Comunità Montana Sangro Vastese: le accuse degli amministratori contro il commissario

Alessandro Biancardi

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LANCIANO. «Disservizi e disagi per la popolazione e l’emanazione di atti che arrecano offesa e guasti al territorio».

 

 Vanno giù duro Arturo Scopino, ex presidente della Comunità montana di Villa Santa Maria, vice sindaco di Montelapiano e referente per l’Abruzzo dell’Anpci (Associazione nazionale piccoli Comuni italiani) e Silvio Di Pietro, consigliere comunale di Quadri ed ex assessore della Comunità montana di Quadri.

L’indice, durante una conferenza stampa appositamente convocata a Lanciano, è puntato contro il “riordino” delle Comunità montane voluto dalla Regione e in particolare contro le «iniziative poco chiare» adottate da Antonio Infantino, ex direttore generale del Comune di Francavilla e attuale commissario della neonata Comunità montana denominata “Montagna Sangro Vastese” e che abbraccia i Comuni di Borrello, Castelguidone, Castiglione Messer Marino, Civitaluparella, Fallo, Fraine, Gamberale, Montazzoli, Montebello sul Sangro, Monteferrante, Montelapiano, Montenerodomo, Pennadomo, Pizzoferrato, Quadri, Roccaspinalveti, Roio del Sangro, Rosello, Schiavi d’Abruzzo e Torrebruna.

«Abbiamo raccolto – spiega Scopino – le segnalazioni di numerosi sindaci del comprensorio del Sangro preoccupati circa l’adozione, da parte del commissario, di atti deleteri,  per accertare la legittimità dei quali abbiamo chiesto l’intervento della magistratura, sia della Procura di Lanciano che della Corte dei Conti. Ieri c’è stato anche un incontro tra i sindaci e la conclusione è stata la stesura di un documento, con dentro l’elenco di “soprusi” e danni creati dal commissario. La lista “nera” verrà presentata al governatore Gianni Chiodi».

«Scarsa trasparenza negli atti amministrativi e nelle decisioni, adottate anche in maniera inopportuna e senza avere le competenze e le qualifiche necessarie»: da qui parte il j’accuse degli amministratori locali.

«Più volte – evidenzia Scopino – ho chiesto copie di atti e delibere, ma mi sono stati negati, senza una ragione. Inoltre – aggiunge – sono stati avviati, senza motivo, i procedimenti per togliere i locali – si tratta di una stanza – all’Anpci, associazione che è di supporto ai piccoli Comuni. Ma il peggio – prosegue – è che sono stati spazzati via accordi con Sasi e Agenzia delle entrate, che avevano uffici nella sede della Comunità di Villa. Uffici, fatti aprire con fatica, a servizio della gente di luoghi montani disagiati e di anziani che non possono certo permettersi di fare 60 chilometri per andare a pagare una bolletta. Altri uffici, come Camera di commercio, Catasto e Inps rischiano di sparire, per le stesse ragioni».

 E c’è di più.

«Il commissario – incalza Di Pietro - vuole cancellare sette posti di lavoro. Si tratta di giovani assunti negli anni scorsi, regolarmente e con contratti a tempo indeterminato. Un’assurdità e un’indecenza, a livello occupazionale e sociale. Atti che pregiudicheranno il futuro del territorio che in questa maniera non viene certo agevolato. Ma noi non ci stiamo e in sede legale e ministeriale porteremo le nostre ragioni. La battaglia per salvaguardare il territorio è solo all’inizio».

05/11/2010 16.43