Corte dei Conti, per Comune di Francavilla possibile danno erariale da 4,5 milioni

Alessandro Biancardi

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FRANCAVILLA. Un terremoto. La lettera della Corte dei Conti ha inviato nei giorni scorsi con l’invito a “dedurre” (cioè a spiegare perché la Banca Ifis ha erogato 10 milioni di euro al Comune di Francavilla al mare) è arrivata come una scossa all’ex Giunta Angelucci ed a tre funzionari comunali.

FRANCAVILLA. Un terremoto. La lettera della Corte dei Conti ha inviato nei giorni scorsi con l’invito a “dedurre” (cioè a spiegare perché la Banca Ifis ha erogato 10 milioni di euro al Comune di Francavilla al mare) è arrivata come una scossa all’ex Giunta Angelucci ed a tre funzionari comunali.

Ha avuto un effetto sussultorio e ondulatorio imprevisto tra i fedelissimi dell’ex sindaco, messo sotto accusa da molti dei suoi ex assessori che ora gli chiedono conto delle sue alchimie finanziarie. Infatti, la Procura regionale della Corte dei Conti ha messo sotto osservazione i meccanismi che hanno portato l’ex Giunta a sottoscrivere un contratto di factoring con la Banca Ifis per un importo originario di 2,5 milioni di euro, poi cresciuti fino a 10 milioni e 618 mila. Ed ha chiesto chiarimenti entro 50 giorni, informando che il possibile danno erariale risarcibile che la Corte dei Conti oggi ha quantificato è di 4 milioni e 320 mila euro, più gli interessi, la rivalutazione, le spese e tutte le altre cifre che dovessero emergere in sede di giudizio.

A pagare di tasca propria, nel caso in cui le “deduzioni” non fossero convincenti, saranno lo stesso Roberto Angelucci e in ordine alfabetico, così come riporta la lettera ufficiale, gli assessori Rocco Cappelletti, Anna Maria Chiementa, Damario Daniele, Nicola De Francesco, Rocco Moroni, Luciano Orsini, Giuseppe Pellegrino. A loro si aggiungono: Salvatore Antonucci, funzionario della Ripartizione finanziaria, Nino Pagano, nella doppia veste di responsabile delle finanze e di vice segretario, e Nando Cerasoli, segretario generale del Comune. Come detto, le liti nella vecchia Giunta sono furibonde perché al di là della legittimità o meno dell’operazione di factoring iniziale (la linea di difesa di molti ex assessori sarà che in Italia sono centinaia i Comuni che ricorrono al factoring), alcuni hanno scoperto solo oggi un possibile “tradimento” dello stesso Angelucci. Infatti, al momento più critico di tutta l’operazione, e cioè l’approvazione della delibera 100 del febbraio 2007 che aumentava il contratto iniziale da 2,5 milioni a 5 milioni (operazione censurata dalla Gdf di Chieti), «Roberto non c’era e presiedeva Pellegrino. E noi come fessi abbiamo votato tutti sì, fidandoci dell’assessore alle finanze che è anche commercialista. Solo Rocco (Cappelletti) andò via dopo aver discusso perché i conti non gli tornavano. C’era invece Nino (Pagano), mentre Cerasoli, che ha fama di furbo, era stato presente solo nella precedente delibera iniziale dove però, a quanto pare, la furbizia non gli è servita: la Corte dei conti ha incastrato anche lui», dice uno di quelli coinvolti.

LE SPESE DEL FACTORING TOCCAVANO ALLA BANCA IFIS, MA LE HA PAGATE IL COMUNE

In questo clima di sospetti, la lettura delle tre delibere sotto accusa svela la storia complessa di questo factoring con la Banca Ifis, con passaggi a volte incredibili. Come le modifiche del contratto con aspetti che «lasciavano trasparire verosimili irregolarità», come riferisce la Gdf nella sua relazione fatta propria dalla Corte dei Conti. Ad esempio le spese per la sottoscrizione dell’atto, pari a 9 mila e 188 euro la prima volta e a 4 mila e 630 euro la seconda volta, furono pagate dal Comune e non dalla Banca Ifis, la quale come intermediario si doveva accollare le spese del contratto. Inoltre, dalle critiche degli ex assessori che stanno ricostruendo la loro partecipazione a quelle Giunte e a quelle scelte di finanza creativa, sta emergendo che queste modifiche e questi aspetti strani non erano conosciuti all’epoca. Ad esempio, nella ricostruzione della vicenda c’è un altro momento in cui l’ex sindaco e l’assessore alle Finanze («noi non lo sapevamo, ci siamo fidati» dicono in coro alcuni assessori invitati a dedurre) dimenticano di difendere le ragioni del Comune: la Gdf ha scoperto che la sottoscrizione del contratto avvenne su moduli standard prestampati della Banca Ifis «senza le forme contrattuali degli enti pubblici», che sono più vantaggiose. Infine una stranezza su tutte illumina il clima di scarsa attenzione (per non dire altro) che caratterizzò quel factoring. Il contratto firmato con la prima delibera del luglio 2006, parlava di una cessione di crediti per 2,5 milioni. La Guardia di finanza ha accertato invece che nel 2006 sul conto corrente del Comune arrivarono invece 4 milioni e 170 mila euro. Perché e come mai lo dovranno spiegare nelle deduzioni l’ex sindaco, gli ex assessori ed i tre funzionari. Come dovranno chiarire come ha fatto un contratto iniziale da 2,5 milioni di euro ad arrivare ad un’erogazione da 10 milioni e 618 mila euro. Quasi la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Sebastiano Calella  29/11/2010 9.52