Sicurezza Vasto. Alinovi (Udc): «io isolato» e incassa la solidarietà dell'Aia

Alessandro Biancardi

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VASTO. Un dossier consegnato alla Dia da Riccardo Alinovi (Udc), richieste di tenere alto il livello di guardia «nella composizione delle liste elettorali» arrivano dal sindaco Lapenna.

Si agita il dibattitto sulla sicurezza della città che ha affrontato l'argomento anche nel corso di un Consiglio comunale senza colpi di scena o grandi novità. Assenti il prefetto Vincenzo Greco e i rappresentanti delle forze dell'ordine impegnati in un convegno sull'emergenza carcerario.

Nessun intervento illuminante, nessuna decisione presa per il futuro della città che a periodi alterni torna ad interrogarsi sul tema.

 «Sono preoccupato», ha detto il consigliere Alinovi, «perchè mi hanno definito la scheggia impazzita».

L'esponente dell'Udc sostiene di essere stato isolato a causa delle sue denunce pubbliche ma ha assicurato che andrà avanti per la sua strada «Io», ha assicurato, «ho il coraggio di fare i nomi».

Il consigliere è tornato poi a chiedere al sindaco di rivelare chi sono i componenti della cricca dalla quale lui stesso ha detto che bisogna prendere le distanze.

Da Michael Lusi, Coordinatore dell’Aia (Osservatorio Antimafia d’Inchiesta della regione Abruzzo) arriva la solidarietà ad Alinovi. «Combattere una guerra da soli non è facile, soprattutto quando la guerra è quella sulla Legalità. L’Abruzzo – sotto il profilo criminale – è un territorio fortemente critico. Questo Riccardo Alinovi lo dice da tempo, ribadendo la necessità di adottare norme per arginare il proseguire di questa tendenza e per elaborare provvedimenti di natura amministrativa volti a difendere la Legalità e la sicurezza dei cittadini».

Il coordinatore dell’Osservatorio Antimafia d’Inchiesta della regione Abruzzo, assicura il proprio appoggio al consigliere. «Quando c’è in ballo la bellezza della nostra terra non ci si può limitare a denunciare, ma bisogna avanzare proposte concrete. E questo il Vice Presidente del Consiglio Comunale di Vasto lo ha compreso da tempo. Ha anche compreso che questa non può  essere una guerra personale o una battaglia di carattere politico, ma una lotta etica e civile che deve raggiungere ogni cittadino abruzzese, il quale deve sentirsi moralmente chiamato in causa».

«I dati sulla criminalità dicono che l’Abruzzo», insiste Lusi, «non è più un’isola felice, dunque la classe dirigente non può nascondere la polvere sotto il tappeto e nascondersi dietro i silenzi dei suoi rappresentanti. Il problema dell’Abruzzo criminale – ovviamente – non deve essere ingigantito, ma neanche sottovalutato. E’ un problema che esiste e il ceto politico-amministrativo locale dovrebbe ammetterlo, anziché negare, rispondendo a quella che è la sua mansione principale: la difesa del territorio».


29/11/10 16.43