Università d’Annunzio in crisi: il Cus presenta un conto da 44 milioni

Alessandro Biancardi

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CHIETI. Quarantatre milioni e 700 mila euro per la precisione: a tanto ammonta la richiesta di pagamento che il Cus Chieti ha inoltrato all’Università d’Annunzio.*FINI ALLA D'ANNUNZIO, PELLEGRINI: «POI ANCHE BERLUSCONI, DI PIETRO E GLI ALTRI?»

CHIETI. Quarantatre milioni e 700 mila euro per la precisione: a tanto ammonta la richiesta di pagamento che il Cus Chieti ha inoltrato all’Università d’Annunzio.

*FINI ALLA D'ANNUNZIO, PELLEGRINI: «POI ANCHE BERLUSCONI, DI PIETRO E GLI ALTRI?»

E non è uno scherzo anticipato di carnevale. Si tratta della somma di più costi per prestazioni effettuate dal Cus, centro universitario sportivo, in nome e per conto dell’università e su sua richiesta, ma mai pagate nonostante i solleciti. Il che ha provocato mille disagi alla struttura sportiva dell’Ateneo, con stipendi non pagati ai dipendenti e con situazioni debitorie verso fornitori e banche perché la d’Annunzio si è “dimenticata” di saldare il conto.

In pratica l’università ha utilizzato il Cus per le grandi manifestazioni sportive di cui si è fregiata (vedi Eurobasket) con ampio ritorno di immagine o per la gestione delle attività in alcune facoltà o corsi di laurea di recente istituiti, facendogli anticipare le spese. Finché il 19 novembre scorso è arrivata al protocollo della d’Annunzio una lettera che ora rischia di far saltare le casse dell’università. Si tratta di due paginette esplosive: nella prima poche righe di accompagnamento per spiegare che si è a disposizione per chiarire e dettagliare la richiesta di pagamento. Nella seconda pagina c’è l’elenco delle prestazioni in forma di promemoria con a margine i costi. In fondo si tirano le somme: 43 milioni, 700 mila euro e pochi spiccioli, che secondo il Cus la d’Annunzio dovrebbe sborsare. Si va dalle ristrutturazioni dei Palazzetti di Santa Filomena e di Colle dell’Ara, alla fornitura per 8 anni dei kit (cioè materiale tecnico-sportivo) per gli iscritti di Scienze motorie, all’organizzazione ed alla gestione della riconversione dei crediti di studio, alla licenza per esercitare le attività didattiche nei locali del Ciapi, alle spese di gestione e del personale delle 5 facoltà lì ospitate. Insomma una collaborazione a tutto campo da parte del Cus utilizzato come braccio operativo della d’Annunzio che così si è sempre presentata al Ministero come università virtuosa. Il giochetto però si è interrotto quando il rettore Franco Cuccurullo ha detto no alle richieste pressanti di Mario Di Marco, presidente del Cus. Della vicenda si può leggere nei verbali un pò asettici del Cda della d’Annunzio: qui si è discusso a lungo del problema (con ampie disquisizioni su “an e quantum”, cioè se pagare e quanto) ed è stata presa la decisione di nominare una commissione di componenti dello stesso Cda (i professori Capasso, Sarra, Aceto e Moretti) per la verifica dei crediti vantati dal Cus. Perché in effetti non tutto il Cda è schierato con il rettore e c’è grande preoccupazione per lo scontro frontale innescato con il rifiuto rigido di pagare prestazioni documentate e accertate – a sorpresa -  anche dalla commissione di indagine interna. Il che dovrebbe portare dritto dritto ad una transazione più indolore. C’è infatti il timore che le richieste finora interlocutorie da parte dell’avvocato Giancarlo Tittaferrante, legale del Cus, possano trasformarsi in qualcosa di più pressante. In questo caso le ricadute potrebbero essere molto pesanti sia sulle casse della d’Annunzio sia sulla sua credibilità nei confronti del Ministero o della Asl per le attività didattiche o assistenziali esercitate a mezzo Cus.

 Sebastiano Calella  30/11/2010 10.20

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FINI ALLA D'ANNUNZIO, PELLEGRINI: «POI ANCHE BERLUSCONI, DI PIETRO E GLI ALTRI?»

CHIETI. Antonio Pellegrini del consiglio d'amministrazione della D'Annunzio e sindacalista della Cgil contro l'invito esteso (ed accettato) al presidente della Camera Gianfranco Fini che sabato prossimo terrà una Lectio Magistralis proprio nell'ateneo teatino. Il tema sarà "Il bisogno di una Italia nuova: riflessioni e proposte per il futuro della Nazione" ma Pellegrini protesta e ha inviato nei giorni scorsi una email a tutto il personale docente, ricercatore e tecnico amministrativo.

«E' legittimo», spiega il consigliere, «che il presidente della Camera parli del bisogno di una Italia nuova , secondo la sua visione, ma non vedo per quale motivo utilizzare un’ Istituzione Pubblica per una manifestazione politica “ mascherandola” come Lectio Magistralis». Pellegrini dopo il 'passaggio' di Fini si aspetta che «lo stesso spazio sia dato al presidente Berlusconi, all’onorevole Bersani , all’onorevole Casini , all’onorevole Di Pietro e a tutti i rappresentanti dei vari movimenti politici presenti di Destra, di Centro e di Sinistra che altrettanto legittimamente hanno riflessioni e proposte da fare per il futuro della Nazione».

«Una bella Lectio Magistralis sul “non” futuro dell’Università, visto il Ddl Gelmini , non sarebbe stata molto ma molto meglio…o è chiedere troppo?», continua Pellegrini che chiede di sapere «a quale Organismo Accademico fa capo una simile decisione?». Il sindacalista contesta anche la partecipazione allo stesso evento di Edward Nicolae Luttwak, un economista e saggista statunitense, conosciuto per le sue pubblicazioni sulla strategia militare e politica estera.  

30/11/2010 10.45