L’ex Giunta Angelucci e i prestiti della Banca Ifis nel mirino della Corte dei Conti

Alessandro Biancardi

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ROBERTO ANGELUCCI

ROBERTO ANGELUCCI

FRANCAVILLA. La Corte dei Conti ha notificato all’ex sindaco Roberto Angelucci, ai suoi sette assessori e a quattro funzionari del Comune di Francavilla al mare un invito a “dedurre”.

 

Cioè debbono chiarire e spiegare perché negli anni 2005, 2006 e 2007 hanno chiesto 10 milioni di euro alla Banca Ifis attraverso un’operazione di factoring.

Dietro questa richiesta c’è una lunga indagine della Guardia di Finanza di Chieti coordinata dal Pm, Giuseppe Falasca. Dopo il sequestro al Comune di Francavilla di decine di documenti e di delibere, la ricostruzione dei passaggi amministrativi ha fatto emergere un’ipotesi accusatoria: questo factoring da 10 milioni ea una operazione che non si poteva fare. Quindi siamo in presenza di un possibile danno erariale, una conclusione condivisa al momento dalla Procura regionale della Corte dei conti. Se questo danno con il relativo importo sarà accertato definitivamente, dovranno ripagarlo di tasca propria tutti quelli che hanno votato le delibere o dato parere favorevole all’operazione. In quegli anni è avvenuto che, pur di avere soldi liquidi da spendere, la Giunta Angelucci chiese in più riprese alla Banca Ifis 10 milioni di euro, garantendo le varie anticipazioni con le future entrate dei tributi pagati dai cittadini. Nelle delibere si giustificava la richiesta di soldi con «momentanee esigenze di cassa», che in realtà momentanee non furono. Infatti, si protrassero per mesi e produssero più delibere con le quali la Giunta finanziò la spesa corrente. Dalle feste alle gratifiche, passando per tutte le numerose manifestazioni di quel periodo, la Banca Ifis funzionò come un bancomat: bussate e vi sarà dato, tanto a pagare penseranno i cittadini. Oggi però è arrivato questo “invito” a dedurre, in realtà un ordine della Procura regionale della Corte dei conti che equivale ad un avviso di garanzia (nel procedimento penale) e che ha messo in fibrillazione lo stesso ex sindaco e gli altri “invitati”. Ora (si vocifera di liti furibonde, dopo l’arrivo della richiesta della Corte dei conti) il gruppo dei fedelissimi di Angelucci potrebbe entrare in crisi: il rimprovero che gli ex assessori muovono a lui e ai funzionari responsabili dell’area finanziaria dell’epoca è di averli rassicurati che «tutto era a posto e che l’operazione si poteva fare».

 Al contrario, ora tutti dovranno spiegare entro 60 giorni perché hanno votato sì o espresso parere favorevole all’operazione che oggi è sotto accusa. Non è possibile ipotizzare come questa vicenda andrà a finire, ma il timore degli “invitati” è grande perché, a differenza di tanti presunti esperti, in sostanza GdF e Pm sostengono che questa operazione di factoring va bocciata per almeno due aspetti importanti.

«AL COMUNE VIETATO IL FACTORING»

Il primo è che il Comune non può utilizzare il factoring: questo strumento sarebbe valido per le imprese commerciali che delegano la banca a riscuotere le loro fatture, ma sarebbe vietato per far indebitare il Comune e per finanziare le spese correnti. Il secondo è che la scelta della Banca non è avvenuta con una gara a evidenza pubblica. Ci sono poi altri aspetti secondari, venuti fuori a sorpresa dalla lettura dei documenti sequestrati, e che gli inquirenti si riservano di approfondire: il costo delle mediazioni bancarie per il factoring, gli interessi pagati, i giri strani dei soldi tra gli uffici finanziari e la Risco (la società mista che riscuote i tributi) per pagamenti a volte avvenuti all’insaputa degli assessori che avevano firmato le delibere e altre cose che le deduzioni dovranno chiarire. Così come dovrà essere spiegato perché furono adottate delibere di Giunta e non di Consiglio. Dunque, arriva ora una pesante censura su quel modo di amministrare, un’operazione di finanza creativa che si è dimostrata dannosa per il Comune, di cui ha aumentato il debito, e molto onerosa per i cittadini che dovranno ripagarlo. Eppure in Consiglio comunale proprio alcuni degli ex assessori ora chiamati a dare spiegazioni sbeffeggiarono il sindaco Nicolino Di Quinzio, la sua maggioranza di centrosinistra e il direttore generale Antonio Infantino che avevano messo in dubbio la regolarità dell’operazione che aveva prosciugato le casse del Comune. Addirittura per un certo periodo l’amministrazione in carica ha pagato rate mensili da 180mila euro per ripianare una parte dei soldi spesi da Angelucci & c. E non è finita qui. Il Comune deve ancora restituire alla Banca Ifis almeno il capitale avuto in prestito: si parla di circa 5 milioni che peseranno sulle tasche dei cittadini.

Sebastiano Calella  27/11/2010 9.12

*TUTTO SUL FACTORING E LA BANCA IFIS