Ovuli e reni in vendita su Ebay, parla la donna: «non mi sarei tirata indietro»

Alessandro Biancardi

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UNA STORIA, UNA RICHIESTA DI AIUTO. CHIETI. Un rene e gli ovuli in vendita per disperazione, per cercare di sbarcare il lunario. Ne avevamo scritto l’altro ieri.

RICHIESTA DI AIUTOUNA STORIA, UNA RICHIESTA DI AIUTO. CHIETI. Un rene e gli ovuli in vendita per disperazione, per cercare di sbarcare il lunario. Ne avevamo scritto l’altro ieri.

 Sotto l'articolo la protagonista della vicenda, la donna che ha inserito l'annuncio choc su Ebay, ha scritto più commenti, raccontando il suo dramma ed aggiungendo particolari ad una vicenda tragica e drammatica.

Ammette di aver rifiutato interviste con altri giornalisti perchè quello che cerca non è la visibilità. E poi si sfoga e racconta tutta la vicenda. Spiega che il fatto è successo 2 mesi fa e tanta è stata la meraviglia di trovare la propria storia sui giornali. Ammette anche che se qualcuno l'avesse chiamata per acquistare realmente il suo rene o gli ovuli per la fecondazione assistita lei sarebbe andata avanti: «non mi sarei tirata indietro», scrive, «ne' per il rene ne' per gli ovuli. Ho 2 bambini di cui uno lo allatto ancora perchè ha solo 6 mesi. Avevo uno studio fiorente che mi permetteva di vivere, di pagare il mutuo e qualche finanziaria contratta per acquisto di beni da lavoro. Non vado in vacanza dal 2003», continua, «non esco il sabato e a cena o pranzo fuori non so' nemmeno che vuol dire».

Poi spiega il momento più difficile, quando in casa i conti non quadravano più: «clienti in calo, provvigioni ridotte, stessi prodotti offerti in rete alla meta del costo di vendita da noi proposto, ci siamo detti: 'ce la facciamo eccome se ce la facciamo siamo forti'. Poi la cosa e' degenerata e i soldi ogni mese sono iniziati a bastare per pagare la luce a casa (il metano ho diverse fatture arretrate) e comprare da mangiare, vestire i bambini e viverli nella loro piccola felicita', ignari dalla nostra sofferenza».

«Abbiamo lavorato per 30 euro ogni 3 giorni, peggio degli extracomunitari», continua, «abbiamo mangiato l'avanzo dei figli che sia omogenizzato o un pezzo di carne che la bambina non vuole. Con una scusa o con un'altra andiamo a trovare i parenti per fare in modo che ci invitino a mangiare (informati della situazione, ma si sa' quando hai bisogno non ti guarda nessuno in faccia). Mio marito ogni giorno inventa la sua giornata, e io il rene lo voglio ancora vendere».

La donna ricorda anche il giorno in cui è stata scoperta dalla Polizia Postale: gli agenti sono arrivati a casa, «mio marito nemmeno lo sapeva dell'annuncio. Chiarisco le cose, e la polizia postale ci dice rivolgetevi alle istituzioni. Volevano lasciarci dei soldi e se uno di loro mi legge puo' affermare che nonostante ci servano non accettiamo l'elemosina di nessuno. Vogliamo lavorare per pagare debiti e mutuo e mangiare e non vivere nel lusso». Poi l’altro ieri mattina la scoperta di essere finita sui giornali: «stamane mi chiama il capo della polizia postale di Pescara e ci dice che ha dato la notizia ai giornali. Mancavano solo i nomi per il resto ci hanno descritto anche nella professione. Io disperata gli chiedo perche' non mi ha chiamato prima? Le istituzioni non ci hanno nemmeno ascoltato e non vogliamo creare clamore intorno a noi ma preservare l'incolumità dei nostri figli».

«Se qualcuno sa' di un lavoro me lo dica», continua la donna, «io faccio dolci in casa e pasta fresca. Sto sveglia di notte per i pensieri, mio marito ha lavorato 2 giorni per una impresa di consegne ma non lo hanno nemmeno pagato. Per il resto con il cuore in mano vi chiedo di non giudicarci e tanto meno di esentarvi da una qualsiasi forma di commento». Firmato genitori in difficoltà.

Alcuni lettori di Pdn leggono la testimonianza, fanno domande e anche critiche ma la donna replica, ferma, decisa con una dignità che non sparisce mai.
«Rispediamo al mittente ogni forma di cinismo, nelle situazioni bisogna trovarcisi», scrive ancora la donna. «La raccolta delle olive», replica a quanti gli suggeriscono questo lavoro, «inizia a fine ottobre, lo sò perchè abbiamo un piccolo uliveto che ci fa raccogliere il giusto per avere l'olio in casa. Piantiamo pomodori e li usiamo per la salsa, piantiamo zucchine, zucche e altri ortaggi perche' a piantarli si risparmia anziche' comprarli. In campagna, bella gente pronta a parlare, io ci vado», continua come un fiume in piena. «Ah dimenticavo rispediamo al mittente offerte di soldi o di elemosine varie, capite che e' stato il capo della polizia postale di Pescara a darci in pasto a voi e a tutte le malelingue come voi, fatevi un esame di coscienza e continuo a dirvi se avete lavoro chiameteci. Non parlate a vuoto, il nostro dolore è così grande che abbiamo rifiutato la Rai e quanti altri il capo della sezione polizia postale ci ha proposto. Nessun polverone», chiude la donna, «ma per un rene ti danno fino a 50 mila euro e io in questo momento salderei un quinto del mio debito. Respirerei un po' e a mente libera ragioni meglio».

Per chi volesse provare ad aiutare la donna può scrivere una mail alla redazione di PrimaDaNoi.it.

a.l.  04/09/2010 11.45