Frode fiscale e false fatturazioni: due arresti a Lanciano

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. Frode fiscale e fatture false per oltre 2,5 milioni di euro. Sono i risultati di una indagine durata un anno del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza di Chieti.

Questa mattina i militari hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere  e domiciliare emessa dal gip di Lanciano, su richiesta della locale procura della Repubblica, nei confronti rispettivamente di P.V., di anni 45, e C.C. di anni 47,  indagati per l’ ipotesi di reato di frode fiscale e false fatturazioni.

La finanza, coordinata dal colonnello Gabriele Miseri, nel corso delle indagini ha scoperto la violazione della normativa antiriciclaggio ed operazioni finanziarie riconducibili ad uno degli arrestati giudicate sospette. Da queste operazioni le indagini sono partite per arrivare a scandagliare migliaia di documenti delle società riconducibili ai due arrestati ed hanno vagliato ogni singolo movimento bancario.  

 Il calcolo approssimativo a cui sono giunti i finanzieri di Chieti è che le false fatture accumulate ammontano a 2,5 milioni di euro, somma che serviva anche  ad evadere il fisco.

Il sistema fraudolento consisteva nell’emissione di false fatturazioni da parte di  società amministrate da prestanome ma di  fatto riconducibili ad uno stesso soggetto che operava con una delega su tutti i conti intestati alle imprese e di fatto da lui gestite.

Il soggetto utilizzatore provvedeva ad annotare regolarmente le fatture false in contabilità e utilizzare le stesse in sede di dichiarazione annuale ed a pagare le fittizie prestazioni attraverso i conti correnti intestati alla società.

Le somme ricevute in pagamento, dopo essere state versate sui conti della società emittente, sarebbero state restituite in parte ai soggetti utilizzatori attraverso l’emissione di assegni  nei confronti di altre società sempre riconducibili a  P.V. e negoziati da lui medesimo per cassa allo sportello  bancario. 

Il meccanismo avrebbe dunque consentito alla società utilizzatrice l’abbattimento degli utili da sottoporre a tassazione e la costituzione di un indebito credito d’iva  in sede di dichiarazione annuale d’imposta; mentre ai titolari delle società (emittenti ed utilizzatrici) l’acquisizione d’ingenti disponibilità finanziarie e bancarie, tali da permettere la costituzione di una  provvista di fondi da sostituire e trasferire ad altri soggetti per  l’acquisto “in nero” della merce oltre all’accumulo di consistenti proventi di natura illecita, sistematicamente riciclati, derivanti dal pagamento delle fatture false.

07/12/2010 12.25