Carceri, la fedele riproduzione di una cella arriva in piazza

Alessandro Biancardi

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CHIETI. L’iniziativa, dell’associazione di volontariato Onlus Voci di dentro.

 

In piazza G.B Vico a Chieti dal 20 al 25 Novembre e a Palazzo D’Avalos a Vasto dal 26 al 28 Novembre verrà collocata una fedele riproduzione di una cella. L’obiettivo è quello di mostrare e far “vivere” la realtà delle carceri italiane affollate da quasi 70 mila persone contro una capienza prevista di 45 mila.

«Il Comune di Chieti crede fermamente in questo progetto – ha detto il vicesindaco del Comune Bruno Di Paolo – portare una cella in piazza a Chieti e a Vasto rappresenta un momento importante di riflessione, che porta l’attenzione sulle persone che in un momento particolare della loro
vita soffrono, ma che, pur trovandosi in un momento di disgrazia non possono essere abbandonate dalle istituzioni, né essere come animali».
Dello stesso parere l’assessore al Comune di Vasto Marra: «inserire le persone all’interno di una gabbia, perché è questo che rappresenta la cella, è impressionante».
«Sono fiero di ospitarvi in quello che oggi è il palazzo della solidarietà e dell’amore - ha esordito il presidente della provincia Enrico Di Giuseppantonio.
«L’iniziativa è meritevole – ha aggiunto l’avvocato Tenaglia, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Chieti – la categoria che oggi rappresento è forse la più vicina ai detenuti, per questo abbiamo ritenuto di dove offrire il nostro contributo all’evento, che richiama il principio costituzionale, ovvero l’articolo 27, ovvero che le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato».
Soddisfatti dell’iniziativa anche i direttori delle Case circondariali di Chieti e Vasto Giuseppina Ruggero e Carlo Brunetti. «La figura del volontario in carcere oggi è cambiata – ha sottolineato Giuseppina Ruggero – da sostenitore psicologico e materiale il volontario oggi si costituisce
in associazione, dialoga con le istituzioni verso la concretizzazione del principio di rieducazione, che non può essere individuale, ma deve necessariamente riflettersi anche all’esterno: se chi ha sbagliato trova un muro fuori dal carcere sarà per sempre costretto a vivere di
espedienti».
«La sicurezza – ha concluso Francesco Lo Piccolo, presidente di Voci di dentro – non è data da un muro o da un cancello, ma, espiata la pena, dalle opportunità di reinserimento di chi ha sbagliato».

11/11/2010 15.48