Un’indagine sui 16 pazienti morti trasferiti dalle Villette e dall'ex Paolucci

Alessandro Biancardi

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TRASFERIMENTO PAZIENTI EX VILLETTE

TRASFERIMENTO PAZIENTI EX VILLETTE

CHIETI. Quasi morti di serie B. Tanto sono matti. Pare ci sia un velo di indifferenza a coprire l’incredibile storia dei 16 pazienti morti dopo il trasferimento dalle strutture di psicoriabilitazione di Villa Pini (ex Paolucci e Villette).

TRASFERIMENTO PAZIENTI EX VILLETTEConfermata a mezza bocca da più parti (medici, infermieri e addetti ai servizi di queste strutture), trattata con circospezione dalle famiglie sballottate dai disagi di quel periodo, la storia dei sedici morti non fa notizia. Nemmeno se ad interessarsene sono i carabinieri del Nas e nemmeno se ormai anche il Tribunale del malato è in allarme per fare chiarezza su questa vicenda misteriosa. Eppure i numeri dell’inchiesta cominciano ad essere noti e concreti quasi al completo, così come le cause dei decessi, alcuni avvenuti proprio il giorno dopo il trasferimento. La verità è scritta nelle cartelle cliniche dei 5 pazienti che sono morti nella Casa di Riposo di Chieti e degli altri deceduti tra Spoltore, San Giovanni Teatino, Casoli, Guardiagrele e San Vitale di Vasto. Ed è una verità che vogliono approfondire anche i familiari di questi pazienti, organizzati in un’associazione sorta a suo tempo, proprio in seguito ai trasferimenti imposti dalla Asl e organizzati in modo un pò frettoloso.

Ora si apprendono però particolari che fanno pensare ad un’assistenza poco accorta sotto l’aspetto qualitativo a causa della particolarità delle patologie. Dunque, non morti dovute ad errori medici o a carenze assistenziali specifiche, ma dovute essenzialmente allo spaesamento di questi malati trasportati in ambienti sconosciuti ed incapaci di TRASFERIMENTO PAZIENTI EX VILLETTEadattarsi. Ci sono però casi di terapie modificate all’improvviso, di sospensione di farmaci che non potevano essere sostituiti in breve tempo, di blocchi intestinali sopraggiunti che secondo qualcuno potevano essere evitati ma difficile da affrontare senza una conoscenza specifica dei pazienti. Che poi era il valore aggiunto delle strutture chiuse, dove il personale riusciva a far fronte con molta abnegazione alle difficoltà della gestione amministrativa ed alla mancanza degli stipendi. Tanti piccoli casi di “eroismo lavorativo” passati sotto silenzio e dovuti all’affetto sincero che legava gli addetti ai lavori a questi malati. E furono proprio i dipendenti delle Villette a tranquillizzare i malati al momento del trasferimento, anche se le lacrime nascoste li rendeva consapevoli che per molti quello sarebbe stato un viaggio senza ritorno. Come per i sedici pazienti morti.

Sebastiano Calella  12/11/2010 9.18



* IL DRAMMA UMANO RACCONTATO IN DIRETTA