Petruzzi al prefetto:«Regione, Comuni e Asl ostacolano Villa Pini»

Alessandro Biancardi

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NICOLA PETRUZZI

NICOLA PETRUZZI

ABRUZZO. Non c’è Petruzzi che tenga: si è messo di traverso nel progetto di radere al suolo l’impero di Angelini, quindi anche lui deve sparire?

 

Che sia questa la chiave di lettura dell’allarme lanciato dal nuovo titolare della clinica, presa in affitto per due anni dalla curatela fallimentare?

 Scrive Nicola Petruzzi al Prefetto Vincenzo Greco: «Regione, Comune di Chieti e di Ripa Teatina, Asl non mi mettono in condizione di operare nel rispetto della legge. Per la Riabilitazione psichiatrica Villa Pini assiste 137 pazienti e occupa 114 dipendenti, tra medici, infermieri, tecnici della riabilitazione ed ausiliari. Ho chiesto più volte di mettermi in grado di effettuare i lavori che servono per la messa a norma dei locali, ma tutto tace. Se non si smuove nulla, sarò costretto a dimettere i malati e a licenziare i dipendenti».

 La lettera al prefetto è accompagnata dall’illustrazione della situazione che si è venuta a creare: «sin dal primo giorno e cioè dal 29 settembre, abbiamo cercato di risolvere la complicata questione delle strutture di riabilitazione psichiatrica territoriale (le case famiglia). Purtroppo, nonostante gli sforzi compiuti, il problema risulta quanto mai complesso, ma la soluzione appare raggiungibile in tempi brevi». Insomma Petruzzi chiede agli Enti interessati di farsi carico di 73 pazienti psichiatrici che non vuole  assistere «in violazione delle norme igieniche sanitarie vigenti».

 Tanto che ha già diffidato la Asl a ricollocare entro 30 giorni in altre strutture ritenute più idonee questi pazienti ed ha chiesto anche ai sindacati di attivarsi per collaborare ad una soluzione condivisa.

La storia della Psicoriabilitazione (già molto “dimagrita” rispetto a quella di Angelini), parte dalle ordinanze del sindaco Francesco Ricci, che rilevò varie criticità nelle residenze. In particolare nelle strutture di Via Maiella, Azienda agricola (a Ripa Teatina) e all’ex Farese ci sono lavori da effettuare per mettere tutto a norma. Per consentire questi lavori, è necessario trasferire 73 pazienti. Dove? Si chiede Petruzzi. Sullo sfondo l’immobilismo dell’attuale amministrazione comunale di Chieti, di quella di Ripa e della Asl che dopo le promesse iniziali, sembrano ora meno propense a muoversi per salvare pazienti e posti di lavoro.

«Tanto con riserva delle necessarie azioni giudiziali – aggiunge Petruzzi - ove non sia prontamente raggiungibile una ragionevole soluzione della questione».

Insomma la nuova gestione di Villa Pini non ci sta a finire nel tritacarne che ha distrutto Angelini che -come ha raccontato ai giudici- ha finanziato a piene mani la politica.

Che cosa dunque oggi non va nella figura di Petruzzi e della sua idea imprenditoriale? Difficile comprenderlo così come l’ostruzionismo degli enti pubblici che denuncia.

Certo è che la vicenda della riabilitazione è «un film purtroppo  già noto e che si ripete anche per il pagamento delle fatture da parte delle Asl ai cugini dei centri SanStefar – commenta Davide Farina, Cisl Fp - Esprimiamo perciò vivo sconcerto per l’allarme sollevato dal Policlinico Abano Terme per la Riabilitazione psichiatrica di Villa Pini».

«La Cisl – continua - richiama ognuno dei tanti interlocutori istituzionali interessati alla soluzione della problematica: questa partita si gioca sulla pelle di persone malate e di lavoratori che li hanno in cura e non può assolutamente essere ridotta a beghe di cortile di basso profilo politico-amministrativo. In tale contesto compaiono nebulose  interpretazioni normative dirigenziali, che fino ad oggi, guarda caso, non sono state mai sollevate e ci chiediamo come mai hanno il sopravvento sugli interessi più alti di beni supremi come la garanzia di cura e dei posti di lavoro bloccando di fatto il rilancio delle attività sanitarie».

«Sconcerto per la disarmante passività delle Istituzioni» esprime anche Carmine Ranieri, segretario regionale Cgil: «ci troviamo di fronte ad un imprenditore che vuole mettersi in regola e lo freniamo, rischiando posti di lavoro e malati? Ma siamo fuori di testa? L’occasione è giusta per riparlare della legge 180 sulla psichiatria, dove la Regione è assente. Anche noi chiediamo un confronto con il Prefetto, con le Asl e con tutti quelli che hanno titolo sulla sanità».

Sebastiano Calella 23/10/2010 10.49