Chiodi taglia Villa Pini, ma accredita Rosello

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. L’accreditamento volante al Quadrifoglio srl di Rosello (Ch), giustificato con l’urgenza, spunta a sorpresa tra le carte dell’inchiesta sui 18 morti imprevisti (ma non tanto) dopo il trasferimento dei malati da Villa Pini.

 

 E adesso si cerca di capire se questo provvedimento provvisorio – come spesso capita – rischia di diventare definitivo e se è ancora giustificato in presenza di un numero di ricoverati che oggi, tra morti e trasferiti, è nettamente inferiore a quello che era stato presentato come assolutamente necessario. Sotto la lente degli investigatori c’è la delibera commissariale n° 9 del 28 gennaio scorso: il commissario ad acta Giovanni Chiodi ed i due sub commissari Giovanna Baraldi e Giancarlo Rossini (quest’ultimo poi subito dimessosi dall’incarico, ma per qualche giorno firmatario di delibere e di atti che ora sono sotto inchiesta) «considerato che…, atteso che…, tenuto conto che …, rilevato che l’atto ha carattere di urgenza in quanto bisogna procedere tempestivamente al trasferimento dei pazienti in questione» deliberano di riconoscere alla struttura il Quadrifoglio srl di Rosello la disponibilità di 20 posti letto, dove trasferire i 20 pazienti psichiatrici “particolarmente” gravi che la Asl di Chieti non era riuscita ad allocare altrove, dopo il trasferimento dei malati per la chiusura delle strutture di Villa Pini (ex Paolucci, Villette e Padiglione). E questo per tutto il tempo necessario alla Asl di Chieti «per concludere i percorsi tecnico assistenziali necessari».

 La storia di questa “urgenza” che spesso è stata la madre di tanti provvedimenti ora sub iudice, è descritta nella delibera stessa: dopo le ordinanze di chiusura del sindaco di Chieti, la Asl ha attivato i trasferimenti dei ricoverati, sparpagliandoli nelle strutture esistenti ed operative tra Chieti e Pescara. Ma per 20 pazienti psichiatrici «particolarmente gravi» (così vengono definiti in delibera) non si trova spazio in nessuna struttura esistente. Niente paura: i posti si creano (sono i miracoli dell’emergenza). C’è la struttura di Rosello che ha 20 posti autorizzati, ma non accreditati ed allora basta una piccola delibera d’urgenza per sanare il tutto: «per il pubblico interesse devono essere assunte determinazioni idonee per corrispondere a quanto appare necessario». Appaiono lontani i dibattiti sindacali, le assemblee infuocate dei dipendenti che rischiano il posto di lavoro e che sono senza stipendio da mesi. Come spesso capita (sta avvenendo anche per la vertenza SanStefar) sembra addirittura che proprio il malessere sociale sia il pretesto per decisioni che appaiono come la soluzione dei problemi e che invece si rivelano la scorciatoia per ottenere quanto per vie normali non si riesce ad avere. E così mentre i dipendenti di Villa Pini si leccano le ferite per i tagli ai posti letto (passati da 359 a 178) e per la certezza del loro posto di lavoro, passa solo il messaggio che il Commissario Chiodi e la sua vice Baraldi tagliano per risparmiare. Salvo poi scoprire, ma solo grazie ai morti (pare brutto dirlo, ma è così) che la storia della psicoriabilitazione in Abruzzo (così come quella della riabilitazione tipo SanStefar) è tutta da scoprire.

 Sebastiano Calella   16/11/2010 10.33