Francavilla: per la Procura i pilastri del porto non sono stabili.

Alessandro Biancardi

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PORTO DI FRANCAVILLA

PORTO DI FRANCAVILLA

FRANCAVILLA. Dopo le polemiche sull’inquinamento della foce del fiume Alento, un’altra tegola si abbatte sulla travagliata storia del porto di Francavilla al mare.

Non solo la struttura appena iniziata rischia di rimanere un’incompiuta, ma addirittura c’è la fondata probabilità che possa essere abbattuta e quindi di scomparire definitivamente. Infatti, la Procura della Repubblica di Chieti ha scritto al sindaco ed alla Capitaneria di porto di  Ortona per lanciare l’allarme sui manufatti in cemento armato lì realizzati e che deturpano quel tratto di spiaggia. Ma non è una questione estetica: quei pilastri sono a pericolo stabilità, quindi intanto vanno isolati impedendo a tutti l’accesso o anche l’avvicinamento, sia da mare che da terra. Poi una conferenza dei servizi del Comune (come si ricorderà il sindaco è il custode dell’area sequestrata) deciderà se abbatterli o meno. E da qualche giorno, da quando cioè è arrivata la comunicazione della Procura, c’è grande agitazione per il sindaco Nicolino Di Quinzio e per la Capitaneria di porto di Ortona preoccupati di far presto ad isolare la zona, come da richiesta ufficiale.

Proprio ieri mattina c’è stato un incontro tra le due autorità alle quali è stata indirizzata la missiva della Procura della Repubblica, che come noto sta indagando sulla regolarità dell’appalto e sull’inquinamento.

La soluzione operativa trovata prevede che la Capitaneria bloccherà l’area dalla parte del mare, il sindaco sigillerà la zona interessata ai lavori per renderla inaccessibile. Dice la comunicazione della Procura che ha per oggetto la custodia del cantiere per la realizzazione dell’approdo per la piccola pesca e per il porto turistico: «poiché il perito della Procura (rectius: il consulente tecnico d’ufficio) ingegner Enrico De Acetis ha riscontrato nel I° lotto anomalie (confermate tra l’altro dal geologo Angelo De Ninni) tali da non assicurare la stabilità delle strutture realizzate, il custode è invitato (naturalmente è un ordine, ndr) a bloccare l’accesso».

 A sorpresa dunque, ma non tanto per chi non crede alla befana, la Procura con una letterina di poche righe spazza via tutte le polemiche sulla possibilità, ventilata da qualcuno, di una ripresa dei lavori alla foce dell’Alento.

In realtà si trattava di un approccio superficiale al problema del porto che è rimasto sequestrato non per un capriccio del sostituto procuratore che indaga, nonostante le voci interessate che sostenevano la “scomparsa” dell’inquinamento. Al contrario sembra che le indagini della Procura hanno dimostrato che l’inquinamento c’è e che sarà molto difficile da combattere per il semplice fatto che ha origine a monte di Francavilla. Detto in altre parole: se i depuratori da Ripa Teatina a Torrevecchia ecc. scaricano acque inquinate o se ci sono altre fonti di inquinamento, la foce è destinata ad essere off limits. Sorprende semmai che dopo aver chiesto al Ministero i fondi per il disinquinamento, la vecchia amministrazione Angelucci abbia iniziato i lavori prima di risolvere l’inquinamento. Eppure sapeva che in quelle condizioni non si potevano realizzare progetti di nessun tipo. Il che fa ipotizzare un duplice sbocco delle indagini: quello penale sull’appalto che non si poteva fare e quello contabile per danno erariale passato (per l’inizio dei lavori) e presente: l’eventuale abbattimento infatti costa. Chi paga?

Sebastiano Calella  14/12/2010 10.00