sollecitato la chiusura delle cave, non pensando minimamente alle conseguenze che le proprie famiglie dovranno affrontare a causa di tale chiusura. «Manifestare per il diritto al lavoro non può essere tacciata di strumentalizzazione», dichiarano i consiglieri di minoranza, rappresentati dal capogruppo Rocco Micucci.

«La vicenda va avanti da diversi anni, quello delle cave è sempre stato un problema oggettivo per Rapino, ma chiudere improvvisamente un’attività lavorativa così importante, che dà il posto di lavoro a tanti cittadini rapinesi e non, soprattutto in un momento critico come questo, non è stata una scelta opportuna e da buon padre di famiglia».
Con la precedente amministrazione, guidata proprio dall’allora sindaco Micucci, erano stati ottenuti due risultati, frutto di incontri, a volte anche scontri, con la ditta. Ma alla fine il Comune di Rapino era riuscito ad ottenere un ristoro economico del 3% sul fatturato della ditta, riversato in opere per il paese e in servizi per i cittadini; introito di cui ha continuato a beneficiare anche l’attuale amministrazione.

Inoltre Micucci, con l’appoggio del Parco Nazionale della Maiella, aveva preteso dalla Sad il recupero morfologico delle zone interessate, con un’operazione di rinverdimento per non lasciare un evidente detrattore ambientale.

«Un recupero che in questi anni è stato eseguito», assicura Micucci, «ed è infatti visibile ad occhio nudo, contestualmente alla prosecuzione delle attività estrattive, che ha garantito lavoro alle numerose famiglie».
Questa attività estrattiva era certamente destinata a terminare, ma non prima di aver finito il progetto di recupero, per non lasciare sulla montagna quello squarcio causato da anni di estrazioni incontrollate.

«Il sindaco deve prendersi la responsabilità di aver scritto personalmente una lettera al Parco», continua il consigliere di minoranza, «alla Regione Abruzzo e alla Forestale sollecitando la chiusura delle cave, che in ogni caso, da più di 50 anni,  rappresentano una risorsa per il nostro territorio. E deve prendersi la responsabilità di aver lasciato in mezzo alla strada tante famiglie che presto non avranno più un lavoro in un momento così drammatico per la nostra economia, scelta che non consente una ricollocazione della maestranza e la riconversione dell’attività, come invece era stato programmato».

30/12/2010 16.43