Banca Ifis, segnalazione alla Corte dei Conti. Porto inquinato a causa del fiume

Alessandro Biancardi

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PORTO DI FRANCAVILLA

PORTO DI FRANCAVILLA

FRANCAVILLA. Ormai al capolinea l’inchiesta sui prestiti della Banca Ifis al Comune di Francavilla al mare, gestione Roberto Angelucci, mentre si complica la vicenda del porto turistico.

 

 

Dopo il sequestro delle delibere e di altro materiale cartaceo da parte della Guardia di Finanza di Chieti, è emerso con chiarezza che il finanziamento erogato in forma di factoring non era possibile, che comunque la scelta della Banca con cui effettuare l’operazione doveva essere messa a gara, che il danno erariale per le casse comunali è di parecchi milioni di euro (forse 10). In questo caso, come si sa, la segnalazione alla Corte dei Conti è automatica, il che per i responsabili dell’operazione è più pericoloso di qualsiasi provvedimento penale che non si può escludere, ma che è marginale rispetto alla prospettiva di dover risarcire il Comune. Sulla possibilità o meno di effettuare un’operazione di factoring, l’inchiesta ha evidenziato che le amministrazioni pubbliche non possono accedere a questi strumenti commerciali e comunque il credito che viene ceduto deve essere certo e non aleatorio, come nel caso di Francavilla dove sarebbero stati ceduti in garanzia i tributi che dovevano esser riscossi negli anni futuri.

Insomma una pietra tombale per la finanza creativa che i Comuni spesso hanno attivato con grave danno per le loro casse.

PORTO AVVELENATO, INSABBIATO, BLOCCATO

Sul porto turistico non giungono buone notizie per l’inquinamento. A differenza di quanto è emerso finora, con i prelievi dell’Arta che hanno trovato valori nella norma, l’inquinamento ci sarebbe ed anche di preoccupante livello e riguarderebbe l’intera asta fluviale. Insomma scarichi non controllati a monte producono un inquinamento alla foce.

Ci sarebbero tracce molto preoccupanti di furani, microinquinanti organici persistenti, che derivano da scarichi industriali o da sostanze incendiate a monte e che vanno bonificati sia attraverso l’individuazione degli scarichi abusivi sia attraverso un’operazione lunga di disinquinamento. Il che dilata i tempi della definizione dell’inchiesta e mette a rischio il completamento dell’opera, di cui si parla però senza dire che i soldi non ci sono più e che i finanziamenti già ottenuti sono stati spesi.

12/10/2010 10.56