Cardiochirurgia: un esempio di amministrazione della sanità

Alessandro Biancardi

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Cardiochirurgia il cantiere

Cardiochirurgia il cantiere

CHIETI. Allarme rientrato per la Cardiochirurgia di Chieti minacciata di strangolamento?

Eppure per questo reparto ieri è stata una giornata importante, scandita da tre eventi significativi: la conferenza stampa del Pd al completo proprio nei locali del nuovo edificio di Cardiochirurgia, la riconferma del sostegno Udc a questo polo sanitario di eccellenza, la dichiarazione dell’assessore regionale Mauro Febbo che «ribadisce per l’ennesima volta che l’edificio di Cardiochirurgia sarà completato e che il polo cardiochirugico resta a Chieti».

«Per le spese di gestione elevate che rischierebbero di produrre uno sperpero inaccettabile di denaro pubblico», ha anche detto, «sarà necessario affiancargli un Irccs sull’invecchiamento sulla base di un accordo con l’università d’Annunzio: infatti, diminuendo i trapianti, non ci sarà spazio per questo reparto né a Chieti né a Teramo».

Proprio questa dichiarazione potrebbe spiegare il metodo della politica regionale sanitaria: dire e non dire, fare il contrario di quello che si capisce (vedi la vicenda dei piccoli ospedali: si era capito che il centrodestra non li avrebbe chiusi e invece sono stati cancellati), rassicurare a parole, operare al contrario nei fatti.  E magari poi dichiarare che sono gli altri che non hanno capito.

CARDIOCHIRURGIA PLANIMETRIAChe significa infatti che “l’edificio di Cardiochirurgia sarà completato”? E’ una difesa del reparto o si gioca sulle parole? Se “completamento” significa che il reparto sarà messo in condizioni di mantenere il livello di eccellenza che tutti gli riconoscono (oltre 600 interventi l’anno, e quindi non solo trapianti, il 50% della mortalità di altri reparti analoghi) vuol dire premere perché la Regione fornisca sale operatorie e letti di terapia intensiva. Come sanno gli addetti ai lavori, la strozzatura del reparto è avere poche sale di terapia intensiva: un intervento può durare due/tre ore o più, ma poi il paziente sta in rianimazione per giorni. E se non si liberano i posti non è possibile eseguire altri interventi. Se “completamento” significa solo finire le opere murarie e non realizzare le sale operatorie necessarie o le stanze di terapia intensiva perché costano troppo (e non è vero), Febbo ci dice che Chiodi non vuole dare spazio e futuro alla Cardiochirurgia di Chieti.

Come dimostrano, peraltro le scelte del Piano operativo sanitario. Da una parte le dichiarazioni rassicuranti del sub commissario Giovanna Baraldi: «non si perderanno i posti di terapia intensiva ed il Polo di Cardiochirurgia avrà il suo futuro» che hanno convinto il sindaco di Chieti a non allarmarsi più di tanto. Dall’altra (ecco la doppia versione non detta) i fatti, cioè i numeri del Piano, che non convincono Alessandro Giardinelli, capogruppo dell’Udc in Consiglio comunale.

POCHI LETTI DI TERAPIA INTENSIVA A CHIETI, DI PIÙ A TERAMO

«Alla Provincia di Teramo, con circa 300.000 abitanti, sono stati assegnati 30 posti letto di Terapia intensiva distribuiti su tutti e quattro gli ospedali: 18 a Teramo, 4 a Giulianova, 4 a Sant’Omero, 4 ad Atri – commenta Giardinelli - In provincia di Chieti, con circa 400.000 abitanti e con un Ospedale Clinicizzato con Facoltà universitarie e Scuole di specializzazione, sono stati assegnati 26 posti letto di Terapia intensiva, di cui 12 a Chieti, 8 a Lanciano e 6 a Vasto, escludendo di fatto gli ospedali di Ortona ed Atessa, dove sono presenti sale operatorie recentemente ristrutturate con un’ingente spesa».

 Senza soffermarsi sul diverso trattamento per Teramo e Chieti, e sull’insufficienza dei 12 posti letto che candidano al declino anche il SS. Annunziata, da una parte si dice che la Cardiochirurgia sarà salvata, dall’altra la mancanza di terapia intensiva (e non tanto la mancata realizzazione della sala open space) penalizza la possibilità di effettuare interventi di cardiochirurgia costringendo i pazienti a rivolgersi altrove. E questo potrebbe aprire la strada all’accreditamento di posti letto di Terapia intensiva e di posti letto di Cardiochirurgia presso il privato.

SCENDE IN CAPO IL PD

Di questo però nessuno parla e la polemica è stata spostata sui costi eccessivi della sala open space e della perizia di variante. La strategia del torcinaso? I veterinari, quandoCONFERENZA PD debbono fare un’iniezione ad un cavallo, usano il torcinaso, uno strumento che provoca dolore al labbro superiore dell’animale. Il che distrae il cavallo e consente di operare. Lo stesso è capitato per Cardiochirurgia: tutti sono stati distratti dalle polemiche sul costo eccessivo della sala operatoria open space, quella dei tre letti in uno stesso spazio. E pochi si sono accorti che la fregatura della terapia intensiva era stata già confezionata e servita. Ma ieri il Pd non ha abboccato ed ha ribadito (c’erano il senatore Giovanni Legnini, il segretario regionale Silvio Paolucci, il sindaco di Chieti Francesco Ricci, poi è arrivato anche il primario Gabriele Di Giammarco) che il partito è disposto a fare le barricate per difendere questo reparto, i cui fondi non sono utilizzabili per nessun’altra soluzione.

Tanto meno per l’Irccs, che è una fuga in avanti senza alcuna possibilità di realizzazione. Insomma oggi il quadro è chiaro: 35 milioni il costo totale lordo della nuova DI GIAMMARCO PRIMARIOstruttura, 21 milioni più Iva i lavori. La variante è di 5 milioni ed è una specifica progettazione per alcune zone da migliorare e completare, compresa la sala open space. I due manager Maresca e Zavattaro hanno dato il loro ok, così come la Regione con l’organismo tecnico Crta. Per sbloccare la variante, manca oggi solo un atto deliberativo della Giunta Chiodi. Ma Chiodi ha detto: questi soldi non li potete spendere così, ma dovete utilizzarli per tutto quello che serve all’attivazione completa dell’edificio nuovo «perché la Cardiochirurgia la vogliamo fare». Ma con il pretesto del risparmio, salta la variante con la sala open space, che serviva proprio a diminuire i costi, ad utilizzare meglio il personale e a consentire un alto livello di efficienza al reparto. La doppia verità è chiara: si continua a proclamare che nessuno vuole toccare la Cardiochirurgia, ma nei fatti non è così.

Sebastiano Calella 04/09/2010 9.12