Parcheggio interrato, Comune affossato: l’ente soccombe in giudizio e paga danni per 300mila euro

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Dopo le condanne penali arriva anche quella del risarcimento danni alla ditta ingiustamente esclusa.

ORTONAORTONA. Dopo le condanne penali arriva anche quella del risarcimento danni alla ditta ingiustamente esclusa.

Così, secondo una sentenza di alcuni mesi della Cassazione, il Comune di Ortona dovrà risarcire alla ditta Russello di Gela, originariamente vincitrice di una gara d'appalto per la costruzione del parcheggio interrato del Ciavocco, una cifra non inferiore a € 300.000 comprensivi di rivalutazione, mancato guadagno e spese legali.

Quella del parcheggio che doveva nascere inizialmente a piazza San Francesco e poi spostato nel 1995 nella zona di piazza Plebiscito è una storia emblematica nata male, proseguita peggio ma voluta a tutti i costi dalle amministrazioni che si sono susseguite fino ad oggi.

Lo scopo era quello di utilizzare un originario finanziamento della Regione di circa 2milioni di euro. La vicenda si conclude con questa sentenza della Cassazione che mette fine a una storia di conflitti decennali tra l'amministrazione comunale e la ditta e consente probabilmente di tirare le somme su questa storia che ha portato moltissime conseguenze negative ed ha mutato per sempre l'aspetto di una parte della città. Oltre i danni, oggi si deve registrare come con notevole ritardo quel parcheggio è stato finalmente concluso da un'altra ditta e da qualche anno è stato inaugurato ma non gode di buona salute ed appare essere poco utilizzato e dunque può dirsi un'opera poco utile per risolvere i problemi di parcheggio.

 



 

UNA STORIA LUNGA 11 ANNI

Dopo una serie di atti preparativi amministrativi, come deliberazioni del consiglio comunale che davano il via alla procedura di appalto, il 12 marzo 1999 il Comune e la ditta Russello stipularono il contratto di appalto che aveva come oggetto la costruzione del parcheggio a tre piani interrati (nel frattempo sono diventati quattro) che doveva essere concluso in appena 18 mesi.

Subito dopo la stipula del contratto, però, tra le parti insorge una controversia su presunte carenze progettuali lamentate dalla società su alcuni aspetti del progetto esecutivi (per esempio i calcoli del cemento armato) e su quale parte se ne dovesse fare carico.

Una controversa strana poiché non era la prima opera pubblica varata dal Comune e le norme in questo caso parlano chiaro e pongono in capo all'ente pubblico la predisposizione del progetto esecutivo mentre lasciano alla ditta l'esecutività, dunque, la posa in opera di quanto stabilito dal Comune.

Per dirimere questa controversia venne attivato un collegio arbitrale che si pronunciò con un lodo che condannava sostanzialmente il Comune per inadempimento contrattuale obbligandolo al risarcimento dei danni.

Nel frattempo 19 maggio 2000 la giunta comunale aveva deliberato la rescissione del contratto d'appalto ed aveva affidato i lavori ad una seconda ditta che era subentrata per terminare il parcheggio. Le vicissitudini giudiziarie della controversia sono composite e complicate e trascinano le parti fino in Cassazione dove il giudizio diventa definitivo.

Così la Suprema corte stabilisce la liceità di quanto stabilito in parte nel lodo arbitrale e cioè che quei 380 milioni di vecchie lire devono essere pagati alla ditta ma che bisogna a questa cifra aggiungere la rivalutazione e gli interessi legali.

Una rivalutazione che secondo la Corte deve essere calcolata dal giorno in cui i lavori dovevano essere terminati e cioè il 12 ottobre 2000. A conti fatti la cifra che viene fuori si aggira intorno ai € 300.000 che il comune di Ortona dovrà tirare fuori dalle proprie casse come effetto collaterale aggiuntivo di una vicenda tutta da dimenticare.

Alcuni mesi fa era arrivata anche una condanna penale inflitta a quattro persone (progettisti, collaudatore e costruttore) con pene che andavano da 8 mesi a 2 anni per falso ideologico e truffa ai danni della Regione su fatti che riguardavano il prosieguo dei lavori con la ditta subentrante (ditta Del Barone).

Insomma anche questa inchiesta penale aveva dimostrato che le cose erano state fatte perseguendo scopi diversi dall’interesse pubblico e violando norme.

Oggi i 300 posti auto interrati sono quasi tutti liberi e la struttura si avvia al declino. Eppure i danni potevano essere limitati se solo ci si fosse fermati a riflettere sulle parole, sui fatti, sulle incongruenze, sui numeri. Alla base della condanna penale per truffa c’erano le differenze tra il progetto approvato dalla giunta e l’opera effettivamente realizzata dalla ditta Del Barone. Rimangono oltre l’amaro in bocca, quei calcoli -nero su bianco- di incassi stratosferici per la gestione del parcheggio (270 mila euro l’anno, circa 800 euro al giorno) per il Comune che non si sono mai visti.

Stime chiaramente troppo ottimistiche ma buone per spingere avanti a tutti i costi un progetto fallimentare.

a.b. 27/10/2010 10.45