Ato chietino, in 7 anni realizzato solo il 6% degli investimenti. Spesa del personale +328%

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Mercoledì 29 dicembre presso il Palazzo degli Studi alle ore 15, durante l’assemblea pubblica dei sindaci, proprietari effettivi dell’Ato, si parlerà di revisione tariffaria.

LANCIANO. Mercoledì 29 dicembre presso il Palazzo degli Studi alle ore 15, durante l’assemblea pubblica dei sindaci, proprietari effettivi dell’Ato, si parlerà di revisione tariffaria.

Cioè di aumentare il costo dell’acqua all’utenza per ripianare i debiti accumulati nelle passate gestione senza poter capire né come si siano creati i debiti né a causa di chi.

Così in piena crisi economica l’Ato Chietino rischia di gravare ulteriormente sulle famiglie nell’erogazione di un servizio essenziale come quello idrico.

Le associazioni Wwf e Abruzzo Social Forum, tornano ad esprimere forte preoccupazione per gli esiti dell’assemblea anche perché nessun sindaco si sarebbe mostrato critico verso la mancanza di trasparenza e le passate gestioni debitorie.

La proposta di revisione della tariffa che i cittadini si vedranno applicare si basa su una analisi del precedente Piano d’Ambito del 2003.

Dall’analisi dei dati e da una previsione di investimenti proiettati al 2032 si prevede, per farvi fronte, un aumento della Tariffa del 15%. Nel Piano d’Ambito del 2003 gli investimenti previsti per gli anni 2003/2009 erano, in totale, pari a €113.001.336, mentre gli investimenti effettivamente realizzati nello stesso periodo ammontano a € 7.119.939. Dunque la differenza tra ciò che si prevedeva di investire e ciò che si è realmente investito è di €105.881.397.

Solo 6,3% di quanto previsto è stato realmente investito. Per quale motivo non si è tenuto fede agli impegni? Chi pagherà la mancata realizzazione di opere fondamentali per aumentare la qualità del servizio?

«Tutti si chiedono chi abbia sbagliato», dicono le associazioni, «chi doveva controllare il discostarsi tra previsione e verifica dei consumo, chi aveva fatto le previsioni nel 2003 o chi nel tempo non è stato in grado di realizzare i progetti e dunque di effettuare gli investimenti. Ma la domanda alla quale tutti i cittadini dell’ Ato n.6, attraverso i sindaci che li rappresentano, vorrebbero avere una risposta su come sia possibile che, non avendo rispettato un Piano di sei anni (2003/2009), se ne presenti uno che ha la pretesa di pianificare le attività e gli investimenti fino al 2032 (€ 241.465.786)».

In pratica la previsione degli investimenti futuri si raddoppia e per questo sarebbe necessario aumentare la tariffa.

Dalla lettura dei documenti del piano per la modifica della Tariffa, fanno sapere le associazioni, inoltre si ricava che a fronte di un numero costante di dipendenti (178 a regime) si è passati da una spesa per il personale di €1.578.892 al 2003 a €5.187.730 del 2009.

L’aumento per i costi del personale è stato del 328% .

Inoltre, sempre secondo le associazioni, non si sarebbe ottemperato alla normativa comunitaria sulla Valutazione Ambientale Strategica che deve essere espletata per legge. La proposta di revisione tariffaria perciò non potrebbe essere approvata e soprattutto non può essere fatto senza una discussione aperta ai cittadini e alle comunità locali.

 «NESSUNA DEMOCRAZIA, NESSUN CONTROLLO, NESSUNA TRASPARENZA»

 «Stando così le cose, le regole delle democrazia sono completamente sovvertite», sottoscrivono in un documento comune le associazioni ambientaliste, i movimenti, i cittadini che hanno sempre difeso la gestione pubblica dell’acqua (ultimamente raccogliendo in Abruzzo più di 25 mila firme per il referendum contro la Legge Ronchi di privatizzazione).

I diversi sodalizi si appellano per questo ai sindaci affinché «non approvino questa proposta scellerata e irragionevole e mettano in atto tutte quelle azioni necessarie ad una condivisione e partecipazione all’iter della proposta di rettifica della tariffa».

28/12/2010 16.04