Prorogate le indagini per la Giulianese ma le banche non ci sono

Alessandro Biancardi

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Prorogate le indagini per la Giulianese ma le banche non ci sono
GIULIANO TEATINO. Antonio Profeta, Carlo Vizzani, Antonio Di Cintio, Maurizio Flacco, Mauricio Iannotti, Marco Gollo, Adele Masucci, Franco Amicone, Luigi Zepponi, Antonio De Luca, Giuseppe Di Renzo.

Sono gli 11 indagati per il buco milionario della cooperativa “La Giulianese” di Giuliano Teatino che hanno ricevuto nei giorni scorsi la comunicazione della proroga delle indagini (il primo termine era scaduto a novembre). Come si ricorderà, la gestione della Cooperativa affidata ad Antonio Profeta ha prodotto debiti milionari, coperti con prestiti bancari i cui fideiussori sono stati i soci della Cooperativa. Il caso è esploso quando le banche, dopo essere state molto generose con Profeta, hanno chiesto agli ignari fideiussori di restituire milioni di euro, pignorando le loro case e le loro proprietà (Profeta risulta nullatenente). Intanto, la cooperativa è stata messa in liquidazione, mentre le banche e l’Agenzia delle entrate scalpitano per recuperare i soldi, tra cui oltre 1 milione di tasse evase. Di qui anche l’inchiesta per capire cosa c’è dietro i soldi scomparsi. La notizia della proroga è filtrata perché la comunicazione, prevista dalle norme a tutela degli indagati, è arrivata anche a persone che sono state vittime dei giochi della Giulianese e che mal sopportano di essere in compagnia di chi li ha fatti trovare in un guaio molto più grande di loro.

Ma l’iniziativa del pm Giuseppe Falasca era dovuta, vista la complessità dei riscontri di tutta la storia affidati alla Guardia di Finanza di Chieti, e testimonia che l’inchiesta continua e le ipotesi di accusa devono essere tutte provate.

La proroga delle indagini però dice anche un’altra cosa: che non si era pronti a chiudere l’inchiesta a novembre. Il perché può essere spiegato con il fatto che gli elementi di prova raccolti non sono sufficienti oppure si vogliono definire ulteriori filoni di indagine connessi.

 Ma c’è chi è preoccupato ed ha scritto a PrimaDaNoi.it che ha sollevato il caso de La Giulianese mesi fa:«essere inseriti in un elenco come indagati insieme ad uno o forse più autori di questa truffa, è molto umiliante per me e per quei ragazzi dipendenti della stessa azienda che sottomessi ingenuamente sono stati coinvolti. Oltretutto sono rimasti senza stipendio e senza posto di lavoro, e con ipoteche e segnalazioni alle banche dati, al comitato per il credito o disoccupati per aver dato fiducia alla Cooperativa La Giulianese, un’azienda che lavorava benissimo».

 Al telefono questo socio conferma la sua amarezza e si sorprende che tra gli indagati non ci siano tutte le banche che hanno concesso crediti ed aumenti di scoperto senza garanzie. Ma c’è di più: tra gli altri soci sale il malcontento per il comportamento della Bcc Sangro Teatina, la banca locale da cui si aspettavano meno spregiudicatezza e più protezione per loro. Intanto proprio la Bcc, pur di recuperare qualche soldo, è sulla via di un accordo al ribasso, per chiudere questa cattiva gestione del credito con un danno limitato.

Il codice etico di quella banca così recita all’art. 2: “Obiettivo è produrre utilità e vantaggi, è creare valore economico, sociale e culturale a beneficio dei soci”. E all’art. 9 sostiene che “i soci credono ed aderiscono ad un codice etico fondamentale sull’onestà, la trasparenza, la responsabilità sociale e l’altruismo”.  Molti soci non ci credono più, dopo la storia della Giulianese, visto che i soldi delle persone oneste serviranno a coprire operazioni quantomeno spregiudicate.

Sebastiano Calella  23/12/2010 9.43

* LE NOSTRE INCHIESTE SUL CRACK DELLA GIULIANESE