Mobilitazione contro la condanna a morte per Tarek Aziz

Alessandro Biancardi

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REMO DI MARTINO CON IL FIGLIO DI TAREK AZIZ

REMO DI MARTINO CON IL FIGLIO DI TAREK AZIZ

CHIETI. «La vita di Tarek Aziz è legata alla mobilitazione internazionale: o le pressioni bloccano la condanna a morte oppure sarà impiccato».

 

Non ci sono alternative, secondo Remo Di Martino, avvocato di Ortona e assessore della Provincia di Chieti, nonché esponente del collegio difensivo che negli anni ha assistito lo stesso Aziz. Come si ricorderà, questo personaggio era vice presidente di Saddam Hussein: ora è in carcere da 6 anni con una condanna a 22 anni e recentissimamente è stato condannato a morte dal Tribunale supremo iracheno.

«Sono in contatto con il suo avvocato di Bagdad che ha inoltrato istanza di sospensione della pena – continua Di Martino – è un avvocato coraggioso, che è dovuto fuggire dall’Iraq, dopo una serie di minacce. Tra l’altro gli avevano rapito anche il figlio, che poi ha riscattato con 50 mila dollari. Come si ricorderà, Aziz – l’unico politico di religione cristiana al governo con Hussein - si era consegnato agli americani che gli avevano promesso gli arresti domiciliari ed un processo equo. Cosa che non è avvenuta. Pensi che non c’è nemmeno il fascicolo processuale. Ma la vicenda è grave anche per un altro aspetto: è in atto una resa dei conti contro i cristiani dell’Iraq: erano oltre un milione e mezzo, ora saranno si e no 500 mila. Io ho conosciuto Tarek Aziz quando ero alla ricerca della strada di San Tommaso e dalla Turchia dovevo passare a Mosul. Con una serie incredibile di passaggi sono arrivato a lui e poi mi sono impegnato anche quando è stato ricevuto dal Papa. Ora il figlio Ziad Aziz che vive ad Amman cerca di strappare il padre all’impiccagione e ha contattato tutti per una mobilitazione internazionale».

28/10/2010 9.53