I problemi della Asl di Chieti: atto aziendale, Cardiochirurgia e noleggio Tac-Pet

Alessandro Biancardi

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CHIETI. «Il problema della bocciatura dell’atto aziendale della Asl di Chieti non si pone nemmeno».

Secondo il direttore Francesco Zavattaro  «è un polverone inutile: non è stato bocciato e non siamo stati nemmeno rimandati a settembre. Dovremo solo fornire alcuni chiarimenti non appena ne sarà fatta formale richiesta».
 Richiesta che sembra già arrivata, tanto Giovanna Baraldi ha già convocato il manager. Al di là delle polemiche sui tagli che sarebbero troppo pochi, sembra che il dato di fondo delle contestazioni del sub commissario sia uno solo: se le sue linee di indirizzo prevedono un solo primario o meglio una sola Uoc per determinati settori, indicare nell’Atto aziendale – ad esempio – due primari di Oncologia non è l’applicazione di queste linee guida. Di qui la richiesta di chiarimenti che oggi Zavattaro dovrebbe dare.
Il dissidio che è sorto indica un altro aspetto di “sofferenza” e cioè la parziale indipendenza di Zavattaro dalla Baraldi. Cosa che non piace al sub commissario e che rischia di avvelenare ulteriormente i suoi rapporti con il commissario Chiodi che non è pregiudizialmente contrario alle scelte della Asl di Chieti. Solo motivi politici e cioè le proteste del territorio, già provato dalla chiusura dei piccoli ospedali e di tanti altri servizi, oppure dietro alle scelte di Zavattaro ed al sostanziale consenso di Chiodi si muovono interessi che vanno oltre le scelte amministrative della Asl di Chieti?
Chi osserva e vive la realtà della sanità della provincia di Chieti e quella del capoluogo in particolare non riesce a capire il perché di certe scelte. Il che potrebbe dipendere dall’incapacità di “intendere e di volere” di chi osserva o dalle mancate risposte ai dubbi sollevati su alcuni argomenti. Due sono le ultime perplessità che non hanno avuto risposte. Una è quella, ormai annosa, della Cardiochirurgia di Chieti che secondo la Asl – e Chiodi - sarà potenziata e che secondo altri sarà invece affossata definitivamente. Perché il balletto sulle sale operatorie e sulle stanze per la terapia post-intensiva insegna che si potenzia un reparto chirurgico solo se è messo in condizione di operare. Se questo reparto non opera per motivi di mancanza di spazi adeguati, arriverà presto il tempo della sua chiusura o del suo ridimensionamento: ed il verdetto sarà: “operi troppo poco, devi chiudere”. Sul problema è tornato Alessandro Giardinelli, capogruppo dell’Udc in Comune con un’interrogazione al sindaco, che è pur sempre la massima autorità sanitaria locale, Giardinelli chiede di conoscere perché non si attrezza subito anche la sala operatoria per l’Emodinamica, mentre i lavori di ultimazione della nuova struttura sono ancora in corso. Sarebbe tutto più facile e più economico. Una mancata risposta esauriente sull’argomento sarebbe la prova, secondo l’Udc, che si lavora non al potenziamento, ma al declassamento della locale Cardiochirurgia.
L’altro punto più fresco temporalmente – si svolge infatti dai primi di dicembre ad oggi – è quello del noleggio della Tac-Pet mobile da utilizzare al SS. Annunziata di Chieti. A dicembre la Asl, con un lungo comunicato, annunciò la prossima entrata in funzione di questo servizio. Poi improvvisamente il bando per il noleggio del macchinario fu “congelato” per consentire alla Asl un approfondimento tecnico dell’attivazione di questo servizio e fu rinviato anche il termine della presentazione delle offerte.
Il tutto per consentire un’adeguata istruttoria.
Ora però sembra che le questioni tecniche siano state risolte e nella prossima settimana i termini saranno riaperti: serviranno 12 giorni per rispondere e a fine mese il noleggio – alla Asl preferiscono parlare di “servizio chiavi in mano” – dovrebbe essere cosa fatta. Raccontata così, la vicenda scorre liscia.
Ma ci sono difficoltà oggettive che pone la messa in funzione di un servizio così complicato e quelle relative al costo di quasi 200 mila euro, che è la soglia al di sopra della quale è fatto obbligo di effettuare procedure di appalto comunitario. Ma l’appalto deve prevedere, oltre la strumentazione principale, una serie di apparecchiature ed accessori, oltre che ambienti idonei ad ospitare il paziente durante tutto il suo percorso diagnostico per fare in modo che in nessun modo venga in contatto sia con altro personale (se non quello autorizzato) o con altri malati o cittadini.
A Pescara infatti la Tac-pet mobile è situata all’esterno del reparto di Radiologia, a pochi metri di distanza di un percorso isolato. Cosa che a Chieti sembra di difficile realizzazione. Come sembra anche che manchi un’attrezzatura da 120 mila euro, indispensabile al funzionamento della Tac-Pec. La domanda del cittadino che non capisce è questa: prima di imbarcarsi in una missione che sembra impossibile, il direttore generale si è confrontato con i suoi primari di medicina nucleare? Ha valutato altre soluzioni e localizzazioni, per esempio a Lanciano, dove le condizioni sono ottimali?  Addirittura esiste un progetto del 2002 (dieci anni fa, assessore regionale alla sanità era Rino Stuard) che è rimasto inattuato.
Sebastiano Calella  13/01/2012 12:21