Assunzioni bloccate alla d’Annunzio: il Senato accademico se ne lava le mani

Alessandro Biancardi

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FRANCO CUCCURULLO

FRANCO CUCCURULLO

CHIETI. Sono idonei all’assunzione, ma non saranno presi tutti. In 75 hanno superato le “valutazioni comparative” (cioè il concorso) e sono ad un passo dalla “presa in servizio” alla d’Annunzio con la nuova qualifica, perché sono quasi tutti interni.

Ma il Senato accademico, su proposta del rettore Franco Cuccurullo, ha detto no ai professori idonei di prima fascia, deliberando solo l’assunzione di 22 professori associati. A bloccare l’accesso è stata una circolare del Ministero che ha interpretato in modo discutibile e restrittivo la possibilità di queste assunzioni: mentre la legge impone solo un vincolo di compatibilità economica della spesa per i nuovi assunti (non si può superare il 50% dei costi di tutti i pensionamenti), la circolare trasforma questo vincolo in numeri di posti in organico che vengono tagliati in modo brutale. In altri tempi la d’Annunzio avrebbe quanto meno presentato ricorso al Tar Lazio per difendere la sua autonomia ed il suo diritto ad assumere i docenti di cui ha bisogno, sempre nel rispetto della legge. Stavolta, invece, si è guardata bene dal farlo, con un’acquiescenza al Ministero e giustificando il tutto con una motivazione non del tutto coerente: la d’Annunzio – si legge nel verbale del 27 ottobre scorso - avrebbe bisogno di un «pieno ed efficiente funzionamento dell’Ateneo» anche attraverso «la ricostituzione di un organico estremamente deficitario». Senza dire che sono legittime le aspettative «di progressione di carriera da parte dei selezionati». Ciò nonostante il Senato accademico «ritiene di non poter superare – al di là di iniziative giurisdizionali avanzate dal personale interessato – la portata della norma e ancor più del criterio applicativo estremamente restrittivo» della legge per l’assunzione dei docenti di prima fascia. Cioè dopo il danno anche la beffa: «se volete far ricorso al Tar lo dovete fare voi non assunti, uno per uno, – dice in sostanza il Senato - la d’Annunzio sta a guardare».

L’università di Chieti questa volta ha deciso di non contestare il Ministero come pure era accaduto in passato.

Così mentre in Italia infuria la protesta contro la Riforma Gelmini la d’Annunzio non assumerà adeguandosi ad una circolare ministeriale interpretativa della legge.

Oggi, di fronte ad un diktat burocratico tutto da discutere, ci si adegua con una formula criptica, accettata all’unanimità dal Senato accademico. In realtà ci sono state voci dissonanti all’interno del Senato e nelle Facoltà che si vedono scippate negli organici. Ma la protesta non ha avuto seguito, anche se ha prodotto una spaccatura ai vertici della d’Annunzio: non tutti infatti sono d’accordo sull’efficacia della circolare che trasforma i parametri di legge in posti in organico da non superare. Ma di questo non si è tenuto conto. Certo i docenti promossi al concorso si sarebbero aspettati dal rettore Cuccurullo una maggiore difesa dell’istituzione che rappresenta.

Ora però c’è fermento e malumore tra chi si vede negato il traguardo all’ultim’ora.

Sebastiano Calella  25/11/2010 10.34