Ospedale di Guardiagrele: il Tar dice sì alla chiusura. Il Pdl esulta

Alessandro Biancardi

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GUARDIAGRELE. Il Tar dell’Aquila respinge il ricorso del centrosinistra per la sospensiva delle decisioni regionali che hanno prodotto la chiusura dell’Ospedale di Guardiagrele.

In qualche modo è come se promuovesse le tesi del centrodestra, cioè proprio la chiusura, come da Piano operativo.

«Visti tutti gli atti della causa - si legge nella motivazione della sentenza - ritenuta la propria giurisdizione e competenza, uditi i difensori delle parti; considerato che nella presente sede cautelare rilevano le dichiarazioni ed i chiarimenti resi in giudizio dall’amministrazione intimata, in ordine all’integrale mantenimento del servizio di Pronto soccorso h.24, con modalità ordinarie e preesistenti; per questi motivi il Tribunale amministrativo regionale per l’Abruzzo respinge la suindicata istanza cautelare. Spese compensate».

 Il lungo contenzioso politico sul destino dell’ospedale guardiese si chiude per ora con una vittoria delle tesi del Piano operativo sanitario che prevede la cancellazione dell’ospedale per acuti e la sua trasformazione in presidio territoriale di assistenza. Le repliche ed i commenti non si fanno attendere.

«Mi auguro che la sentenza del Tar induca il centro sinistra di Guardiagrele, ma non solo, ad assumere per il futuro posizioni improntate ad un maggiore senso di responsabilità, specie su un tema delicato come la Sanità», dichiara l’assessore regionale Pdl Mauro Febbo che esprime soddisfazione per il pronunciamento dei giudici amministrativi de L’Aquila a favore del Piano di riordino della sanità varato dall’attuale governo regionale.

«Purtroppo c’è chi, come il consigliere regionale Franco Caramanico – continua Febbo - sulle sorti dell’ospedale di Guardiagrele ha impostato una campagna demagogica, squisitamente politica, mentre nulla ebbe a dire quando al governo regionale, di cui faceva parte come assessore,  c’era il centro sinistra che aveva avviato una vera e propria opera di smantellamento dei piccoli ospedali. Ritengo che l’odierno provvedimento del Tar abbia riconosciuto, nella sostanza, che il Piano di riordino messo in campo dalla Giunta attuale, pur nella necessità di operare riconversione e ridimensionamento di alcune strutture ospedaliere, sarà in grado di garantire un’adeguata assistenza ai cittadini. Non è con la demagogia e la contrapposizione a tutti i costi – conclude Febbo - che si risolvono i problemi dei cittadini».

RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO

«Esprimere la soddisfazione per la chiusura di un ospedale è semplicemente paradossale e gioire per una sconfitta dell’avversario quando questo significa sottrarre un bene anche alla propria parte è da irresponsabili – replica Simone Dal Pozzo, uno dei firmatari del ricorso inoltrato dalla lista civica “Guardiagrele il bene in comune” - lo è ancor di più se si ripensa a quanto Febbo dichiarò in consiglio comunale a Guardiagrele: allora assicurò, insieme a Venturoni, che nessuno avrebbe toccato il nostro ospedale. Ora che ha buttato giù la maschera ci auguriamo che la città capisca e ci piacerebbe sapere se il sindaco in carica Sandro Salvi e la sua giunta la pensano come lui».

 La polemica contro il sindaco è forte ma
Dal Pozzo va oltre e abbozza un’analisi della sentenza che «avrebbe sopravvalutato le relazioni della Regione e della Asl rispetto alle altre. Ma soprattutto avrebbe fondato il suo giudizio su un aspetto non del tutto preciso».

 Secondo Dal Pozzo «il Pronto soccorso, la cui apertura h 24 è alla base della sentenza in quanto così si garantirebbe comunque l’assistenza, non funziona così. E’ aperto h12 (come dice il Piano operativo pag. 17 allegato B), non è un pronto soccorso come si vuole far credere, ma è poco più di un’infermeria con ambulanza che non garantirebbe assolutamente l’assistenza così come sostiene il Tar». Tra i documenti presentati con il ricorso c’è poi anche un accordo sindacale di mobilità nel quale i firmatari chiedono il mantenimento del Pronto soccorso.

«Insomma c’è ed è efficiente, come scrive il Tar, o non c’è? E quando sarà sostituito da una ambulanza del 118 sarebbe questo – continua Dal Pozzo - il Pronto soccorso operante con modalità ordinarie e preesistenti? Senza parlare dei disagi per la cancellazione dei posti per acuti. Questa motivazione della sentenza appare decisamente debole e confidiamo che il Consiglio di Stato la annulli restituendo alla comunità il diritto alla salute di cui è stata privata».

Sebastiano Calella  03/12/2010 8.54