Villaggio Mediterraneo all’attacco: «perché l’Università non compra?»

Alessandro Biancardi

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CUCCURULLO E VESCOVO

CUCCURULLO E VESCOVO

CHIETI. L’Università d’Annunzio non compra alcuni edifici del Villaggio Mediterraneo, come da impegno a suo tempo comunicato.

 

Scoppia di nuovo il contenzioso con la società costruttrice che vorrebbe così completare il suo investimento.

Di fatto il contrasto tra i due protagonisti di questa vicenda risale ad un anno e forse più, con una serie di piccoli incidenti “diplomatici” che in realtà nascondono ben altre questioni. Come ad esempio la contestazione da parte della d’Annunzio della qualità dei manufatti offerti in vendita dal Villaggio e la risposta del costruttore che ha rispedito al mittente la critica. Oppure i “capricci” del rettore Franco Cuccurullo che ha voluto una piazza a raso (finanziata con i soldi della Regione e realizzata su terreni concessi gratuitamente dal Villaggio) per far comunicare il campus esistente ed il Villaggio. All’inaugurazione in pompa magna ci fu pure l’esibizione di una mongolfiera di fronte a tutte le autorità civili, militari e religiose per festeggiare un evento che saldava l’Università con la città.

 Ora il collegamento è chiuso da una rete e non c’è ancora nulla là dove la d’Annunzio – con un impegno di acquisto di cosa futura – avrebbe dovuto acquistare un’aula magna e locali per la didattica. Insieme alla piazza il rettore chiese anche al Comune di Chieti che il filobus passasse proprio di fronte al rettorato “come a Parigi”, ma la fermata per gli studenti non è stata mai realizzata, anche se i fili dell’alta tensione scorrono proprio lì e il braccio di strada realizzato è chiuso a monte e a valle, dopo aver provocato ritardi nel collaudo della filovia. Ora, invece, riparte il contenzioso, con la possibilità che la d’Annunzio non compri.

Ma la società del Villaggio non ci sta. E siccome il nuovo presidente è Antonio Luciani e non più Gianni Di Cosmo, chi aveva ipotizzato un contrasto personale con il rettore è stato smentito. La verità nascosta potrebbe essere o che la d’Annunzio non ha i soldi (ma recentemente il Sole 24 ore l’ha messa tra gli Atenei italiani che stanno meglio) o che l’ultima fase del regno di Cuccurullo viva tensioni interne tipiche di ogni passaggio di potere. In particolare sembrano emergere critiche contro le sue scelte logistiche del passato, come l’acquisto molto oneroso (13,5 milioni) del Ciapi per allocarci la facoltà di Scienze motorie.

Il che non ha risolto, anzi ha aggravato le difficoltà dell’Università anche in termini di contatti con questa facoltà. Meglio, molto meglio sarebbe stato – dicono gli addetti ai lavori – realizzare altri edifici dietro il “dente” di Farmacia, alle pendici dell’ospedale SS. Annunziata. Proprio quel progetto commissionato alla Proger che poi fu scambiato con le realizzazioni del Villaggio Mediterraneo. Perché la storia del contenzioso nasce proprio da qui: dall’interesse della d’Annunzio ad avere nuovi spazi e nuovi locali a due passi dal campus. E cioè nel Villaggio. Per questo la società che ha realizzato il complesso edilizio a servizio dei Giochi del Mediterraneo, ma con un occhio al futuro acquisto da parte della d’Annunzio, non ci sta a conoscere a mezzo stampa che forse l’Università non compra «perché il prezzo è troppo caro».

LA POSIZIONE DEL VILLAGGIO MEDITERRANEO: L’UNIVERSITÀ RISPETTI GLI IMPEGNI

PIAZZALa società ha, infatti, sempre rispettato le richieste dell’Ateneo che ha preteso espressamente di acquisire le aree di maggio pregio, condizionando tutte le scelte urbanistiche, come da richiesta da parte del consulente dell’Università (professor D’Ardia). Così come la piazza, il sottovia, la viabilità connessa e lo svincolo d’accesso sono stati realizzati su richiesta della d’Annunzio. E quando sono sorte difficoltà per l’acquisto dei locali costruiti, la soluzione adottata dal Villaggio è stata quella di rivolgersi all’Ufficio tecnico erariale per una valutazione ufficiale del valore della vendita (fissata dal Villaggio in circa 9,5 milioni). L’acquisto dell’Università riguarda «non 1 ettaro solo di terreno – dicono al Villaggio – ma l’asservimento della potenzialità edificatoria di 31 mila metri quadrati, cioè oltre tre ettari, di cui 20.300 mq da recintare, oltre che per la cessione delle volumetrie (fabbricati) esistenti».

 Al valore dell’area sono stati solo aggiunti la quota parte per le opere di urbanizzazione (certificate) e i costi per lo sbancamento e per la progettazione della sala da 800 posti e per le aule. Ma al di là della difformità di vedute sul valore, il Villaggio contesta che la valutazione dell’Ute si sia fermata per l’inadempienza della d’Annunzio che non risponde ai solleciti dell’Ute stesso che ha chiesto ulteriore documentazione. Risulta, infatti, che il 18 febbraio scorso l’Uda ha fatto richiesta di all’Ute valutare la congruità del prezzo, ma risulta anche che l’Ute ha scritto il 17 marzo per chiedere documenti integrativi ed ha sollecitato di nuovo una risposta il 9 giugno scorso.

Dunque, sottolineano al Villaggio, «la mancata conclusione del contratto non è riconducibile alla determinazione del prezzo di vendita dell’area, ma alla mutata volontà dell’Università: una circostanza che libera definitivamente la Villaggio Mediterraneo spa da ogni vincolo».

Tra l’altro, come si può desumere dall’affollamento delle strutture a disposizione degli studenti, il successo dell’iniziativa del Villaggio fa pensare che le aree saranno facilmente destinate ad altre funzioni, forse più remunerative.

Pare di capire che la trattativa è ad un punto morto sia perché mai l’Università – per evitare un coinvolgimento nelle questioni progettuali - risponderà alle richieste dell’Ute (che più utilmente forse andavano rivolte alla Villaggio Mediterraneo) sia perché, con il rettore Cuccurullo al tramonto, manca un interlocutore politico di peso che sappia sbrogliare questo contenzioso. Infatti, i contrasti interni della d’Annunzio hanno un peso maggiore della difficoltà di accordo. E di una limatura del prezzo di vendita/acquisto.

Sebastiano Calella  25/10/2010 17.26